Grecia al test delle banche, dopo il referendum sarà difficile restare nell’euro

Le banche in Grecia potrebbero restare entro stasera a corto di liquidità. Se la BCE non erogherà loro nuovi prestiti, entro pochi giorni potrebbe rendersi obbligatoria l'uscita dall'euro. Il negoziato con i creditori potrà ripartire?

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Le banche in Grecia potrebbero restare entro stasera a corto di liquidità. Se la BCE non erogherà loro nuovi prestiti, entro  pochi giorni potrebbe rendersi obbligatoria l'uscita dall'euro. Il negoziato con i creditori potrà ripartire?

La cancelliera Angela Merkel e il premier Matteo Renzi erano stati tra i più espliciti, la settimana scorsa, quando avevano dichiarato pubblicamente che la scelta al referendum in Grecia di ieri sarebbe stata tra euro e dracma, nonostante il quesito fosse posto sull’accordo. Difficile che oggi si possa minimizzare la portata di quanto è accaduto. Nessuno, tra le cancellerie europee, si aspettava una vittoria del “no” e, in particolare, di queste dimensioni. I sondaggi avevano fatto intravedere un testa a testa e una virata dei consensi verso il “sì”, man mano che ci si avvicinava alla data del voto. Le urne hanno proclamato la vittoria dei contrari all’accordo con i creditori al 61% contro l’appena 39% raccolto dai favorevoli. E dire che lo stesso presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si era appellato direttamente ai greci, all’inizio della settimana scorsa, per invitarli a votare “sì”, un’ingerenza mai verificatasi prima in maniera così esplicita nella breve storia dell’Eurozona; sintomo, che a Bruxelles avevano tutti compreso che in gioco c’era il futuro dell’intera architettura su cui era stata costruita la moneta unica.   APPROFONDISCI – Grexit più vicina che mai dopo il referendum, Varoufakis si dimette lo stesso  

Liquidità banche Grecia quasi esaurita

Adesso, dopo lo choc, è arrivata la realtà. I greci continuano a ritirare i contanti con prelievi agli ATM e i pensionati a ricevere appena 120 euro alla settimana dalle banche, che restano chiuse per il resto della clientela. Le importazioni di beni e servizi sono paralizzate, così come gli scambi interni, perché manca la liquidità. Scarseggia il carburante, specie per le imprese, danneggiando il turismo, visto che le navi e i battelli per spostarsi necessitano di benzina. Le farmacie hanno i magazzini sempre più vuoti, dopo l’assalto dei greci subito dopo l’annuncio del premier Alexis Tsipras che avrebbe convocato un referendum per 8 giorni dopo. Le banche elleniche avrebbero liquidità sufficiente da erogare con le carte bancomat fino a stasera. In teoria, dovrebbero riaprire domani, ma alzi la mano chi pensa che accadrà? S’ipotizzava che sarebbe stato difficile anche con la vittoria del “sì”. La BCE dovrà decidere oggi se innalzare i fondi ELA, i prestiti di emergenza erogati agli istituti ellenici, oppure se mantenere il tetto invariato o ancora se tagliare i finanziamenti, aumentando lo sconto applicato ai titoli di stato ellenici, che le banche presentano come collaterale di garanzia.   APPROFONDISCI – La Grecia nel dramma: le banche stanno finendo la liquidità, commerci paralizzati  

Prestiti BCE a rischio

Tecnicamente, la scelta del board guidato dal governatore Mario Draghi di tagliare i prestiti o finanche di porre fine al programma, sarebbe ineccepibile. Due le condizioni su cui poggia l’ELA: che le banche siano solvibili e che l’accordo tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sia alla portata. Adesso, invece, siamo di fronte a istituti, che restano solvibili solo in presenza degli aiuti di Francoforte, che come garanzia portano i bond governativi di un paese, che il 30 giugno scorso non ha onorato una scadenza verso l’FMI e che ieri ha bocciato con il voto popolare l’accordo con i creditori. Tuttavia, se Draghi ritirasse l’ELA, le banche elleniche resterebbero senza liquidità e non potrebbero né riaprire, né erogare contante agli ATM. Tra pochi giorni al massimo, la Banca di Grecia dovrebbe intervenire, fornendo loro nuova liquidità, ma in dracme, non potendo stampare euro senza autorizzazione della BCE. Sarebbe l’atto formale dell’uscita della Grecia dall’euro, non per volontà, bensì per necessità.   APPROFONDISCI – Grecia, il futuro appeso al referendum e la BCE non stacca (ancora) la spina  

Negoziato con i creditori è difficile che riparta

L’alternativa sarebbe che oggi la BCE mantenga invariato il tetto dell’ELA, rinviando una decisione definitiva a domani o entro le prossime 48 ore, quando si verificherà se il negoziato sarà destinato a riavviarsi. La domanda delle domande è proprio questa: Germania, Francia e gli  altri governi dell’Eurozona vogliono trattare ancora con Alexis Tsipras e il neo-ministro delle Finanze ad interim, Efklidis Tsakalotos? Stando alle prime reazioni, la porta al dialogo sarebbe tenuta aperta solo dalla Francia, mentre dalla Germania prevale lo scetticismo. L’esito del voto ha dato manforte alle posizioni più dure, rappresentate dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ma in una nota anche il suo partito, la CDU, manifesta scarso interesse alle trattative, anche dopo le dimissioni di Yanis Varoufakis. E il vice-cancelliere, il segretario socialdemocratico Sigmar Gabriel ieri sembrava chiudere anch’egli alla riapertura del dialogo, richiesta da alcuni esponenti socialisti dell’Europarlamento.   APPROFONDISCI – Grecia, perché dopo il referendum il negoziato sarà comunque difficile  

Mercati in calo, ma non c’è panico

C’è tempo fino a domani alle 13 per capire cosa succederà a livello politico. Per quell’ora è stato annunciato un vertice dell’Eurogruppo, seguito alle 18 da una riunione dei capi di stato e di governo dell’Eurozona. Difficile immaginare che i creditori cederanno alle maggiori richieste di Tsipras, che forte del consenso di ieri, chiederà una ristrutturazione del debito. E’ probabile che si sentirà rispondere che anche gli altri governi devono rispondere ai loro elettori e alle loro tasche. Infine, chi vorrà realmente aprire a Tsipras dopo il referendum, spalancando così le porte per presumibili richieste di referendum anche negli altri paesi e a 4 mesi dalle elezioni politiche in Spagna, dove i populisti anti-austerity di Podemos potrebbero creare un secondo fronte di “guerra” a Bruxelles? Per questo, l’ELA dovrebbe essere mantenuto inalterato nel tetto oggi, in attesa degli sviluppi politici di domani. Ma il sentimento prevalente appare quello della presa d’atto. L’Europa lo aveva avvertito: la scelta è tra euro e dracma. I greci hanno risposto. E se le borse dell’Eurozona sono tutte in calo e gli spread in crescita, non si è materializzato il panico temuto. Anche questo un elemento che spingerà i governi ad assumere un atteggiamento più risolutivo con Atene.   APPROFONDISCI – Contagio per ora limitato sui mercati dell’Eurozona, ovvero la Grexit è più probabile      

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