Grandi multinazionali dichiarano guerra ai rifiuti in plastica: investimenti per 1,5 miliardi di dollari

Le aziende coinvolte hanno deciso di investire 1,5 miliardi di dollari alla lotta contro i rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente.

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Le aziende coinvolte hanno deciso di investire 1,5 miliardi di dollari alla lotta contro i rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente.

Grandi colossi si sono alleati contro l’abuso della plastica. Si tratta di circa 30 multinazionali della petrolchimica che hanno deciso di lottare contro l’inquinamento prodotto dai rifiuti di plastica in arrivo dai mari. Le multinazionali hanno aderito al progetto Alliance to end plastic waste come riporta in un recente approfondimento Il Sole 24 Ore.

Quali sono le aziende coinvolte

Il progetto, a cui hanno aderito molte aziende importanti, ha come scopo la riduzione dei rifiuti di plastica, un problema che già la Ue ha voluto affrontare mettendo al bando cotton fioc e altri prodotti come potete leggere nel sito Addio alla plastica monouso: cosa cambia dal 2021 con la direttiva Ue e i prodotti messi al bando

Tra le aziende aderenti troviamo Eni, Formosa Plastics, Mitsubishi Chemical, Suez, Shell, Scg Chemicals, Clariant, Covestro, Berry Global, Braskem, Basf, Chevron Phillips Chemical, Dow, OxyChem, Procter & Gamble, Reliance, Sabic, Sasol, Dsm, ExxonMobil, Henkel, LyondellBasell, Mitsui, Nova Chemicals, Sumitomo, Total, Veolia, Versalis (Eni) e PolyOne.

Di questa lista non fa parte Nestlè che però ha deciso, entro il 2025, di  rendere la totalità dei suoi imballaggi riciclabili o riutilizzabili. Già da febbraio saranno bandite le cannucce di plastica dagli imballaggi, saranno prodotti  imballaggi di carta per Nesquik dal primo trimestre di quest’anno e aumenteranno le bottiglie di plastica riciclata.

Investimenti per 1,5 miliardi di dollari

Le aziende coinvolte hanno deciso di investire 1,5 miliardi di dollari alla lotta contro i rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente. Lo scopo sarà il riutilizzo, il recupero e il riciclo della plastica per evitare che questa danneggi l’ambiente. Il tema è particolarmente caldo considerando che, come fa notare Il Sole 24 ore, il problema della plastica arriva dall’Asia quando gli abitanti, si parla di miliardi di persone, hanno potuto iniziare ad usare beni che prima non erano fruibili e fatti per lo più di plastica.

Tutto ciò ha causato una marea di rifiuti e ancora oggi, a differenza dell’Europa, mancano servizi per la raccolta dei rifiuti.

Secondo David Taylor, presidente dell’Aepw: «Come è risaputo, i rifiuti di plastica sono un elemento estraneo agli oceani e a qualsiasi altro ambiente naturale. Siamo di fronte a una sfida globale seria e complessa, da affrontare con la massima rapidità e con una leadership forte. La nuova Alleanza rappresenta il massimo sforzo realizzato sino a oggi per dire basta ai rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente».

I rifiuti dispersi in mare rappresentano una sfida importante da affrontare, in primis dai grandi colossi. Secondo una ricerca di Ocean Conservancy, l’80% dei rifiuti di plastica arriva dall’immondizia prodotta dalla terraferma e in arrivo dal mare o dai fiumi.

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