Grecia, cosa sarebbero i controlli sui capitali? E cosa rischierebbero i turisti italiani?

Mancando un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici, il governo Tsipras potrebbe vedersi costretto a imporre temporanei controlli sui capitali. Ecco cosa sarebbero e quali rischi presenterebbero per i turisti italiani.

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Mancando un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici, il governo Tsipras potrebbe vedersi costretto a imporre temporanei controlli sui capitali. Ecco cosa sarebbero e quali rischi presenterebbero per i turisti italiani.

Oggi o domani, la BCE deciderà se alzare o meno il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza concessa alle 4 banche sistemiche in Grecia. Comunque vada, il programma resterebbe attivo fino alla fine di giugno, perché successivamente al termine per la proroga degli aiuti, Francoforte non potrebbe più sostenere gli istituti ellenici. Questi hanno avuto ad oggi a disposizione 83 miliardi di euro, garantiti dai titoli di stato emessi da Atene. Qualora non si arrivi a un accordo tra il governo Tsipras e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI), il governatore Mario Draghi e il board potrebbero ritenere tali bond governativi non più meritevoli della stessa fiducia e ciò li spingerebbe o a sospendere immediatamente il piano di erogazione dei finanziamenti o ad aumentare dall’attuale 25-30% a non meno del 40% lo sconto applicato su questi titoli, in cambio della liquidità. In ogni caso, la BCE si accinge a stringere i cordoni della borsa e a richiedere alla Grecia condizioni più severe per ottenere la sopravvivenza finanziaria. Una di queste sarebbe l’imposizione di controlli sui capitali, che si renderebbero necessari, in assenza di un accordo, per impedire un eccessivo deflusso finanziario, scatenato dal panico dei risparmiatori greci. Ma a questo punto, tutti ci chiediamo: cosa sono i controlli sui capitali? In teoria, non esiste una definizione formale, ma possiamo affidarci a quanto è accaduto 2 anni fa a Cipro, dove l’isola fu salvata dalla Troika, ma in cambio ha dovuto imporre restrizioni ai movimenti finanziari.   APPROFONDISCI – Moody’s: controlli sui capitali in Grecia sono molto probabili, alto rischio default a giugno  

Modello Cipro in Grecia

Se in Grecia fosse replicato esattamente il modello Cipro, per prima cosa sarebbero imposte limitazioni ai prelievi quotidiani allo sportello delle banche o tramite bancomat. Non si potrebbero, in sostanza, prelevare più di 300 euro al giorno. Al contempo, non si potrebbero trasferire all’estero più di 5.000 euro, se non dietro autorizzazione di un’apposita commissione di controllo. Le aziende vedrebbero limitati i pagamenti verso l’estero a 200.000 euro per ognuno, rendendosi anche per esse necessaria l’approvazione al di sopra di tali cifre. Inoltre, un cittadino greco che andasse all’estero non potrebbe portare con sé oltre 1.000 euro e sarebbe soggetto per i pagamenti fuori dai confini nazionali alle stesse limitazioni vigenti in patria. E ancora: i pagamenti con carta di credito o bancomat avrebbero un tetto mensile di 5.000 euro, gli assegni non potrebbero essere scambiati e i depositi a tasso fisso non potrebbero essere chiusi. E’ altresì probabile che tali controlli siano introdotti dopo un fine settimana, il tempo necessario per il governo, la BCE e le autorità finanziarie nazionali di mettere a punto il piano. Non si può nemmeno escludere, però, che per guadagnare tempo, le banche in Grecia siano chiuse per qualche giorno, come accadde a Cipro. Sempre in teoria, queste misure sarebbero temporanee, ma la storia dei controlli dei capitali, ovunque essi siano stati adottati, Cipro e Islanda inclusi, dimostra che potrebbero restare valide anche per anni ed essere ritirate gradualmente, perché una volta introdotte, sopprimerle equivarrebbe a togliere il tappo a una bottiglia di spumante precedentemente agitata.   APPROFONDISCI – La Grecia verso l’uscita dall’euro, Dijsselbloem: possibile anche il modello Cipro  

Estate calda e rischio default Grecia a luglio

A questo punto, ci chiediamo quando tali controlli potrebbero essere messi in atto  e se possano avere controindicazioni sulle vacanze dei turisti italiani, che si trovassero in Grecia nella fase di introduzione.

Poiché formalmente il termine per trovare un accordo resta quello del 30 giugno, se entro quella data l’intesa non c’è e specie se Atene non paga la maxi-rata da 1,7 miliardi all’FMI, i controlli sarebbero molto probabili nei giorni seguenti, anche solo per evitare che la BCE smetta di erogare liquidità alle banche elleniche. Contrariare Francoforte in quella fase non sarebbe saggio, dato che il 20 luglio il governo Tsipras dovrebbe pagare all’istituto 3,5 miliardi per titoli di stato in scadenza e senza aiuti europei ci sarebbe il default certo. Lo stesso scenario si ripeterà in agosto, quando la BCE vanta altri 3,2 miliardi da farsi rimborsare. Settimane calde, estive, durante le quali moltissimi italiani – possiamo scommetterci – decideranno di trascorrere qualche giorno di vacanza in una qualche isola greca, attirati non solo dalle bellezze naturalistiche, ma anche dai prezzi relativamente molto a buon mercato. Ebbene, un turista che si trovasse in Grecia nei giorni in cui venissero introdotti i controlli sui capitali potrebbe incappare in qualche limitazione spiacevole, come il tetto ai prelievi quotidiani ai bancomat o ai pagamenti con carta di credito o di debito. Per il resto, non essendo un cittadino greco, una volta tornato a casa, tutto sarebbe come prima. Ma la vacanza potrebbe subire qualche intoppo per le suddette limitazioni (si consideri che le postazioni ATM potrebbero essere bloccati anche per giorni e gli sportelli chiusi al pubblico), mentre si consiglia di tenersi alla larga dai possibili teatri di protesta, come il centro di Atene, perché c’è da giurarci che l’annuncio di eventuali controlli sui capitali non sarebbe accolto dalla popolazione locale con scene di giubilo.   APPROFONDISCI – Grecia: l’accordo non c’è, fuga dalle banche e adesso si guarda con ansia a Draghi  

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