Grecia, Bruxelles ammette le divisioni tra i creditori. Cosa significa per Tsipras?

Stasera incontro a Bruxelles tra Alexis Tsipras e Jean-Claude Juncker per discutere dell'accordo tra Grecia e creditori pubblici. Ma tra questi ultimi ci sono divisioni per ammissione della stessa Commissione europea.

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Stasera incontro a Bruxelles tra Alexis Tsipras e Jean-Claude Juncker per discutere dell'accordo tra Grecia e creditori pubblici. Ma tra questi ultimi ci sono divisioni per ammissione della stessa Commissione europea.

Stasera, il premier greco Alexis Tsipras incontrerà a Bruxelles il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, accompagnato dal vice Yanis Dragasakis, dal ministro di Stato, Nikos Pappas, e dal portavoce del governo Gabriel Sakellaridis. Si sa anche che lo stesso Juncker ha invitato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, anche se non è ancora chiaro se questi incontrerà Tsipras. Ma il portavoce della Commissione, Kristalina Georgieva, ha spiegato che il presidente Juncker sta cercando di ricomporre le divergenze tra i creditori, in merito alla Grecia. E’ la prima volta che un comunicato ufficiale di Bruxelles accenna alle divisioni tra i componenti della ex Troika (UE, BCE e FMI). In particolare, si apprende che esse sarebbero “gli stati dell’Eurozona e le tre istituzioni”. E sempre la portavoce ha chiarito che dall’incontro di stasera non scaturiranno decisioni, una precisazione, che probabilmente è dovuta a ragioni formali, dato che il negoziato non è nelle mani della Commissione, ma degli organi tecnici e politici dell’Eurogruppo, della BCE e dell’FMI. Pare che i rappresentanti di questi ultimi 2 potrebbero essere anch’essi coinvolti stasera nel faccia a faccia con Tsipras.   APPROFONDISCI – Grecia: non chiamatelo ultimatum, ma dall’Europa è prendere o lasciare a Tsipras  

Taglio debito Grecia divide FMI da Eurogruppo?

Intanto, le divisioni tra i creditori non sarebbero un buon segnale per Atene.

Esse potrebbero essere di due tipi: quelle tra l’Eurogruppo e l’FMI da una parte e quelle tra i governi dell’Eurozona dall’altra. Nel primo caso, riguarderebbero la richiesta dell’FMI di tagliare il debito pubblico nominale greco in mano ai creditori europei, in modo da renderlo maggiormente sostenibile. Senza una sua sostenibilità, infatti, l’istituto non potrebbe erogare alcun nuovo prestito ad Atene. Contrarissimi alla misura, chiamata “haircut”, sarebbero tutti i governi  europei, Germania in testa. i quali dovrebbero rinunciare al rimborso di parte dei crediti loro spettanti.   APPROFONDISCI – Grecia, in aprile altri 5,43 miliardi di depositi ritirati dalle banche. Liquidità a rischio?   Le altre divisioni sarebbero tra gli stessi governi. Possiamo ipotizzare che si abbiano, anzitutto, tra la Germania e gli altri partner dell’Eurozona. I tedeschi sono divisi tra la posizione più morbida della cancelliera Angela Merkel, che vorrebbe evitare il fallimento dell’euro con una bancarotta ellenica e magari il conseguente ritorno alla dracma dei greci, e quella capeggiata dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, scettico sulle probabilità di un’intesa complessiva con il governo Tsipras, tanto da non escludere nessuna opzione, nemmeno la Grexit.   APPROFONDISCI – La Grexit divide la Germania, ecco perché la Merkel vuole tenere la Grecia nell’euro  

Governi divisi?

Per questo, Berlino, insieme probabilmente alla Finlandia e ai paesi alleati del Centro-Nord dell’Europa, potrebbe giudicare insufficienti le misure proposte da Tsipras nel  suo “Piano realistico” di 46 pagine, che comprenderebbero anche le pensioni, a differenza di qualche altro membro dell’unione monetaria, che sarebbe disposto a concedere ancora fiducia al governo greco.

In realtà, queste divisioni tra “falchi” e “colombe” erano venute meno in Europa con la vittoria di Syriza di fine gennaio, perché tutti i governi europei hanno fatto muro contro il populismo del nuovo esecutivo ellenico. Ma a differenza di ciò che si potrebbe credere, le divisioni tra i creditori sono una brutta notizia per Tsipras, perché serve il loro assenso unanime per accettare le proposte di Atene, così come per sborsare gli aiuti. Sembra molto probabile che l’FMI non sgancerà più un solo euro, cosa che fa gravare il peso dei 7,2 miliardi stanziati a febbraio interamente sui governi dell’Eurozona, che ad oggi è previsto paghino solo 3,6 miliardi. Anche questi aspetti pesano sul negoziato. Restano 48 ore per un’intesa in extremis. Se davvero la Grecia non avesse liquidità in cassa, tra 2 giorni potremmo sentire richiedere dal governo Tsipras la riunificazione a fine mese dei pagamenti delle 4 rate di giugno verso l’FMI per complessivi 1,6 miliardi. Si eviterebbe formalmente che scatti la procedura per il default, ma agli occhi dei mercati finanziari e della politica europea ne assumerebbe lo stesso significato.   APPROFONDISCI – Grecia, Goldman Sachs: elezioni o default per sbloccare lo stallo. L’ora X è vicina

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