Come il governo Salvini farebbe saltare in aria la UE

Matteo Salvini potrebbe diventare premier. Vediamo cosa accadrebbe all'Europa in un simile scenario.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini potrebbe diventare premier. Vediamo cosa accadrebbe all'Europa in un simile scenario.

Matteo Salvini prende le distanze da Silvio Berlusconi, il quale ieri ha fatto appello al PD, perché sostenga un governo di centro-destra. “Non ci hanno votato per riportare Renzi e la Boschi al governo”, ha dichiarato il leader della Lega ai cronisti. Dal lunedì 5 marzo, giorno dopo le elezioni, Salvini ripete il solito mantra: “nessun accordo politico con il PD, chi vuole sostenga il nostro governo in Parlamento”. Evidente che senza il PD o gran parte di esso, nessuna coalizione avrà i numeri per sostenere un nuovo esecutivo. La strategia del Carroccio, dunque, sembra volta più al medio-lungo termine, puntando a confermare la leadership del centro-destra e la vittoria piena della coalizione alle prossime elezioni. Berlusconi, invece, vuoi per un fattore anagrafico, vuoi anche perché a fine corsa, vorrebbe un governo oggi a ogni costo con il PD o parte di esso.

Secondo Ernesto Della Loggia, non avverrà, si tornerà al voto e Salvini diventerà premier. Sì, perché l’intellettuale non certo tenero verso la Lega ritiene che Berlusconi non abbia più alcuna possibilità di tornare a guidare la coalizione e che lo scettro sia passato già al Carroccio, che alla prossima tornata troverà i voti per governare senza apporti esterni.

Ammettiamo per un attimo che abbia ragione: cosa accadrebbe con un governo Salvini? Senza pretesa alcuna di prevedere per filo e per segno il futuro, possiamo scommettere che il suo ingresso a Palazzo Chigi segnerebbe un “big bang” per la UE. La terza economia dell’Eurozona, nonché della UE senza il Regno Unito, sarebbe guidata da un premier dichiaratamente euro-scettico e che si prepara, spiega, alla fine della moneta unica. Già per il solo fatto che un simile evento accada, avrebbe contraccolpi evidenti sulla geo-politica del Vecchio Continente. Vediamo perché.

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Salvini indebolirebbe, anzitutto, le istituzioni comunitarie nei confronti di Londra nella difficile gestione della transizione verso la Brexit. Il fronte di Bruxelles, sinora apparentemente compatto, si sgretolerebbe. Ciò rafforzerebbe per contro proprio la posizione negoziale di Theresa May, che pure non se la passa affatto bene, essendo il suo governo conservatore diviso e incalzato in Parlamento da un’opposizione laburista tornata in testa nei sondaggi dopo anni di digiuni elettorali.

Cosa assai più pericolosa, l’Italia di Salvini farebbe fronte comune con i paesi di Visegrad, ovvero quell’Europa nord-orientale, che segnala avversione allo strapotere dei commissari e chiede maggiori poteri ai governi nazionali sulla gestione di importanti capitoli, come quello dell’immigrazione. Attenzione, però, perché Visegrad è proprio quel blocco guidato da Ungheria e Polonia, che non accollandosi le quote spettanti dei migranti, nei fatti ne ha reso più difficoltoso per l’Italia la gestione. Si tratta, poi, di economie che attingono ai fondi europei per il loro sviluppo, quando l’Italia è un contribuente netto, insieme agli altri grandi stati comunitari. Di fatto, esisterebbero diverse ragioni di contrasto nella difesa dei rispettivi interessi nazionali, ma nel breve periodo, tuttavia, questi sarebbero forse accantonati in vista di una battaglia comune contro Bruxelles.

Sotto Salvini, Roma avrebbe una posizione molto benevola verso la Russia di Vladimir Putin, che su pressione del blocco nord-orientale (ecco tornare Visegrad) è osteggiata da anni dalla UE, la quale commina dal 2014 sanzioni finanziarie contro Mosca, insieme agli USA, e alle quali i russi hanno reagito con contro-sanzioni economiche, che hanno contribuito a penalizzare le nostre esportazioni agro-alimentari. Si consideri che già oggi, alcuni stati come Grecia e Cipro si mostrano vicini a Putin per ragioni geo-culturali, mentre l’asse franco-tedesco gioca un ruolo ambiguo, di fatto trattando con il Cremlino dietro le quinte, ma mostrandosi duri pubblicamente.

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Il possibile effetto-valanga

E che dire dell’asse tra il premier italiano e il presidente americano Donald Trump di cui il primo è ferreo sostenitore? Anche in questo caso, sarebbe uno shock per Bruxelles, che sta entrando in una fase di contrapposizione con la Casa Bianca sui dazi USA. Vi immaginate se l’America alzasse le tariffe doganali su diversi beni prodotti, in particolare, dalla Germania (vedi le auto) e l’economia italiana risultasse volutamente risparmiata da tali inasprimenti e non osteggiasse Washington, dividendo il fronte europeo nella risposta agli americani? Sarebbe l’esplosione dei conflitti tra Berlino e Roma, già tesi nell’ultimo decennio per le note vicende sulla gestione della crisi finanziaria ed economica. Per non parlare del capitolo immigrazione, con l’Italia a fare asse con Varsavia, Budapest e Vienna contro francesi e tedeschi.

E veniamo proprio ai temi caldi dell’economia. Il governo Salvini chiederebbe flessibilità fiscale, anzi nemmeno riterrebbe necessario consultare i commissari sulla gestione dei conti pubblici, mentre i tedeschi esacerberebbero la loro linea su questioni come l’unione bancaria e l’integrazione politica, ovvero le riforme avanzate dal presidente francese Emmanuel Macron per ottenere ministro delle Finanze unico e bilancio comune. E persino sulle nomine si registrerebbe una situazione imbarazzante, se Francia e Germania non avessero il sostegno anche di uno dei paesi fondatori per designare il prossimo presidente della Commissione europea, nonché per decidere il successore di Mario Draghi alla BCE (quasi certamente il tedesco Jens Weidmann), la presidenza del Consiglio UE, dell’Europarlamento e altri ruoli “minori”, come la guida della Vigilanza bancaria.

Basta questo per dire che la UE andrebbe in frantumi o semmai l’Italia rischierebbe di isolarsi all’interno delle istituzioni comunitarie? La risposta dipende anche dalla reazione politica negli altri grandi paesi europei, grossa parte dei quali attraversati da un tasso di euro-scetticismo non così inferiore a quello imperante da noi. A quel punto, movimenti ostili a Bruxelles potrebbero avere la meglio in contesti come Olanda, Francia, Austria, la stessa Germania, facendo franare il terreno sotto i piedi dei commissari e di tutte le altre istituzioni comunitarie. Per questo, l’Europa spera che si trovi un qualsiasi sbocco allo stallo post-elettorale italiano, purché questo escluda che Salvini divenga premier. Vadano al governo pure i 5 Stelle, affiancati dall'”affidabile” PD, ma Salvini no. Sarebbe la fine della UE così come l’abbiamo conosciuta.

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Argomenti: Crisi Eurozona, Economia Europa, Politica, Politica italiana