Governo, Salvini vuole il pre-incarico e Mattarella non può ignorarlo: ecco le scadenze urgenti dell’Italia

Il nuovo governo non arriva e Matteo Salvini reclama il pre-incarico da un presidente Sergio Mattarella, che a due mesi dalle elezioni non ne ha ancora assegnato uno. E incombono scadenze importanti per l'Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il nuovo governo non arriva e Matteo Salvini reclama il pre-incarico da un presidente Sergio Mattarella, che a due mesi dalle elezioni non ne ha ancora assegnato uno. E incombono scadenze importanti per l'Italia.

Matteo Salvini passa all’attacco e dopo il trionfo del centro-destra a trazione leghista nel Friuli-Venezia-Giulia, seguito dal successo della coalizione di una settimana prima anche nel Molise, in entrambi i casi ai danni di Movimento 5 Stelle e PD, si mostra seriamente intenzionato a chiedere al presidente Sergio Mattarella il pre-incarico per formare il governo. Il Quirinale dovrebbe decidere il da farsi dopodomani, ovvero successivamente alla direzione del PD di domani, che a questo punto sembra solamente l’ incontro rituale di un partito dilaniato tra renziani anti-grillini e ala governista guidata da Dario Franceschini. Alla fine, quasi certamente la spunteranno i primi. Il capo dello stato le ha provate tutte per evitare di affidare un incarico al buio, ma con il “no” di Salvini a un governo istituzionale e la richiesta di Luigi Di Maio di tornare ad elezioni anticipate, ha dinnanzi a sé due strade: sciogliere il Parlamento o assegnare l’incarico o il pre-incarico a un qualche esponente politico che abbia minime chance di farcela. Sarebbe alquanto strano, se non al limite della costituzionalità, se Mattarella rimandasse gli italiani alle urne senza avere mai provato effettivamente a verificare il mandato per chicchessia.

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Da parte sua, la Lega con Giancarlo Giorgetti svela il piano del principale partito del centro-destra: niente alleanze con il PD, contrariamente a quanto invocato da Silvio Berlusconi, che continua a confidare nell’ipotesi di un governo di minoranza, ma governo con i 5 Stelle per riformare la legge elettorale subito ed elezioni entro qualche mese (luglio?). Respinta al mittente la proposta di un governo delle riforme, lanciata pochi giorni fa da Matteo Renzi alla trasmissione di Fabio Fazio su Rai Uno.

Le urgenze dell’Italia

Nel frattempo, l’urgenza di avere un governo italiano nel pieno dei poteri si fa sempre più lampante. Anzitutto, a giugno si riuniscono i capi di stato e di governo della UE per discutere le proposte del presidente francese Emmanuel Macron per riformare le istituzioni comunitarie e, soprattutto, l’Eurozona. Tra queste, spiccano l’istituzione di un ministro delle Finanze unico e di un bilancio comune nell’unione monetaria, a cui la Germania si oppone, temendo che così l’euro si trasformi in una “unione di debiti”.

Non è tutto. Dalla UE giungerebbero indiscrezioni agrodolci per l’Italia sui conti pubblici, stando a Repubblica. La Commissione europea sarebbe orientata a concederci più tempo per aggiustare il deficit e ricondurlo al target concordato, aspettando la formazione del nuovo governo, ma il conto da pagare salirebbe a 5 miliardi di euro, pari allo 0,3% del pil dai circa 3,5 miliardi di cui si era sinora parlato. A tanto ammonterebbe lo scostamento tra disavanzo fiscale tendenziale e obiettivo.

Infine, la querelle USA-UE sui dazi e i timori di una guerra commerciale. Il presidente americano Donald Trump ha rinviato al prossimo mese la decisione sull’esenzione o meno della UE dall’imposizione delle tariffe su acciaio e alluminio, continuando a chiedere in cambio che Bruxelles si schieri a fianco di Washington all’interno degli organismi internazionali e contro la Cina, in particolare nel WTO. Germania, Francia e Regno Unito hanno minacciato di reagire a eventuali dazi americani con misure di ritorsione del tutto simili. L’Italia è rimasta l’unica grande economia europea esclusa dal dibattito e non coinvolta nelle discussioni sull’agenda delle riforme e le relazioni con la Casa Bianca per assenza di un governo rappresentativo con cui interloquire.

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Eppure, il nostro avanzo commerciale si ha per metà proprio grazie all’America e la revisione dell’impalcatura su cui si regge l’euro ci riguarda molto da vicino, perché si tratta di decidere se integrarci ulteriormente con il resto dell’area o se restare nel limbo attuale. L’una o l’altra soluzione avrebbe conseguenze dirette sulla gestione del nostro immenso debito pubblico. Nel primo caso, saremmo sottoposti a un ombrello europeo, forse anche tramite l’ESM, ma dietro il rispetto di precise e severe condizioni. Nel secondo, rischiamo di rimanere vittime dello scetticismo con cui i mercati guarderebbero alla moneta unica nei prossimi anni, non percependola come un fatto definitivo.

I temi da affrontare sono tutti di portata straordinaria e richiedono un consenso vasto in Parlamento per ridisegnare il nostro futuro dei prossimi decenni. Per questo, urge un governo politico, non un pastrocchio all’italiano tecnocratico, che assumerebbe decisioni non avallate dall’elettorato e che finirebbero in seguito nel mirino di questa o quella formazione partitica, dilaniandoci ulteriormente sul rapporto con l’Europa e il concetto di sovranità politica ed economica. Responsabilità vorrebbe che almeno il tentativo di far nascere un esecutivo si compisse, purché frutto di opzioni politiche nitide e non del solito appello per varare riforme che non arriveranno mai e sulle quali non esisterebbe oggi nemmeno una minima convergenza tra le fazioni in lotta. Salvini non è detto che riuscirà a superare la prova del Parlamento o che persino ci arrivi alla fiducia, ma Mattarella non può esimersi dal canto suo di evitare di assegnare l’incarico a un esponente politico, quando sono trascorsi due mesi dalle elezioni.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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