Grecia, al Bundestag crescono i contrari agli aiuti. Merkel sotto accusa sull’FMI

La Germania vota domani il salvataggio della Grecia, ma nel partito della cancelliera Angela Merkel crescono i contrari. E ad Atene si allentano i controlli sui capitali.

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La Germania vota domani il salvataggio della Grecia, ma nel partito della cancelliera Angela Merkel crescono i contrari. E ad Atene si allentano i controlli sui capitali.

Domani, il Bundestag vota l’erogazione degli aiuti della Germania alla Grecia per la partecipazione al salvataggio da 86 miliardi, approvato venerdì scorso dall’Eurogruppo. Il sì sembra scontato, visto che il bailout è sostenuto sostanzialmente da tutti i partiti, seppure con accenti diversi. Tuttavia, all’interno della CDU-CSU, il partito conservatore della cancelliera Angela Merkel e del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, cresce il fronte dei contrari, dopo che già il mese scorso ben 60 su 311 deputati hanno votato contro il terzo salvataggio in 5 anni. Adesso, il popolare quotidiano tedesco Bild, vicino al governo, intitola “Promessa mancata”, in riferimento alla parola che la cancelliera aveva dato ai suoi stessi uomini che la Germania non avrebbe mai partecipato a un terzo pacchetto di aiuti senza il coinvolgimento dell’FMI. Però, si sa che l’istituto di Washington non scioglierà la riserva almeno fino a ottobre, volendo prima verificare che il debito pubblico ellenico sia sostenibile e chiede che i governi dell’Eurozona condonino parte dei crediti vantati, un’opzione che Berlino esclude anche solo di prendere in considerazione.   APPROFONDISCI – Grecia, la Germania ribadisce: aiuti solo con la partecipazione dell’FMI  

Debito Grecia non sostenibile anche per il partito della Merkel

La posizione attendista dell’FMI crea problemi a Frau Merkel, dato che grossa parte del suo partito considera imprescindibile il coinvolgimento dell’istituto per dare l’assenso ai nuovi aiuti. Le critiche in Germania diventano ancora più aspre, ora che Schaeuble ha inviato ai deputati una nota, nella quale li informa che il fabbisogno finanziario della Grecia entro i prossimi 36 mesi sale a 92 miliardi dagli 86 attesi e stanziati dall’Eurogruppo, anche se la differenza dovrebbe essere coperta dai 6,2 miliardi di maggiori introiti derivanti dalle privatizzazioni. E così, il deputato della CSU, il bavarese Hans Michelbach, ammette: “Bisogna essere onesti. So leggere i bilanci, il debito della Grecia è insostenibile e si tratta dell’inizio della politica dei trasferimenti”.   APPROFONDISCI – Grecia: sale il costo del salvataggio, ma dubbi su un accordo all’Eurogruppo di oggi  

Elezioni Grecia dopo settembre?

Nel frattempo, il premier greco Alexis Tsipras ha riunito lo staff di esperti economici per valutare quali siano le misure urgenti da attuare per adempiere alle richieste dei creditori pubblici (UE, BCE e FMI), sulla base del piano approvato dal Parlamento una settimana fa, in modo da non avere brutte sorprese ad ottobre, quando la Troika tornerà ad Atene per una prima valutazione dei primi provvedimenti varati.

A questo punto appare meno probabile che si vada ad elezioni anticipate già a settembre, anche se il ritorno alle urne sembra quasi certo entro la fine dell’anno, trovandosi ormai Tsipras senza una maggioranza autonoma sulle riforme e avendo espresso l’intenzione di non dare vita ad alcun esecutivo di unità nazionale. Una buona notizia, una volta tanto, arriva per i greci proprio in questi istanti: il Ministero delle Finanze ha allentato i controlli sui capitali, consentendo l’invio all’estero di 500 euro al mese e di una somma una tantum di 8.000 euro (5.000 euro fino ad oggi) per coprire le spese dei figli che studiano al di fuori della Grecia. I risparmiatori potranno anche aprire nuovi conti correnti, ma limitatamente al pagamento delle bollette e per il rimborso dei prestiti, senza potere ritirare denaro.   APPROFONDISCI – La Grecia è salva per ora, ma ad Atene ci sarà poco da festeggiare        

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