Baratto tra banche e Mediaset, così il governo Gentiloni arriva a fine legislatura

Il governo Gentiloni potrebbe portare a termine la legislatura, come si è intravisto ieri con il voto di Forza Italia a sostegno del salvataggio pubblico delle banche italiane. Il caso Mediaset spinge Silvio Berlusconi a non fare opposizione.

di , pubblicato il
Il governo Gentiloni potrebbe portare a termine la legislatura, come si è intravisto ieri con il voto di Forza Italia a sostegno del salvataggio pubblico delle banche italiane. Il caso Mediaset spinge Silvio Berlusconi a non fare opposizione.

Due italiani su tre crederebbero a una vita breve del governo Gentiloni, ritenendo vicine le elezioni, magari entro la primavera prossima. In effetti, l’ex ministro degli Esteri ha preso il posto di Matteo Renzi giusto il tempo di riscrivere la legge elettorale e salvare le banche italiane in affanno sul mercato, facendo sostanzialmente il lavoro sporco, che il segretario del PD ha voluto evitare fino alla fine di compiere.

Ma in politica, si sa, le cose si evolvono in fretta. Vi ricordate del governo Dini? Dopo la caduta di Silvio Berlusconi a fine ’94, avrebbe dovuto guidare il nuovo esecutivo per pochissimi mesi e in sintonia con l’allora centro-destra, uscito vincitore dalle elezioni di marzo. Finì per restare in sella per 16 mesi e a capo di una coalizione di centro-sinistra, allargata alla Lega Nord. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia, se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

Mutatis mutandis, è lo spettacolo a cui potremmo assistere nei prossimi mesi. Per prima cosa, non esiste in Parlamento alcuna intesa sulla nuova legge elettorale. Renzi ha lanciato l’ipotesi di un ritorno al Mattarellum, ma stavolta con la quota proporzionale al 50%, idea che è piaciuta subito a leghisti e Fratelli d’Italia, ma che è stata respinta da Movimento 5 Stelle e Forza Italia.

S’inserisce il caso Mediaset

Berlusconi vuole un proporzionale corretto, l’unico modo che avrebbe per impedire al PD renziano e ai grillini di vincere e per toccare palla. La Corte Costituzionale si pronuncerà sull’Italicum a partire dal 24 gennaio. Possiamo stare certi, che la manfrina sul sistema elettorale si trascinerà per settimane. I dettagli divideranno partiti e partitini, il tempo necessario per superare il “rischio” di elezioni anticipate entro giugno, superare l’estate, successivamente sostenere la necessità di un governo stabile fino alla legge di stabilità e tornare al voto a inizio 2018, ovvero alla scadenza naturale della legislatura. (Leggi anche: Le chiavi del voto le ha Berlusconi)

A rafforzare questa tesi c’è il caso Mediaset. Il gioiello dell’impero Berlusconi è sotto attacco dei francesi di Vivendi, che si sono portati già a ridosso della quota del 30%, quella oltre la quale dovrebbero lanciare un’OPA sul capitale rimanente.

L’ex premier rischia di perdere il controllo della sua creatura e non sembra essere disposto a cedere. Dalla sua, ha stavolta quasi tutta la politica italiana, incluso quel PD, che ha tentato per un ventennio di scalfire il suo impero mediatico.

 

 

 

 

Banche, Forza Italia vota col governo gli aiuti pubblici

Il governo non è sceso in campo, ma due suoi ministri, quello allo Sviluppo, Carlo Calenda, e agli Esteri, Angelino Alfano, pur rassicurando sul rispetto di un’operazione di mercato, hanno avvertito i francesi sull’altrettanto rispetto richiesto delle regole. E l’Agcom, l’authority delle telecomunicazioni, si è già pronunciata informalmente sul caso, sostenendo che un unico investitore non potrebbe detenere il controllo contemporaneamente di Telecom Italia e di Mediaset, due tra i principali operatore del settore tlc. Nel frattempo, si muovo anche la Procura di Milano su esposto della famiglia Berlusconi per manipolazione del mercato, nonché la stessa Consob.

All’ex premier conviene come non mai mantenere questo clima quasi idilliaco con i suoi presunti principali avversari politici, tanto che ieri, in visita al Quirinale per gli auguri di fine anno, ha promesso al premier Paolo Gentiloni un’opposizione responsabile e massimo sostegno sulle banche. Detto, fatto. Nel pomeriggio, la Camera votava il via libera al salvataggio di MPS e di altri istituti in crisi fino con 20 miliardi di soldi pubblici. E Forza Italia ha approvato il provvedimento. (Leggi anche: Crisi banche italiane, intervento statale da 20 miliardi sarà pure insufficiente)

Governo Gentiloni fino al 2018?

C’è già un patto non scritto tra gli azzurri e il governo: sostegno reciproco sui dossier di principale rilevanza per ciascuna delle parti. Mediaset non dovrebbe subire l’assalto finale da parte di Vivendi, perché in quel caso potrebbe intervenire Palazzo Chigi in difesa di un asset nazionale “strategico”. Forza Italia non creerà problemi, invece, alla vita dell’esecutivo, nato impopolare tra gli italiani e che si regge in Parlamento su numerosi deputati e senatori poco entusiasti.

(Leggi anche: Caso Mediaset-Vivendi, in gioco la reputazione del mercato)

Berlusconi, aldilà del caso Mediaset, non aveva nemmeno prima alcuna volontà di tornare subito alle urne, cosa che lo obbligherebbe a confrontarsi con la prospettiva di un Matteo Salvini candidato premier del centro-destra. Per sperare di potere contare qualcosa nella prossima legislatura, egli pensa che bisogna allungare la durata di quella vigente, nella convinzione che il renzismo non reggerà altri dodici mesi senza il suo capo a Palazzo Chigi.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,