Governo di tregua inutile, all’Italia servono scelte politiche difficili e non finzioni

Il governo di tregua voluto dal presidente Sergio Mattarella non serve davvero a nulla, se non a perdere tempo. L'Italia ha bisogno di scelte difficili, non di messinscene istituzionali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo di tregua voluto dal presidente Sergio Mattarella non serve davvero a nulla, se non a perdere tempo. L'Italia ha bisogno di scelte difficili, non di messinscene istituzionali.

Consultazioni dopo consultazioni, la crisi politica italiana sembra essere arrivata al punto di non ritorno. Ieri, il centro-destra ha riproposto al presidente Sergio Mattarella l’ipotesi di un governo a guida Matteo Salvini e in subordine la Lega ha chiarito che chiederà elezioni anticipate a luglio. Quest’ultimo scenario resta il preferito anche dal Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, nel caso in cui la Lega non si staccasse da Silvio Berlusconi. Rimasto col cerino in mano, il capo dello stato paventa seriamente elezioni a luglio (l’8 o il 15), ma prima proverà a dare vita a un governo di tregua, guidato da una personalità super partes. In assenza di maggioranza parlamentare (Lega e centro-destra voterebbero contro), si tornerebbe alle urne, ma almeno la campagna elettorale verrebbe gestita da un esecutivo neutrale.

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L’inutile governo di tregua perditempo

Il governo di tregua proposto da Mattarella con tutte le buone intenzioni del caso si rivela, tuttavia, perfettamente inutile, se non persino nocivo per l’interesse nazionale. Servirebbe a fingere di avere trovato stabilità politica e di avere mandato a Palazzo Chigi un premier nel pieno delle sue funzioni, mentre sarebbe vero l’opposto. Esso verosimilmente verrebbe bloccato sin dalla nascita dalle contrapposizioni tra i tre schieramenti, ciascuno consapevole che dovrà dare il massimo per emergere nel dibattito, essendo le nuove elezioni in data molto ravvicinata. Non sarebbe quasi certamente in grado nemmeno di riformare la legge elettorale, la quale, oltre tutto, non necessiterebbe della nascita di un nuovo governo per essere riscritta, riguardando il Parlamento.

A cosa servirebbe nel concreto un governo di tregua? In teoria, a scrivere la prossima manovra finanziaria – la legge di Stabilità per il 2019 – così come per fornire risposte alla Commissione europea, che entro la fine del mese dovrebbe presentarci un conto di 5 miliardi di euro (o,3% del pil), in forma di richiesta di una manovra correttiva dei conti pubblici per l’esercizio in corso. La somma sembra di scarsa entità, ma considerato che dovrebbe essere reperita da qui a dicembre, ovvero in appena mezzo anno di tempo, scopriamo che tanto bassa non sarebbe. E, infine, servirebbe a garantire una “piena” rappresentanza formale dell’Italia al Consiglio europeo di giugno, quando si discuteranno le riforme dell’Eurozona e della UE, proposte perlopiù dalla Francia e che vede Roma tagliata del tutto fuori dal dibattito, nonostante tali riforme ci riguardano più di altri, trattandosi anche di decidersi sui livelli di integrazione con il resto dell’unione monetaria e sulla mutualizzazione dei debiti e dei rischi sovrani, nonché degli spazi di manovra nazionali in tema fiscale.

A questi interrogativi il governo di tregua non potrebbe fornire alcuna risposta, non fosse altro perché non sarebbe rappresentativo di alcuna istanza politica, quand’anche ricevesse la fiducia unanime del Parlamento. Né si tratterà di un esecutivo in grado di trovare i circa 15 miliardi occorrenti per sventare le clausole di salvaguardia per l’anno prossimo, le quali scattando farebbero lievitare le aliquote IVA dal 22% al 24% e dal 10% all’11,5%, oltre che le accise sul carburante.

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L’economia italiana rallenta già

Eppure, ieri l’Istat ci ha confermato che in aprile i segnali di rallentamento dell’economia sarebbero risultati maggiori, dopo un primo trimestre in crescita dello 0,3% congiunturale, con l’indice di fiducia tra le imprese peggiorato per via dei giudizi negativi nel comparto commerciale e per gli ordini nel manifatturiero. L’instabilità politica non sta certo giovando, ma evitiamo anche la retorica di chi attribuisce all’esito inconcludente delle elezioni il possibile rallentamento in atto della nostra economia, perché non c’entra quasi niente. Il pil in Italia è cresciuto poco anche nel mezzo di un semi-boom europeo, figuriamoci adesso che anche l’Eurozona ha pigiato sul freno.

Non dobbiamo mai dimenticare che la ripresa, intesa come cessazione della recessione, dalla fine del 2014 ha attecchito anche in Italia grazie a tre fattori concomitanti e tutti e tre esterni, esogeni, ovvero non dipendenti dalle azioni del governo di Roma: il tracollo delle quotazioni del petrolio, che ha reso le materie prime che importiamo a più buon mercato, sostenendo il potere di acquisto delle famiglie; l’azzeramento dei tassi della BCE, che ha anche acquistato titoli di stato, comprimendo il costo del denaro, alleviato le rate mensili dei debitori, allargato i margini di manovra fiscali del governo e sostenuto il mercato dei mutui; il cambio debole dell’euro, che ha rilanciato il Made in Italy, tanto che le nostre esportazioni nette viaggiano ormai al 3% del pil.

Ora, però, il prezzo del petrolio è cresciuto dell’85% nell’ultimo anno e mezzo per effetto dell’accordo OPEC-Russia sul taglio della produzione, mentre l’euro sta rafforzandosi ai massimi da fine 2014, guadagnando mediamente il 4% nell’ultimo anno. I tassi, invece, restano bassissimi, ai minimi storici, e questo aiuta ancora l’economia italiana e tiene lontano il rischio spread sui rendimenti sovrani, ma se il caro greggio dovesse tradursi presto in reflazione vera e propria, sarebbe anche la fine della fase ultra-espansiva della BCE e gli interessi lieviteranno. Tutto questo, mentre a Roma cincischiamo sulle formule di governo e rifuggiamo dalla realtà, evitando accuratamente di compiere scelte lungimiranti e risolutive su capitoli come euro, conti pubblici, tasse, burocrazia, pensioni, lavoro, ammodernamento istituzionale e della Pubblica Amministrazione. Il governo di tregua non serve, perché la vera tregua ce la stanno concedendo i mercati; non per bontà, quanto per effetto degli oppiacei loro somministrati dalle banche centrali, che ancora continuano ad inondarli di liquidità a fiumi. Tuttavia, la festa sta per finire e quando la sbornia sarà cessata, ci accorgeremo di dover pulire in fretta il grosso casino fatto prima che tornino mamma e papà. E ci verrà un atroce mal di testa.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica, Politica italiana

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