Grantham attacca la Fed: farà scoppiare nuova bolla

Il finanziere a testa bassa contro Greenspan, Bernanke e la Yellen, rei di avere innescato un aumento eccessivo dei titoli azionari, destinati a implodere tra un paio di anni, dopo avere guadagnato ulteriormente tra il 20% e il 30%

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Il finanziere a testa bassa contro Greenspan, Bernanke e la Yellen, rei di avere innescato un aumento eccessivo dei titoli azionari, destinati a implodere tra un paio di anni, dopo avere guadagnato ulteriormente tra il 20% e il 30%

Potremmo definirle due “bubble warning” in due giorni. In poco più di 24 ore,  due illustri finanzieri di Wall Street hanno lanciato l’allarme bolla, che tutti sanno esistere, ma che in troppi fingono di non vedere. E se l’altro ieri era stato Carl Icahn a definire sopravvalutato il mercato azionario e obbligazionario, ieri è stato Jeremy Grantham a invitare alla prudenza. Fondatore della banca d’affari GMO, l’uomo è già noto per il suo atteggiamento poco propenso all’azzardo in borsa.

 

Bolla finanziaria inevitabile a causa della politica monetaria Usa

Grantham spiega che molto probabilmente, i titoli diversi dalle blue chips saranno destinati a crescere ancora di un 20-30% nel prossimo biennio, prima di giungere all’inevitabile scoppio della bolla alimentata dalla Federal Reserve e dalle sue politiche monetarie ultra-espansive, che hanno inondato Wall Street di liquidità.

Il finanziere nota un rialzo complessivo delle borse a partire dall’estate scorsa, ma rileva che altrove le piazze sarebbero ancora più a buon mercato di New York. Quando scoppierà la bolla, aggiunge, essa sarà la terza dal 1999 e di questo dovremmo ringraziare Alan Greenspan, Ben Bernanke e Janet Yellen, ossia gli ultimi tre governatori (l’ultima “in pectore”), che a quanto pare avrebbero messo in conto tale possibilità. E gli investitori, sostiene, avranno ottenuto quanto meritano.

I corsi sarebbero così alti oggi, che c’è il rischio che si vada incontro a un periodo di almeno sette anni di rendimenti reali negativi. Per questo, Grantham invita gli investitori ad essere prudenti e ad iniziare a ridurre la propria esposizione, anche rinunciando ad ulteriori guadagni. L’alternativa sarebbe più dolorosa, conclude.

Le dichiarazioni di Grantham avvengono nelle stesse ore in cui il governatore uscente della Fed, Ben Bernanke, ha difeso la linea del successore Janet Yellen di prosecuzione degli stimoli monetari, ritenendo che lo stato dell’economia USA non sarebbe soddisfacente e, in particolare, che i tassi Fed non saranno aumentati sin quando la disoccupazione non sarà scesa sotto il 6,5%.

In sostanza, l’audizione della Yellen davanti alla commissione bancaria del Senato e le ultime affermazioni di Bernanke lasciano prefigurare un avvio ancora più ritardato del “tapering” del QE3, ma con ciò potenzialmente rendendo ancora più negativo l’impatto futuro della riduzione degli stimoli monetari.

Due giorni fa, anche il presidente della Fed di Philadelphia, il “falco” Charles Plosser, ha invitato la banca centrale americana ad avviare immediatamente il “tapering”, perché i mercati sarebbero “drogati” di liquidità e i dati macroeconomici non giustificherebbero più il mantenimento di stimoli per 85 miliardi di dollari al mese tra acquisti di Treasuries e di bond “mortage-backed securities”.

 

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