Grecia al collasso, ecco perché nemmeno un accordo salverebbe le banche

Le banche in Grecia necessitano di nuovi aiuti europei per ricapitalizzarsi e nemmeno un accordo dovrebbe evitare ai governi dell'Eurozona di dover prestare loro nuovo denaro.

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Le banche in Grecia necessitano di nuovi aiuti europei per ricapitalizzarsi e nemmeno un accordo dovrebbe evitare ai governi dell'Eurozona di dover prestare loro nuovo denaro.

Ieri, la BCE ha alzato di 1,1 miliardi di euro il tetto dei fondi ELA a 84,1 miliardi. Si tratta della liquidità di emergenza erogata alle 4 banche sistemiche in Grecia (Alpha, Piraeus, Eurobank e National Bank of Greece), che insieme rappresentano il 91% degli asset bancari del paese. Tali finanziamenti portano a 120 miliardi quelli complessivamente ricevuti dagli istituti ellenici da parte della BCE e della Banca di Grecia. Il problema è che allo stato attuale non sembra affatto certo che potranno essere rimborsati, nonostante il governatore Mario Draghi continui a considerare tali banche solventi e, quindi, meritevoli di accesso al credito, essendo ancora in possesso di adeguato collaterale di garanzia.   APPROFONDISCI – Grecia, oggi la BCE decide sui fondi ELA. L’ultimatum della Merkel: accordo entro maggio  

Crisi banche Grecia gravissima

Tuttavia, alla fine del 2014, i 4 suddetti istituti mostravano crediti dubbi per 59 miliardi di euro, pari al 32,8% del pil (nemmeno il 12% in Italia). Si tratta di prestiti scaduti da meno di 90 giorni o ristrutturati, a fronte di appena 12 miliardi di capitale tangibile complessivamente detenuto. Gli istituti hanno calcolato che dovrebbe essere recuperato senza problema il 45% di questi crediti, mentre sul restante 55% ci sarebbero dubbi. Se solo la metà di essi dovessero deteriorarsi ulteriormente, si tratterebbe per loro di coprire un ammanco di ben 16 miliardi di euro, una stima, peraltro, prudenziale, se si considera che dal 2008 ad oggi, l’economia ellenica è arretrata del 25%. Ieri, la Banca di Grecia ha reso noto che nei primi 5 mesi dell’anno sono stati ritirati dalle banche elleniche 29,4 miliardi di euro, facendo così scendere i depositi a 128 miliardi. Ma questa è preistoria, in termini di dati utili, perché solo negli ultimi 3 giorni sarebbero stati ritirati 1,8 miliardi, con accelerazione impressionante ieri a 950 milioni, in seguito al nervosismo tra i risparmiatori, che temono il default e anche l’uscita della Grecia dall’euro.   APPROFONDISCI – Grecia: l’accordo non c’è, fuga dalle banche e adesso si guarda con ansia a Draghi  

Nemmeno un accordo salverebbe le banche greche

Se stasera si raggiungesse un accordo tra il governo Tsipras e il resto dell’Eurogruppo, convocato nel Lussemburgo, è evidente che la pressione sugli istituti ellenici si allenterebbe di colpo, ma non per questo scamperebbero alla necessità di una nuova ricapitalizzazione. L’Efsf detiene 10,9 miliardi già stanziati, ma che non furono utilizzati dalle banche in Grecia. Si tratta di una cifra inferiore ai 16 miliardi o più necessari per coprire le perdite. La differenza non è detto che possa essere coperta ricorrendo al mercato dei capitali, perché la situazione finanziaria nel paese è al limite del crac e verosimilmente non esisterebbero investitori nazionali o stranieri volenterosi di rischiare il loro denaro, puntando su Atene. Dunque, la sopravvivenza bancaria della Grecia dipenderà ancora una volta dagli aiuti europei. Se stasera o nei prossimi giorni sarà raggiunto un accordo per evitare che Atene sia costretta a dichiarare default e magari anche ad uscire dall’euro, i governi europei non potranno fingere che non si proponga loro anche la questione del salvataggio delle banche greche, dovendo mettere mano al portafoglio per almeno 5-6 miliardi, oltre ai prestiti necessari per sostentare le finanze pubbliche elleniche. Un pozzo senza fondo, se si considera che ad oggi la  Grecia ha già ottenuto finanziamenti complessivi per oltre 4 volte in più rispetto a paesi come Irlanda e Portogallo, i quali sono già usciti dalla crisi e hanno grosso modo completato il programma delle riforme, tornando la prima del tutto sui mercati, essendo il secondo in procinto di farlo.   APPROFONDISCI – La Grecia teme il fallimento delle banche, esplodono i contanti e i ritiri dei depositi  

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