Governo di scopo ed elezioni nel 2019? Ecco il programma in 5 punti per non rischiare una rivolta degli italiani

Nessun governo in vista a 9 giorni dalle elezioni. La prospettiva di un esecutivo di scopo nominato dal presidente Sergio Mattarella si fa credibile, ma affronterà i problemi dell'Italia?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nessun governo in vista a 9 giorni dalle elezioni. La prospettiva di un esecutivo di scopo nominato dal presidente Sergio Mattarella si fa credibile, ma affronterà i problemi dell'Italia?

Matteo Salvini non vuole governare con il PD, il PD non vuole governare né con la Lega e né con il Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio apre a PD e Lega, mentre Silvio Berlusconi si appella solo al PD per formare il prossimo governo. A 9 giorni dalle elezioni politiche, l’unica certezza è che siamo dinnanzi a un tutti contro tutti. Il centro-destra ha più seggi di tutti gli altri per tentare di comporre una maggioranza, ma escludendo che possa allargarla ai 5 Stelle, non gli resta che confidare nel “buon cuore” del PD, il quale è uscito così duramente sconfitto dalle urne del 4 marzo, che di restare al governo con una qualche formazione avversaria non ne vuole sentire parlare. L’M5S smania per governare e gioca su due tavoli: PD e Lega. Entrambi, tuttavia, sembrano indisponibili ad accettare l’invito.

Escluso che il presidente Sergio Mattarella sciolga le Camere e rimandi l’Italia ad elezioni anticipate subito, l’unica soluzione credibile in vista resta quella di un governo di scopo, il solito pannicello caldo con cui a Roma si guadagnerà tempo con la scusa di riscrivere legge elettorale (la quinta in 12 anni, includendo l’abortito Italicum e il Consultellum di costituzionale memoria, cosa che nemmeno in qualche strambo stato africano!).

Come il governo Salvini farebbe saltare in aria la UE

Vi immaginate se l’Italia, con una crescita economica insufficiente a generare nuovi posti di lavoro, un debito pubblico da 2.260 miliardi di euro, un tasso di povertà medio stimato nel 23%, approdo di sbarchi di migranti in cerca di fortuna e qualche volta in fuga anche da guerre e persecuzioni, nonché alle prese con un malcontento popolare così diffuso e tradottosi in un terremoto elettorale, perdesse un anno di tempo a parlare di legge elettorale, se andare a votare con un sistema proporzionale o uno uninominale o un mix tra i due e se lo sbarramento deve essere del 3%, del 4% o del 5% e se debbano esistere o meno le coalizioni? Sarebbe la conferma che la politica non abbia capito nulla per l’ennesima volta del grande “vaffa” di cui è stata destinataria pochi giorni fa ai seggi, con la conseguenza che alle elezioni successive potrebbe confidare di entrare in Parlamento anche CasaPound.

Lavoro e pensioni sono urgenze

Anche perché entro l’anno bisognerà decidere cosa fare con le clausole di salvaguardia da 12,4 miliardi, che scattando farebbero esplodere le aliquote IVA dal 22% al 24,2% e dal 10% all’11,5% nel 2019. Che qualcuno voglia fare il furbo, giocando a calciare il barattolo nella speranza che si perda tempo a sufficienza per non potere decidere nulla e presentarsi agli italiani con le imposte sui consumi già inasprite? Potremmo anche evitare di tornare a votare, perché sapremmo già in partenza che il nuovo Parlamento se lo dividerebbero in parti uguali solo grillini e leghisti.

Se proprio governo di scopo dovrà essere, allora che lo scopo sia di affrontare i punti salienti e oggetto delle richieste principali degli elettori. Il primo tema riguarda il lavoro. Basta con le favole e ci si chiuda a chiave in una stanza e se ne esca fuori solo con iniziative concrete e risolute. Serve rilanciare l’occupazione, specie quella giovanile e, in particolare, al sud. Come? Abbassando il carico fiscale sul lavoro, rendendo le assunzioni flessibili e al tempo stesso delegare alla contrattazione di secondo livello, quella aziendale, che risponde maggiormente ai bisogni dei lavoratori rappresentanti e delle fabbriche specifiche.

Altro grande problema riguarda la legge Fornero, socialmente non sostenibile e che potrebbe essere rivista senza drammi per le casse statali, eliminando o riducendo le alternative all’uscita dal lavoro con l’età pensionabile, ma rendendo quest’ultima più flessibile, consentendo al lavoratore di scegliere se restare al lavoro oltre, ad esempio, i 64-65 anni. Considerando che ancora oggi l’età pensionabile effettiva degli italiani sia di 62 anni, si tratterebbe di una soluzione valida e non in deficit.

Cancellare la legge Fornero non è lesa maestà, purché non si torni al passato

Tasse, sud e immigrazione

Questione tasse. Nessuno pretende che un inferno fiscale come l’Italia diventi un paradiso per opera di un governo di transizione, ma lanciare il segnale di un’inversione di tendenza visibile equivarrebbe a riavvicinare i cittadini alle istituzioni, in questo caso, specie al nord. Il tema non può esulare da una profonda e incisiva “spending review”, che andrebbe effettuata senza paraocchi ideologici e a lungo termine, in modo che si possa programmare un contestuale declino della pressione fiscale nell’arco degli anni.

Sud. La questione meridionale non era scomparsa per il solo fatto che non se ne sia più parlato per anni. Sotto Roma esistono quasi solo macerie sul piano sociale ed economico. Carenza di infrastrutture, deserto industriale, bassissima occupazione e altissima disoccupazione ne sono le principali emergenze. Serve una terapia d’urto, uno shock che riesca a innescare uno sviluppo in aree depresse e per quanto sia più facile a dirsi che a farsi, se non si inizia mai, passeremo un altro secolo e mezzo a parlare di quanto arretrato sia rimasto il Meridione.

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Infine, l’immigrazione. No, non è un problema avvertito solo da qualche intollerante elettore leghista, bensì uno dei grandi temi con cui l’Italia deve fare i conti una volta per tutte. La questione migranti non può essere accollata al nostro Paese, in quanto terra di approdo degli sbarchi. Né la loro gestione può avvenire com’è accaduto negli ultimi anni, ovvero con sprechi finanziari e alimentando un senso di insicurezza nelle grandi città, in particolare, che è finito per fare vivere milioni di italiani nella paura. Bisogna rivedere gli accordi di Dublino in Europa e se a Bruxelles risponderanno picche, sarebbe opportuno che il premier, chiunque esso sia, facesse presente che siamo contribuenti netti della UE e di euro potremmo anche non sganciarne più, se le istituzioni europee si rivelassero per noi disfunzionali. E in era Brexit, i commissari avrebbero qualche problema a fare quadrare i conti.

Ma parleremo solo di legge elettorale

Affrontati i 5 nodi di cui sopra, almeno avendo portato a casa misure iniziali concrete, i tre schieramenti in campo si potrebbero ripresentare agli italiani con una certa dignità e la reazione alle urne degli elettori potrebbe, tutto sommato, essere composta e conseguenziale. Ma quante probabilità abbiamo che il prossimo governo, specie se di scopo e sorretto da una maggioranza composita e teoricamente plebiscitaria in Parlamento, affronti i suddetti nodi o anche solo uno di essi? Bassissime. Mattarella designerà un premier, che nella migliore delle ipotesi riuscirà a strappare qualche concessione sul piano fiscale a Bruxelles sulle clausole di salvaguardia, ma non per autorevolezza o credibilità, bensì per pura pietà, non avendo la Commissione più alcuna alternativa, tranne che non voglia istigare gli italiani a votare i suoi “nemici” dichiarati.

E mentre il dibattito getterà fumo negli occhi degli italiani e durerà mesi per allungare il brodo di un minestrone inconcludente, che dovrà tirare a campare per almeno un anno prima di farci tornare alle urne, il Parlamento si affaticherà alquanto a rivedere la legge elettorale, che molto probabilmente ne esiterà un’altra confusa e persino peggiore (difficile, ma mai porre limiti alla demenzialità dei politici), frutto di calcoli spiccioli dei partiti, ciascuno dei quali pretenderà di inserire un codicillo per sperare di vincere e fregare tutti ai seggi. E l’Italia tornerà a martoriarsi e dilaniarsi con un’altra terrificante campagna elettorale, nella quale si parlerà di fascismo, Piazzale Loreto, di chi sia razzista contro chi, del pericolo che corriamo se vince l’uno e perde l’altro, mentre i problemi irrisolti diverranno ancora più gravi e chi può continuerà ad espatriare, alla ricerca, anzitutto, di un paese normale.

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