Grecia al test di Syriza e Bundestag. E l’FMI: troppe tasse nel piano Tsipras

L'accordo tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sembra vicino, ma restano 3 grandi scogli che il governo Tsipras dovrà sormontare per essere sicuro che riceverà gli aiuti.

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L'accordo tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sembra vicino, ma restano 3 grandi scogli che il governo Tsipras dovrà sormontare per essere sicuro che riceverà gli aiuti.

Un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sembra alla portata, ma non dire gatto, se non ce l’hai nel sacco. Anzitutto, perché non tutti i creditori appaiono convinti della bontà delle proposte presentate dal governo Tsipras, secondariamente non bisogna sottovalutare i dissensi interni allo stesso partito del premier greco, Syriza, la cui ala più estrema ha già annunciato il voto contrario. Infine, il Bundestag potrebbe riservare qualche amara sorpresa per i sostenitori dell’intesa a tutti i costi. Partiamo dal primo punto: le distanze con i creditori. Se quelle con l’Eurogruppo e la BCE si fondano su dettagli quasi irrilevanti, è il Fondo Monetario Internazionale a restare maggiormente diffidente. Il direttore generale Christine Lagarde ha commentato l’ultimo piano Tsipras con queste parole “il tempo è scarso, mentre il lavoro da fare è ancora molto”. E dall’istituto trapela l’insoddisfazione dei funzionari per l’insieme delle proposte di Atene, basate su aumenti delle tasse, anziché sui tagli alla spesa pubblica. L’FMI non sarebbe affatto contento dell’aumento dell’imposta sulle società, dell’IVA e dei contributi previdenziali. Se l’obiettivo resta quello di rendere il debito pubblico ellenico sostenibile, quindi, rimborsabile, rilanciando la crescita economica nel medio-lungo termine – si ragione dentro all’istituto – non si vede come questa possa esserci con una raffica di nuove tasse.   APPROFONDISCI – Grecia, è allarme sull’accordo e il piano Tsipras potrebbe peggiorare l’economia  

Syriza divisa sull’accordo

La stangata fiscale non piace nemmeno a grossa parte di Syriza, che a differenza di quanto molti credono non è un partito, ma una coalizione di ben 17 sigle, che raggruppa dai maoisti ai socialdemocratici.

Diversi esponenti dell’ala più radicale di Syriza, tra cui il vice-presidente del Parlamento, Alexis Mitropoulos, hanno annunciato il loro voto contrario all’accordo “quali che siano le conseguenze sul governo”. Si calcola che quest’area potrebbe contare tra i 30 e i 40 deputati, quando il governo si regge su una maggioranza assoluta di appena 12 seggi, grazie ai 13 apportati in dote dagli alleati della destra nazionalista di Greci Indipendenti.
Vero è che parte delle opposizioni, come il Pasok,  To Potami e Nuova Democrazia potrebbe o astenersi o lasciare l’aula o finanche votare a favore del piano del premier, se intravedesse il rischio reale  di una sua bocciatura, cosa che condurrebbe la Grecia al default e all’uscita dall’euro, ma il costo politico di questo sostegno sarebbe la fine del governo Tsipras, mentre è difficile ipotizzare che il centro-destra o la sinistra più moderata possano sostenere una sfilza di nuove tasse, rendendosi ancora più impopolari, nonostante siano all’opposizione.   APPROFONDISCI – Grecia, Syriza non voterà per l’aumento delle tasse  

Voto Bundestag non scontato

E se Alexis Tsipras avrà il suo bel da fare per convincere i suoi deputati che alternative non ce ne sono (lo sta già facendo il ministro dell’Economia, George Stathakis,  secondo cui “date le condizioni” si tratta del migliore accordo possibile), non sarà meno arduo il compito della cancelliera Angela Merkel. Anche il Bundestag dovrà dare il suo via libera agli aiuti, se essi saranno sbloccati dall’Eurogruppo, ma si pongono due sfide. La prima riguarda la data: i deputati tedeschi si riunirebbero non prima del lunedì 29 giugno o anche il 30 giugno stesso, non in tempo per consentire ad Atene di ottenere almeno parte dei 7,2 miliardi di euro stanziati e utili per rimborsare all’FMI 1,55 miliardi. Ma andando alla sostanza, almeno una settantina di parlamentari del partito della Merkel, la CDU-CSU, potrebbe votare contro, in linea con le posizioni del ministro delle Finanze,  Wolfgang Schaeuble, e dell’opinione pubblica tedesca, dando un brutto colpo al governo. Inoltre, Antje Tillmann, membro della Commissione Finanze al Bundestag per i conservatori e Joachim Poss, deputato socialdemocratico, hanno fatto presente che il presupposto affinché i rispettivi gruppi votino “sì” agli aiuti è il via libera dell’FMI.   APPROFONDISCI – Grecia, la Germania è sempre più divisa sugli aiuti. Monta la protesta contro la Merkel  

Referendum Grecia torna in auge

Dunque, se l’FMI non da il suo benestare al piano Tsipras (ipotesi non improbabile), nemmeno il Parlamento di Berlino darà il suo assenso.

Tanto rumore per nulla, si direbbe. Gli aiuti andrebbero a farsi benedire e con loro la Grecia. Alla fine, pur con forti distinguo e con tanti mal di pancia, sbandierati qua e là, l’FMI è probabile che accetterà il piano e il Bundestag lo voterà. Meno scontato è quanto accadrà ad Atene, dove il governo Tsipras potrebbe avere le ore contate. Le elezioni anticipate o lo spettro di un referendum sull’accordo sono dietro l’angolo.   APPROFONDISCI – La Grecia verso un referendum sull’accordo con l’ok dell’Eurogruppo. Che farà la BCE?  

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