Grecia, accordo rinviato a maggio-giugno. S’ipotizza il default senza Grexit, possibile?

La Grecia potrebbe avere tempo fino a giugno per raggiungere un accordo con i creditori pubblici. Nel frattempo, potrebbe anche essere costretta al default, ma restando nell'euro, almeno nelle intenzioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia potrebbe avere tempo fino a giugno per raggiungere un accordo con i creditori pubblici. Nel frattempo, potrebbe anche essere costretta al default, ma restando nell'euro, almeno nelle intenzioni.

Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ieri ha dichiarato che per il raggiungimento di un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici c’è tempo fino a giugno, termine entro cui scade la proroga degli aiuti decisa a febbraio. E anche Goldman Sachs ritiene che la nuova “deadline” possa essere quella di giugno, probabilmente in coincidenza con il Consiglio europeo del 25-26 di quel mese. Dunque, nessuna soluzione sarebbe in vista all’Eurogruppo di dopodomani, ma nemmeno entro la fine di questo mese. Se si era parlato ufficiosamente di un’intesa da trovarsi entro l’11 maggio, adesso è probabile che l’infinita saga in salsa greca durerà almeno altri 2 mesi. La domanda che ci si pone è se nel frattempo Atene sarà in grado di onorare i pagamenti. Nonostante i 2 miliardi racimolati con la requisizione della liquidità degli enti locali, dal governo Tsipras arriva un nuovo allarme. Il vice-ministro delle Finanze, Mardas, ha dichiarato che mancherebbero ancora 400 milioni per pagare gli stipendi pubblici (24 aprile) e le pensioni (27 aprile). E tra il 2 e il 12 di maggio, il Tesoro dovrà sborsare altri 974 milioni di euro in favore dell’FMI, avendo già raschiato il fondo del barile e potendosi limitare a rinnovare i titoli in scadenza.   APPROFONDISCI – Grecia, nuovo incontro Merkel-Tsipras giovedì per evitare la bancarotta  

Default Grecia senza Grexit?

Il quotidiano tedesco Die Welt rilancia anche in queste ore l’ipotesi che la Grecia possa scivolare verso il default, senza che ciò pregiudichi la sua permanenza nell’euro. La pensano così anche Goldman Sachs e Citigroup, che non escludono uno scenario simile, anche se ammettono che non sarà facile restare nell’Eurozona in bancarotta. In effetti, l’uscita dall’euro potrebbe arrivare con il famoso “incidente” di cui tanto si dibatte da settimane e che potrebbe assumere il volto dei fallimenti bancari a catena. Se i depositi degli istituti continueranno ad assottigliarsi, il governo di Atene potrebbe trovarsi costretto a introdurre controlli sui capitali per attenuare i deflussi verso l’estero. E se il rischio credito salisse ancora, la BCE si vedrebbe obbligata a limitare o finanche a sospendere l’erogazione dei fondi ELA, che ad oggi consentono di  far fluire alle banche greche la liquidità occorrente in fase di emergenza.   APPROFONDISCI – Grecia, ecco i segnali delle paure del mercato di un’uscita dall’euro   Il ruolo della BCE Francoforte potrebbe inviare un messaggio chiaro al governo Tsipras già nelle prossime ore, non alzando il tetto dei fondi ELA o facendolo in modo irrisorio per questa settimana, anche se appare improbabile che decida azioni più restrittive, che avrebbero come effetto immediato il crac delle banche in Grecia. Dentro al board, però, cresce la voce dei contrari al sostegno costante agli istituti ellenici, pari già a 74 miliardi. Si vocifera che Mario Draghi possa dimezzare la liquidità massima erogabile dietro la presentazione del collaterale di garanzia o di abbatterla del 90% nel caso di un mancato accordo tra la Grecia e l’Eurogruppo. Sarebbe lo scenario più terribile per i greci, perché davvero ciò condurrebbe alla Grexit anche senza volerlo. Le banche collasserebbero, sarebbero quasi certamente nazionalizzate, mentre il governo dovrebbe stampare moneta o indebitarsi per ottenere nuova liquidità, ma restando nell’euro non sarebbe possibile.   APPROFONDISCI – La Grecia è vicinissima al default, la BCE si accinge a bloccare la liquidità alle banche    

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Argomenti: Default Grecia, Economie Europa, Grexit