Governo d’emergenza dopo il referendum? L’ultima ipotesi che piace a tutti

Governissimo dopo il referendum costituzionale per fare le riforme. Ecco l'ultimo fanta-scenario non troppo irrealistico.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Governissimo dopo il referendum costituzionale per fare le riforme. Ecco l'ultimo fanta-scenario non troppo irrealistico.

Il referendum costituzionale potrebbe non portare in alcun caso alla fine della legislatura. E’ un’altra ipotesi, che starebbe avanzando da qualche giorno nei palazzi del potere politico romano. Se vince il “sì”, sarà più difficile impedire al governo Renzi di andare al voto anticipato nel 2017, ma se vince il “no”, le cose potrebbero mettersi diversamente.

Sinora, lo scenario più plausibile è parso quello di una caduta immediata dell’esecutivo e di elezioni già all’inizio dell’anno prossimo. E se le opposizioni non chiedessero le dimissioni di Matteo Renzi? Direte voi, ma è incredibile che dopo una vittoria, che di fatto sancisce la fine del “renzismo”, grillini e centro-destra non ne approfittino per mandare a casa il premier.

Riforme istituzionali e modifica Italicum

Ebbene, la prospettiva potrebbe essere un’altra: utilizzare il residuo anno e mezzo fino alla fine della legislatura per fare un minimo di riforme istituzionali concordate (se vince il “sì”, chiaramente non se ne parla) e modificare l’Italicum (Pierluigi Bersani ha chiesto di riformare la legge elettorale, ma Renzi ha chiuso all’ipotesi), specie se quest’ultimo dovesse essere stato già bocciato per allora dalla Corte Costituzionale in un paio di punti, come si vocifera da qualche settimana.

Tornare alle urne con il Consultellum – questa sarebbe la legge elettorale nel caso di bocciatura parziale dell’Italicum e/o di sconfitta del governo al referendum – non converrebbe a nessuno. Chiunque vincesse, infatti, non avrebbe una maggioranza e tutti sarebbero costretti ad allearsi con partiti e coalizioni “scomodi”.

Meglio, quindi, stringere i denti e aprire a un governo non tecnico, ma di vera e propria emergenza istituzionale, che potrebbe persino essere guidato ancora da Renzi, ma comprendendo rappresentanti di tutti i partiti politici in Parlamento, ovvero anche Lega Nord, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Movimento 5 Stelle.

 

 

 

Governissimo servirebbe a tutti, tranne a Renzi

Lo scenario appare quasi fantapolitico, ma così non sarebbe. I grillini di Luigi Di Maio potrebbero al limite appoggiare l’esecutivo dall’esterno per assicurarsi la “purezza” prima delle elezioni, ma resterebbe il fatto che il nuovo esecutivo sarebbe rappresentativo di tutte le forze politiche e potrebbe aiutare a superare le contrapposizioni non solo tra l’attuale maggioranza e le opposizioni, bensì pure all’interno del centro-destra da una parte e del PD dall’altra.

Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni guadagnerebbero tempo per riorganizzarsi e sarebbero determinanti per varare una nuova legge elettorale meno distorsiva del consenso e più rappresentativa dei reali rapporti di forza tra i partiti. Lo stesso dicasi per i parlamentari pentastellati, che si presenterebbero al cospetto elettorale da “padri costituenti”, non più da semplici contestatari del sistema.

Se Renzi non accetta, ci sarà un altro premier

Certo, sarebbe ugualmente la fine di Renzi, di fatto a capo di un governissimo. Non è nemmeno detto che accetti una soluzione simile, mentre è probabile che, in presenza di un accordo trasversale tra opposizioni e parte della maggioranza (minoranza PD e centristi), il presidente Sergio Mattarella non potrà che prendere atto dell’esistenza di una volontà parlamentare per fare finalmente riforme concordate, affidando eventualmente l’incarico a una qualche figura autorevole e al di fuori degli schieramenti. Ricordatevi della nostra scommessa su Tito Boeri.

La minoranza dem prenderebbe la palla al balzo per sbarazzarsi in maniera soft del premier, ma senza poter essere additata di tradimento. I centristi recupererebbero la loro funzione di trait d’union tra le varie forze politiche, anche in vista delle elezioni, mentre i grillini sarebbero “sdoganati” quale forza di governo.

 

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Argomenti: Politica