Gran Bretagna taglia tasse a imprese e lavoro. A Londra non solo austerità

Presentato il budget 2013 della Gran Bretagna: previsti tagli alle spese, ma anche alle tasse. Molto significativi gli incentivi al mattone e allo shale gas

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Presentato il budget 2013 della Gran Bretagna: previsti tagli alle spese, ma anche alle tasse. Molto significativi gli incentivi al mattone e allo shale gas

George Osborne presenta il budget 2013 della Gran Bretagna Il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha presentato il budget 2013, la legge finanziaria della Gran Bretagna, che andrà ad impattare sull’economia dell’isola.  Diverse le novità, mentre rimane l’impostazione di un piano di austerità, nonostante qualche timido accenno a un allentamento da parte del governo. I numeri su cui si fonda il budget non sono esaltanti (Martin Wolf: L’austerità della Gran Bretagna è indifendibile).  

Pil Gran Bretagna: le stime del governo

Il pil crescerà solo dello 0,6% quest’anno, la metà esatta di quanto precedentemente stimato, per arrivare al +1,8% nel 2014, +2,3% nel 2015 e al 2,7% nel 2016. Il deficit scenderà al 7,4% del pil dall’11,4%, per arrivare al 2,2% entro il 2017. Crescerà, invece, il debito pubblico inglese, che al 2016 raggiungerà il top dell’85,6% del pil, per poi riscendere.  

Tasse Gran Bretagna: aumentano i soggetti esenti

Rispetto agli obiettivi che si era prefisso il governo Cameron, si è indietro di due anni. Tuttavia, non c’è spazio per la sola austerità a Londra. I tagli alle spese sono essenziali, perché chiarisce Osborne che il problema della Gran Bretagna non è il basso carico fiscale, ma le alte spese. Entro il 2015-2016, la spesa pubblica si dovrebbe attestare a quota 745 miliardi di sterline. Per questo, già quest’anno sarà tagliato il bilancio dei ministeri dell’1%, mentre tutti i dipendenti pubblici, ad eccezione delle forze armate, si vedranno aumentare gli stipendi solo dell’1%. Con la spending review, poi, si dovranno trovare altri 11,5 miliardi, mentre l’anticipo al 2016 di una riforma della previdenza pubblica dovrebbe portare a sei miliardi di risparmi. Altri tre miliardi saranno trovati dalle limature delle altre spese, fermo restando che non saranno toccati scuola e sanità. Ma oltre ai tagli, il governo propone misure per stimolare la crescita. La tassa sulle società sarà abbassata di un altro 1% al 20%, il livello più basso tra i grandi Paesi industrializzati. Era al 28% nel 2010, quando il premier David Cameron entrò a Downing Street. Esenzione fiscale elevata fino a redditi annui di 10 mila sterline. Osborne annuncia, quindi, che altri tre milioni di inglesi non pagheranno più tasse.  

Lo Stato garantisce i mutui degli inglesi

Ma la ricetta thatcheriana dell’economia (meno spese e meno tasse) si arricchisce anche di un cruccio storico per i conservatori dai tempi della Lady di Ferro, ossia fare diventare i sudditi di Sua Maestà proprietari di case. Per questo, lo stato garantirà i mutui con ipoteche sui propri beni per 12 miliardi di sterline, in grado di mettere in moto finanziamenti per 130 miliardi. E sulle nuove costruzioni, lo stato acquisterà il 20% su cui non matureranno interessi e che il proprietario potrà così acquistare quando vorrà, arrivando alla piena proprietà dell’immobile a prezzi agevolati. E’ il principio dell'”help to buy“, trasmutato da quello della Signora Thatcher del “right to buy”. Incentivi anche alle assunzioni, pari a un risparmio a carico delle imprese per 2 mila sterline all’anno, mentre anche la birra, produzione nazionale per eccellenza, sarà meno tassata di un centesimo, tramite aumenti sugli altri alcoolici. Incentivati, infine, anche l’estrazione dello “shale gas” e il deposito mirato di brevetti e la ricerca con apposite esenzioni fiscali. Infine, nuovo mandato alla Bank of England. Se è vero che il Cancelliere riconosce che il target di una bassa inflazione sia condizione necessaria per la crescita, egli ammette che da sola non sarebbe sufficiente. Per questo, niente aumento del target, ma adozione di misure non convenzionali, come la “forward guidance”, ossia il dovere per la banca centrale capeggiata da Mervyn King di annunciare ai mercati la durata delle misure intraprese. Insomma, austerità e risparmi alle spese sì, ma a Londra si respira l’aria di un governo che ha il polso complessivo della situazione.

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Argomenti: Economie Europa