Grecia al bivio tra taglio del debito, condono e nuovi aiuti della Troika

I titoli di stato in Grecia rendono intorno al 5,5% per la scadenza a 10 anni, eppure il paese potrebbe affrontare una seconda ristrutturazione del debito.

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La Grecia ha da 24 ore un nuovo ministro delle Finanze, l’economista Gikas Hardouvelis, che sostituisce Yannis Stournaras, che quasi certamente diventerà il prossimo governatore della Banca di Grecia. I problemi, però, restano gli stessi e nessuno si illude che il rimpasto del governo, voluto dal premier Antonis Samaras, a due settimane dalla sconfitta alle elezioni europee, vada oltre un semplice remake di volti. Mentre Hardouvelis giurava, il Fondo Monetario Internazionale avvertiva Atene sull’alto livello di debito pubblico, oltre i target, invitando i governi europei a confermare la strategia di sostegno al paese, tenendosi pronti a garantire nuovi aiuti, nel caso ce ne fosse bisogno. E con un debito al 175%, che punta dritto quest’anno al 180% del pil, difficilmente la Grecia non avrà bisogno di nuovi aiuti, dopo i due pacchetti da 240 miliardi di euro già stanziati in 4 anni e prossimi alla fine.   APPROFONDISCI – Grecia, via il ministro delle Finanze. E Tsipras incontra Draghi  

Le proposte di Tsipras

Ieri, il principale leader dell’opposizione, Alexis Tsipras, a capo del partito di estrema sinistra Syriza, ha incontrato il governatore della BCE, Mario Draghi, a Francoforte, al quale ha espresso la convinzione che larghi strati della popolazione greca non sarebbero più in grado di sostenere la crisi. Tsipras ha chiesto che sia varato un New Deal per Atene e che si proceda sia a un taglio del debito, sia a un condono vero e proprio, sul modello di quello di Londra del 1953, quando anche la Grecia annullò i suoi crediti alla Repubblica Federale di Germania, riguardanti prestiti accesi prima e dopo la guerra. Agli occhi dei tedeschi, la proposta del leader greco è alla stregua di una provocazione bella e buona. La Grecia ha già ristrutturato il suo debito pubblico nel 2012, attraverso un taglio (“haircut”) del 53,5% del valore nominale dei titoli, oltre a un allungamento delle scadenze dagli 11 ai 30 anni. Tuttavia, in quel caso il taglio riguardò solo i titoli in mano agli investitori privati, mentre furono esclusi i bond in possesso della Troika (UE, BCE e FMI), compresi quelli acquistati dalla BCE con il piano SMP.

Se si desse vita a una seconda ristrutturazione, invece, sarebbe quasi impossibile, oltre che inutile, escludere i bond in mano ai creditori pubblici, visto che questi fanno oltre il 70% dell’intero debito pubblico ellenico.

L’opposizione tedesca

Ma la Germania è fortissimamente contraria a tagliare parte del debito o a condonarlo del tutto, perché difficilmente potrebbe spiegare agli elettori tedeschi la bontà della misura e teme che ciò porterebbe a un “azzardo morale” in tutta l’Eurozona, spingendo i governi nazionali a non riformare e a non risanare i conti pubblici. Eppure, la prospettiva non sembra remota. Le elezioni politiche anticipate in Grecia sono dietro l’angolo e se l’attuale coalizione di governo tra conservatori e socialisti perdesse la maggioranza, si spianerebbe la strada per un esecutivo a guida Tsipras, che un secondo dopo chiederebbe la fine dell’austerità fiscale e la ristrutturazione del debito. Eppure, i mercati sembrano ignorare questo spettro. I rendimenti decennali sono crollati ormai al 5,5%, quasi come non fosse successo niente.   APPROFONDISCI – UE disperata? Domenica si vota e Fitch migliora il rating della Grecia La Grecia ora può fallire. E l’Ifo attacca: truccati i conti su avanzo primario    

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