Governo Lega-5 Stelle, Berlusconi otterrà equo indennizzo con “astensione benevola”

Il governo tra Lega e 5 Stelle nascerebbe su un patto tra gentiluomini siglato tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi da un lato e con Luigi Di Maio dall'altro, che garantirebbe all'ex premier un "equo indennizzo" per il suo passo di lato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo tra Lega e 5 Stelle nascerebbe su un patto tra gentiluomini siglato tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi da un lato e con Luigi Di Maio dall'altro, che garantirebbe all'ex premier un

Solo in Italia. Sì, solo in Italia le agenzia di stampa potevano passare nel giro di qualche ora dal battere la notizia di Elisabetta Belloni come possibile premier di un governo “neutrale” del presidente Sergio Mattarella alla improvvisa accelerazione di Lega e Movimento 5 Stelle verso la nascita di un governo politico. I segnali delle aperture reciproche erano arrivati dalla tarda mattinata di ieri, quando mancavano poche ore alla scadenza dell'”ultimatum” del Quirinale, già pronto a convocare la personalità individuata per guidare Palazzo Chigi nella transizione (breve o meno breve) dell’Italia da qui ad elezioni anticipate. Luigi Di Maio è arrivato a sostenere di non avere mai posto veti contro Silvio Berlusconi, mentre dalle parti di Forza Italia con Giovanni Toti si è parlato esplicitamente di “astensione benevola” o anche “opposizione critica”. Insomma, l’avallo dell’ex premier al governo Lega-5 Stelle, nonostante questo gli fosse lo scenario più sgradito.

Quale governo neutrale, Lega-5 Stelle trattano e Berlusconi è nell’angolo

Già ieri vi avevamo spiegato le ragioni reali che stanno portando il Cavaliere ad accettare, malgrado l’orticaria al solo pensiero, un governo d’intesa tra Carroccio e pentastellati. La più importante e madre di tutte le altre consiste nell’assenza di alternative. Berlusconi non solo non è più a capo del principale partito dello schieramento, ma è persino numericamente ininfluente, perché i suoi voti, quand’anche fossero fatti mancare a Salvini, non sarebbero determinanti né a impedire la nascita di un governo tra leghisti e grillini, né a consentire quella di un esecutivo del presidente. Anzi, se si impuntasse e rendesse impossibile il primo scenario, il risultato che otterrebbe sarebbe solo uno: elezioni anticipate. E le urne sarebbero funerarie per Forza Italia, in estate o autunno che arrivassero, con la conseguenza che, salvo la capacità della Lega di espandere i consensi ben oltre il tracollo atteso di Forza Italia, Salvini sarebbe ugualmente costretto a stringere un’intesa con Di Maio dopo un eventuale nuovo voto, ma con un Berlusconi ancora più ininfluente e che, a quel punto, non potrebbe pretendere alcunché, anzi sarebbe politicamente finito con tanto di certificato di decesso elettorale.

Detto ciò, è innegabile che a Berlusconi vada assicurata una buonuscita decorosa, un equo indennizzo per quel passo di lato, che altro non sarebbe che un modo garbato di proporgli di farsi da parte. E cosa otterrebbe, se Forza Italia non fosse coinvolta nel governo, per cui non avrebbe ministri in sua rappresentanza? La prima risposta appare ovvia: ministri non ostili, specie nelle posizioni-chiave, ossia Giustizia e Sviluppo. Le vicende giudiziarie che hanno riguardato e continuano a riguardare l’ex premier richiedono per quella “astensione benevola” degli azzurri che il prossimo ministro della Giustizia non sia un forcaiolo e che non abbia alcuna ostilità preconcetta nei confronti proprio del Cavaliere. Quanto al successore di Carlo Calenda, sarebbe gradita una personalità “sensibile” agli interessi di Mediaset.

L’equo indennizzo a cui avrà diritto Berlusconi

Sappiamo che il colosso dei media francese Vivendi di Vincent Bolloré, finanziere bretone ed ex amico della famiglia Berlusconi, sta da tempo cercando di sottrarre Mediaset al controllo di Fininvest, avendola già scalata fino a poco meno il 30% del capitale. Solo l’intervento di AgCom e la discesa in campo di Calenda hanno sospeso tale tentativo, con i francesi costretti nelle scorse settimane a “congelare” la quota eccedente il 10% in un blind trust. Adesso, però, la musica potrebbe cambiare con la loro sconfitta all’assemblea degli azionisti TIM di venerdì scorso, essendo stati battuti dal fondo Elliott. Nonostante l’authority abbia confermato che non risulta cambiato alcunché per gli obblighi di Vivendi riguardo a Mediaset, è evidente come una scalata ostile definitiva ai danni della holding di casa Berlusconi stia diventando un rischio concreto per l’ex premier, il quale dovrà ottenere un trattamento di riguardo dal nuovo ministro dello Sviluppo, in cambio della sua “benevolenza”.

Governo Lega-5 Stelle, Forza Italia dovrà piegarsi

Non solo. Il prossimo esecutivo sfornerà 350 nomine da qui alla primavera prossima. Si tratta perlopiù di dirigenti di aziende partecipate dallo stato, tra cui colossi come ENI, Enel, Cassa depositi e prestiti, Rai, etc, ma anche dei componenti delle authority, tra cui il presidente AgCom, che verrà nominato dal premier, d’intesa con il ministro dello Sviluppo. Anche su questo Berlusconi avrà ottenuto o otterrà ufficiosamente rassicurazioni nelle prossime ore. In particolare, avrebbe una parola pesante per le nomine in Rai, che sono tra quelle che gli stanno più a cuore. Avere dirigenti non ostili in Viale Mazzini gli garantisce un’informazione non contraria e una programmazione non bellica contro Mediaset.

Restando in tema di nomine, Forza Italia strapperebbe da “opposizione” la guida di alcune commissioni parlamentari, non ancora insediatesi per il solo fatto che non si capisce chi sarebbero la maggioranza e la minoranza. Berlusconi potrebbe, ad esempio, ottenere un “suo” uomo come presidente della Vigilanza Rai, mentre il PD sarebbe accontentato con il Copasir, il Comitato di controllo sull’operato dei servizi segreti. Posizioni di sottogoverno, che renderebbero meno amara l’accettazione di un governo giallo-verde. Del resto, se oggi o nei prossimi giorni questi nascerà, sarà possibile solo grazie al passo di lato berlusconiano. E tutti, Quirinale compreso, si dovranno mostrare riconoscenti all’ex premier, che così toglierebbe le castagne dal fuoco a Mattarella, evitando le elezioni più super anticipate della nostra storia repubblicana e mesi di agonia politico-istituzionale. D’altra parte, non aspettiamoci una reale opposizione degli azzurri in Parlamento. Se la facessero, decine di loro parlamentari potrebbero essere tentati dal passare direttamente con la Lega, dove verrebbero adeguatamente ricompensati per il loro spirito filo-governativo.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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