Il governo del presidente punta a far rassegnare gli italiani salvando il “sistema”

La vecchia politica prova a resistere contro l'ipotesi di un governo tra grillini e leghisti. Il presidente Mattarella proverà la carta dell'esecutivo istituzionale, quasi certamente guidato da un solito vecchio volto del sistema.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La vecchia politica prova a resistere contro l'ipotesi di un governo tra grillini e leghisti. Il presidente Mattarella proverà la carta dell'esecutivo istituzionale, quasi certamente guidato da un solito vecchio volto del sistema.

Roberto Fico è salito ieri sera al Colle e ha ricevuto dal presidente Sergio Mattarella un incarico esplorativo, finalizzato a verificare la sussistenza di una maggioranza parlamentare tra Movimento 5 Stelle e PD per fare nascere il nuovo governo, dopo che la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha dovuto annotare il fallimento nelle trattative tra centro-destra e Movimento 5 Stelle. Due gli scenari possibili a questo punto: che il presidente della Camera riesca a trovare un’intesa tra M5S e PD, oppure che i grillini avallino finalmente un esecutivo insieme o a tutto il centro-destra o alla sola Lega di Matteo Salvini. La prima ipotesi appare difficile, la seconda molto più realistica. Se così, Forza Italia garantirebbe un appoggio esterno a un eventuale esecutivo guidato da Luigi Di Maio o dall’alleato leghista o da una figura terza, non necessariamente all’infuori dei due partiti. Vedremo nei prossimi giorni se la chiusura ancora ieri ostentata da Silvio Berlusconi verso l’M5S sia reale o solo tattica.

Se, però, nessuna soluzione politica dovesse rendersi possibile, Mattarella avrebbe dalla sua un’unica ultima carta: il governo del presidente o istituzionale. L’incarico di premier verrebbe affidato a un personaggio autorevole, magari un costituzionalista o un accademico di diversa estrazione, con l’obiettivo di transitare l’Italia verso nuove elezioni politiche, magari in coincidenza con le europee dell’anno prossimo. Occhio, però, perché il suo battesimo non avverrebbe ufficialmente con l’annuncio della data dell’estrema unzione. Il Quirinale fingerebbe (e spererebbe) che il nuovo governo nasca per durare tutta la legislatura.

Chi sosterrebbe un simile ennesimo pastrocchio all’italiana? PD e Forza Italia senza alcuna ombra di dubbio. In primis, perché vogliono evitare come la peste elezioni anticipate immediate, temendo una sonora sconfitta ancora peggiore di quella già incassata il 4 marzo. Secondariamente, perché il governo di Mattarella sarebbe un salvavita per due formazioni che hanno ormai perso il contatto con gli elettori, indaffarati nella gestione di interessi di bottega personali o tutt’al più di partito. E gli altri? M5S e Lega non sarebbero intenzionati ad avallare un tale scenario, ma se non si accordassero tra di loro per contrapporvi un governo politico, finirebbero per essere additati dalle forze tradizionali come irresponsabili, precipitando l’Italia verso elezioni anticipate, che verrebbero combattute sul terreno della presunta affidabilità degli uni contro l’assenza in capo agli altri.

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Il desiderio di un governo di rassegnazione nazionale

Le pressioni su grillini e leghisti perché appoggino l’ennesimo governo tecnico altrimenti denominato saranno forti, anche perché con ogni probabilità chi restasse fuori non verrebbe ascoltato, se non solo formalmente, in sede di riscrittura della legge elettorale. E tranne che leghisti e grillini non stringano un patto per restarsene all’opposizione, facendo mancare i numeri, alla fine almeno uno dei due cederà. Da lì, partirà l’operazione di salvataggio di quel che resta del cadavere della Seconda Repubblica. Come? Puntando sul peggiore dei sentimenti: la rassegnazione.

Gli italiani hanno rivoluzionato il panorama parlamentare a marzo, mandando PD e Forza Italia ai rispettivi minimi storici e assegnando per la prima volta nella storia repubblicana la maggioranza assoluta dei seggi a due forze “anti-sistema”, pur tra loro non alleate. Per la classe dirigente italiana è stato un trauma enorme, in quanto le ultime elezioni hanno spazzato via il centrismo quale eterna formula attorno alla quale ha ruotato per 70 anni qualsivoglia soluzione di governo. Le cosiddette “ali estreme” sono sempre state tagliate fuori dalle stanze dei bottoni, avendo avuto la necessità di allearsi con i centristi per legittimarsi politicamente e ambire a posizioni istituzionali di rispetto. Ora, è avvenuto l’esatto contrario. Un incubo per personalità come Mattarella, espressione del centrismo di sinistra della vecchia Dc, ovvero di quella classe politica che è sempre rimasta in sella, quale che fosse il risultato di ciascuna tornata elettorale, controllando praticamente tutto, dal governo al Parlamento a fasi alterne, dal Csm alla Corte Costituzionale, passando gli organi principali dell’informazione.

Il governo del presidente vorrà persuadere gli italiani dal continuare a mostrarsi “rivoluzionari” ai seggi, quasi avvertendoli che non esisterà modo di sfuggire al “sistema” precostituito. Che tu voti Lega o 5 Stelle, a comandare ci finiranno sempre gli “affidabili”, certamente uscendo fuori dalle forze politiche funzionali al mantenimento dello status quo. I vecchi lupi dell’Italia che conta(va) vogliono fare presente che non li si può eliminare con le elezioni, che nessuno si illuda che basti vincerle per scalzare un sistema collaudato da decenni e che ha funzionato benissimo, per loro. In gioco, vi scrivevamo ieri, ci sono fin troppi interessi per non sfruttare fino all’ultima occasione utile per sbarrare la strada a un premier “populista”. Oltre al controllo di decine di aziende partecipate dallo stato e con influenza politica ed economica di rilievo (ENI, Enel, Cdp, Rai, MPS, etc.), esistono i rapporti di buon vicinato con le principali cancellerie europee, ovvero con l’asse franco-tedesco.

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Corsa per salvare il sistema

Non importa che Berlino e Parigi propinino politiche o facciano accordi sopra la nostra testa. La classe dirigente italiana trova la sua legittimazione a Bruxelles, proprio in quell’Europa dei commissari che tutti teoricamente disgustano, ma dinnanzi alla quale nessuno è mai riuscito a fare valere una qualche buona ragione. La Seconda Repubblica è nata sulla fuga dei politici dalle loro responsabilità e sull’abbandono del potere nelle mani dei tecnici europei, esattamente come la repubblica nacque dopo che il re abbandonò la Capitale al suo destino sotto l’occupazione tedesca. Da lì in avanti, le leve del potere si sono spostate da Roma a Berlino-Bruxelles, come dimostrano le frequenti interferenze dei commissari nelle vicende politiche italiane.

Mattarella cercherà fino all’ultimo di evitare che un governo tra 5 Stelle e Lega nasca, perché teme che i due possano modellare le istituzioni a loro immagine e somiglianza, ponendo fine a 7 decenni di governi nati per non governare, finalizzati a conservare il più possibile lo status quo e a non indispettire nessuna forza sociale al suo interno e nessun partner straniero sul fronte estero. Come potrebbe mai accettare il Quirinale che a guidare dicasteri economici vi possa essere un esponente del Carroccio, partito che si è proclamato apertamente contro l’euro negli ultimi anni? E che la linea di Palazzo Chigi sia magari improntata alla rivendicazione della sovranità decisionale, quando da decenni la giurisprudenza italiana ha avallato un’automatica spoliazione del Parlamento, in favore di organismi sovranazionali nemmeno democraticamente eletti? Qui, si tratta di non rischiare di passare dalla parte sbagliata della storia. Che è sempre indicata tale da chi vince e detiene il potere, politico e mediatico.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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