Grecia chiede aiuto alla Banca Mondiale e sfida i creditori

La crisi della Grecia arriva alla Banca Mondiale, alla quale il governo Tsipras ha chiesto aiuto. Un passo inedito, che rischia di esacerbare il confronto con i creditori pubblici.

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La crisi della Grecia arriva alla Banca Mondiale, alla quale il governo Tsipras ha chiesto aiuto. Un passo inedito, che rischia di esacerbare il confronto con i creditori pubblici.

Il governo Tsipras ha chiesto alla Banca Mondiale lo stanziamento di aiuti e assistenza tecnica, riguardo a tre grandi sfide che ha davanti a sé la Grecia: la disoccupazione di lungo periodo, la competitività e la crescita economica, la protezione sociale. La richiesta è arrivata, mentre è in corso un confronto tra Atene e i suoi creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sull’erogazione della nuova tranche di finanziamenti, successivamente alla seconda revisione delle riforme sin qui attuate.

Il premier Alexis Tsipras ha già fatto presente che non accetterà “richieste irragionevoli”.

Una fonte di Bruxelles ha dichiarato poco fa, che i creditori non sarebbero “molto contenti” sul nuovo e singolare passo compiuto dalla Grecia, mentre dalla Banca Mondiale non è trapelato l’importo per il quale Atene ha bussato alla sua porta. (Leggi anche: Grecia fuori dall’euro per passare al dollaro)

Provocazione o disperazione?

Che si tratti di provocazione o di una richiesta frutto della disperazione, quanto sta accadendo lascia a dir poco allibiti. Sin dal 2010, Atene ha ricevuto qualcosa come 280 miliardi di euro in tutto dai suddetti creditori pubblici, attraverso tre programmi di assistenza, l’ultimo dei quali sottoscritto nell’agosto del 2015, al termine di una maratona negoziale di ben sei mesi, al quale non partecipa, però, il Fondo Monetario Internazionale, che non ha ancora sciolto la riserva e puntando semmai a fornire solamente assistenza tecnica, in qualità di consulente. L’organismo internazionale ritiene, infatti, che il debito pubblico ellenico, al 177% del pil, sarebbe insostenibile e tale da rendere obbligata una ristrutturazione, ipotesi alla quale non vogliono cedere gli altri due creditori, specie per ragioni politiche. (Leggi anche: Grecia, crisi debito come nel 2015?)

La Banca Mondiale è sempre rimasta fuori da questo dibattito, perché essa fornisce aiuti ai paesi in via di sviluppo e il suo obiettivo consiste nell’abbattere la povertà. Con questo passo, la Grecia si è di fatto auto-definita un’economia povera, nonostante non lo sia nel raffronto con le altre economie internazionali, per quanto stia subendo gli effetti nefasti di una crisi ormai quasi decennale.

Capitali in fuga da banche in Grecia

Le probabilità che la Banca Mondiale fornisca aiuto ad Atene appaiono scarse. Se lo facesse, rischierebbe di entrare in rotta di collisione con l’FMI, che come essa è un altro organismo internazionale delle Nazioni Unite. E difficilmente, il suo board e i direttori esecutivi daranno il placet. A meno di non immaginare che la Casa Bianca intervenga a sostegno di tale richiesta, visto che l’amministrazione Trump avrà potere di nomina del prossimo presidente dell’organismo, essendo la carica in scadenza a luglio, cosa che aprirebbe scenari inediti nei rapporti tra USA e UE, non solo sul caso Grecia.

E’ notizia di questi giorni, che le banche greche hanno visto scendere i depositi sotto la soglia dei 120 miliardi di euro, ai livelli più bassi dal 2001 e dimezzati rispetto al 2009, segnalando una pericolosa fuga dei capitali, che nell’estate di due anni fa rese necessaria l’imposizione di controlli sui capitali da parte del governo, al fine di evitare il collasso del sistema bancario. (Leggi anche: Banche Grecia, depositi ai minimi dal 2001)

I deflussi sono legati alla diatriba accesa da mesi con i creditori, che sembra non essere destinata a risolversi a breve, essendo l’Europa ormai in modalità elettorale, in vista dell’apertura delle urne in Olanda, Francia e Germania. Un segnale allarmante, considerato che quest’anno l’economia greca dovrebbe finalmente tornare a crescere (atteso un pil a +2,7% dalla Commissione UE), ma che rischia di restare in recessione per via delle tensioni di queste settimane.

 

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