Governo Merkel a rischio sulla crisi migranti: conservatori bavaresi verso la scissione

La cancelliera Angela Merkel rischia di cadere sul tema migranti. Il centro-destra tedesco sembra prossimo alla scissione e il governo di Berlino traballa sull'asse con Italia e Austria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La cancelliera Angela Merkel rischia di cadere sul tema migranti. Il centro-destra tedesco sembra prossimo alla scissione e il governo di Berlino traballa sull'asse con Italia e Austria.

Mai la cancelliera tedesca Angela Merkel era stata politicamente così debole. Reduce da un G7 fallimentare, in cui non è riuscita nemmeno ad accreditarsi come avversaria del presidente americano Donald Trump, pur essendo nel mirino di quest’ultimo più che ogni altro leader, tornando a Berlino si è ritrovata uno scontro senza precedenti tra le due anime del partito conservatore. Il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, ha presentato un piano per stringere le maglie sull’immigrazione, rispondendo affermativamente all’appello del cancelliere austriaco Sebastian Kurz di creare un “asse dei volenterosi” tra Italia, Austria e Germania in difesa delle frontiere europee. Il piano è stato respinto dalla cancelliera, che gli ha opposto una visione progressista sul tema, quella delle frontiere aperte, inaugurata disastrosamente nel 2015, quando 800.000 migranti sono stati lasciati entrare, provocando un impatto sociale problematico e un tonfo ai minimi dal Secondo Dopoguerra per il centro-destra tedesco. Seehofer non si è arreso e da capo dei conservatori bavaresi della CSU ha lanciato un ultimatum agli alleati della CDU, entro cui trovare un accordo, senza il quale, per la prima volta in era post-bellica, avvierebbe la scissione del proprio gruppo al Bundestag.

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La posizione è condivisa dal governatore bavarese Mark Soeder, che dovrà affrontare delicate elezioni regionali dopo l’estate, incalzato dalla destra euro-scettica dell’AfD, che nei sondaggi sostanzialmente eguaglia nei consensi i socialdemocratici dell’SPD con il 16%. Sarebbe una “questione di credibilità”, avrebbe spiegato ai colleghi di partito. E dopo anni di crescenti pressioni sul governo, affinché adottasse una linea politica meno discostante dai valori tradizionali del partito, la CSU davvero stavolta sarebbe disposta a rompere con Frau Merkel, mentre dal partito gemello della CDU si registrano prese di posizione sempre più critiche verso l’operato della cancelliera, come quella del 38-enne Jens Spahn, ministro della Salute, che ambisce visibilmente ad ereditare la leadership e la guida del governo. L’uomo propende per appoggiare proprio il piano del ministro dell’Interno.

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E’ la crisi politica più grave dall’arrivo della Merkel alla cancelleria ben 13 anni fa. Il governo è seriamente a rischio e al centro del contendere vi è l’identità dello schieramento conservatore tedesco, pressato da destra da euro-scettici e liberali, che controllano un quarto dei seggi al Bundestag. Cosa ancora più allarmante per la CDU-CSU, se oggi si tornasse al voto, nemmeno una coalizione con i socialdemocratici assicurerebbe i numeri per la formazione di una maggioranza. A quel punto, bisognerebbe coinvolgere un terzo partito e di questo passo Berlino sarà paralizzata dall’instabilità politica. Dunque, recuperare i consensi perduti a destra sta diventando un obiettivo primario per l’ala più conservatrice del partito della cancelliera, la quale, invece, non ritiene di poter cedere su posizioni dure contro l’immigrazione, altrimenti metterebbe a rischio la fisionomia dell’Europa da essa stessa immaginata.

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Insomma, in crisi vi è proprio il modello Merkel, il suo stile di governo indecisionista, la sua fisionomia di politico conservatore dal volto progressista, la sua visione dell’Europa improntata sull’accoglienza, frontiere aperte e crescente cessione di potere alle istituzioni comunitarie. Volendo essere trancianti, possiamo parlare di uno scontro tra centro-destra tradizionale e d’impronta sovranista e centro-destra merkeliano e globalista. Tutto questo, quando mancano pochi giorni al vertice europeo sulle riforme dell’Eurozona e della UE, che vede la Germania contrastare le proposte della Francia di Emmanuel Macron, ma senza contrapporvi alcunché di alternativo. La leadership tedesca traballa vistosamente da mesi, ma adesso sembra realmente destinata a uno “showdown” imminente. Gli avvenimenti in Italia, ma ancor prima in Austria e le rimostranze del blocco di Visegrad, nonché la stessa Brexit e la vittoria di Donald Trump del 2016 negli USA, hanno mutato il panorama internazionale in cui la cancelliera si mostrava capace di operare al massimo delle potenzialità.

La sua stagione è giunta al termine e si tratta solo di attendere che qualcuno dall’interno del suo stesso partito trovi il coraggio di staccare la spina, magari prima delle elezioni europee dell’anno prossimo, quando un eventuale risultato negativo rischia di minare la forza numerica e politica di cui attualmente godono i conservatori tedeschi in seno al PPE, privando quest’ultimo di deputati preziosi per il controllo dell’assemblea di Strasburgo. Probabile anche, però, che la “coltellata” alla schiena dai banchi della maggioranza avvenga proprio dopo tale evento, che sarebbe considerato l’atto finale di un’esperienza politica esauritasi nella sua spinta propulsiva. Nel frattempo, resta a capo di un governo che non controlla nemmeno più.

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Argomenti: Germania, Politica, Politica Europa