Governo Conte finito: elezioni anticipate sbocco più naturale, all’Italia serve decidere

La crisi di governo si è aperta. Matteo Salvini invoca le elezioni anticipate e il Movimento 5 Stelle non avrebbe opzioni alternative politicamente sostenibili. Ecco perché la maggioranza "giallo-verde" si è sfaldata e quando si tornerebbe al voto.

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La crisi di governo si è aperta. Matteo Salvini invoca le elezioni anticipate e il Movimento 5 Stelle non avrebbe opzioni alternative politicamente sostenibili. Ecco perché la maggioranza

Le alleanze durano finché non si rompono, quelle innaturali nascono morte in partenza. E tra Movimento 5 Stelle e Lega era nata nel maggio dello scorso anno un’alleanza coattiva, per esclusione e con un unico punto di contatto: la lotta contro l’Europa dell’austerità e la vecchia classe politica italiana. Il governo Conte era riuscito a sopravvivere alle contraddizioni nella maggioranza fino all’approvazione della legge di Stabilità, che come una lista della spesa aveva dovuto accontentare le due anime con misure diverse.

Il punto di rottura tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio è arrivato nel corso delle campagna per le elezioni europee.

Fino alle regionali in Basilicata nella scorsa primavera, i grillini avevano assistito al boom di consensi dell’alleato senza granché reagire, dopo quel voto hanno dovuto prendere atto che per non soccombere del tutto avessero bisogno di smarcarsi. E lo hanno iniziato a fare cavalcando tematiche di sinistra, come la maggiore disponibilità all’accoglienza dei clandestini sbarcati nelle coste italiane, ma anche sul tema dell’anti-fascismo, per non parlare da ultimo del Russiagate. Dal canto suo, i forti successi della Lega hanno paradossalmente accelerato la crisi di governo, perché Salvini oggi è come quell’investitore che si trova in mano azioni rivalutate del 100% rispetto alla data di acquisto e che, però, rimangono semplice guadagno teorico fino a quando non passerà all’incasso rivendendole.

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Le forti divisioni tra Lega e 5 Stelle

Sono stati e restano tanti i capitoli a dividere i due vicepremier. Autonomie e TAV sono state semplicemente bandiere sventolate da entrambe le parti per cercare la rottura, ma la vera origine della crisi di governo risiede altrove, ovvero nella necessità dei 5 Stelle di spostarsi a sinistra per marcare il territorio ed evitare che esso torni ad essere occupato dal PD più eventuali alleati. Questo paralizza l’azione dell’esecutivo da mesi, perché Di Maio non può accettare passivamente scelte come la “flat tax”, i porti chiusi, anche perché a differenza di Salvini corre da solo in tutte le elezioni dalle politiche in giù, per cui paga immediatamente qualsivoglia smottamento dei consensi ai danni del suo movimento.

Cosa fare adesso? Elezioni anticipate o solito governo tecnico o decantazione? Il presidente Sergio Mattarella proverà, sulla base della Costituzione, a verificare la sussistenza di una maggioranza parlamentare, anche eventualmente diversa da quella attuale. Che sia o meno la sua preferenza personale non importa, perché è la Carta a imporgli nei fatti di provarci. A parere di chi scrive, non esistono le benché minime probabilità che nasca un governo di ispirazione diversa da quello “giallo-verde”. La matematica richiederebbe altre alleanze ancora meno naturali, come M5S più PD, che non è nemmeno detto abbiano i numeri per governare assieme, date le divisioni interne tra i dem, con l’ala renziana contraria anche solo al dialogo con i grillini e data con un piede già fuori dal partito.

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Resta, sempre come teoria, l’ipotesi di un’alleanza tra tutti contro Salvini, cioè PD+M5S+Forza Italia, un’ammucchiata per rinviare le elezioni, ma che farebbe impennare ulteriormente i consensi della Lega e, soprattutto, non avrebbe in comune quasi nulla. Infine, centro-destra (senza Fratelli d’Italia quasi certamente) e PD insieme: un suicidio per Salvini e Nicola Zingaretti. Dunque, l’ipotesi probabile sarebbe che resti il governo Conte, magari con i ministri leghisti dimissionari e specialmente la carica del ministro dell’Interno appare a rischio, in quanto sarebbe quella che dovrebbe garantire l’organizzazione e la gestione delle elezioni e Salvini indosserebbe la duplice veste di garante e candidato premier.

A quando le elezioni anticipate?

Quando si voterebbe? La data eventualmente più probabile e indicata dallo stesso Salvini sarebbe il 13 ottobre, anche se questo implicherebbe la necessità che a redigere la legge di Stabilità sia il governo uscente o chi dovesse sostituirlo.

Comunque vada, di una cosa non avremo bisogno, cioè di un esecutivo balneare, nato per non decidere, per fare passare il tempo senza far nulla. L’Italia necessita di azione, di soluzioni e, soprattutto, di scelte quanto più condivise possibili, ma decise. Non si può pensare di fare un euro in quattro per accontentare istanze tra di loro contrapposte, perché così si sprecano risorse senza addivenire a interventi efficaci.

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E, infine, la campagna elettorale sarà, pur in tempi molto anticipati rispetto alla scadenza naturale, l’occasione per fare il punto su alcune scelte in netto contrasto con le promesse elettorali. I grillini dovranno spiegare ai loro elettori come sia stato possibile aver consentito con i propri voti determinanti la nomina di Ursula von der Leyen a capo della Commissione europea, se ciò corrisponda a un cambio di passo nel rapporto con l’Europa o a un’astuzia di cortissimo respiro, tesa semplicemente a mettere l’alleato in difficoltà a Strasburgo e, di riflesso, a Roma. Di sola furbizia la politica non va avanti per molto. E i pentastellati al governo ne hanno dimostrata tanta, credendo che avrebbe sopperito all’assenza di una visione generale dell’Italia e di esperienza.

In breve, sono passati dal volere “aprire l’Europa come una scatoletta di tonno”, stappando bottiglie di spumante sull’innalzamento del deficit-obiettivo, al farsi interpreti di una politica di bilancio rispettosa delle regole fiscali europee. Certo, una cosa è la propaganda e un’altra governare, ma cambiare impostazione su tutti i temi centrali senza nemmeno passare per un mandato popolare ricorda molto il PD renziano. E stando agli ultimi risultati elettorali, l’M5S starebbe facendo pure peggio, contrariando per ragioni diverse molti suoi elettori, da nord a (soprattutto) sud.

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