Governo Conte, come Salvini spingerà Berlusconi e Meloni a sostenerlo

Matteo Salvini è il vero capo del governo giallo-verde ed esercita la leadership a tutto discapito del resto del centro-destra. Ecco perché l'opposizione di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sarà sempre più blanda.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini è il vero capo del governo giallo-verde ed esercita la leadership a tutto discapito del resto del centro-destra. Ecco perché l'opposizione di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sarà sempre più blanda.

La diatriba europea sul caso “Aquarius”, la nave carica di 629 migranti provenienti dalla Libia e che il governo italiano ha deciso di non accogliere, chiudendo i porti e spingendo così la Spagna a sobbarcarsi per una volta dell’onere, sta facendo di Matteo Salvini il vero domino della politica nazionale. I dati delle amministrative di domenica lo hanno scolpito nitidamente: la Lega è l’unico partito a crescere e a vincere, trainando il centro-destra. Da vice-premier e ministro dell’Interno, il leader del Carroccio sta modellando il governo a sua immagine e somiglianza, spostando “a destra” l’asse della maggioranza e praticamente riempiendo un certo vuoto politico alimentato dalla impreparazione e l’eterogeneità culturale del Movimento 5 Stelle. Sulla questione migranti, Salvini sta spingendo il premier Giuseppe Conte sulla sua linea, tanto che questi medita adesso di annullare il vertice bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron, in risposta alla linea critica di Parigi verso Roma e alle parole sprezzanti usate sia dall’Eliseo che dalla maggioranza parlamentare sull’operato del nostro governo in relazione al caso Aquarius.

Immigrazione e deficit, il compromesso che unirà Salvini a Frau Merkel

Il centro-destra non ha potuto che schierarsi in toto con Salvini e, per estensione, con il governo Conte. Fratelli d’Italia ha dato della “faccia da bronzo” a Macron, attraverso la sua leader Giorgia Meloni, così come la stessa Forza Italia, formalmente all’opposizione, ha rispedito al mittente le accuse di “cinismo” e ha ricordato come i francesi chiudano da anni le proprie frontiere per non fare entrare un solo immigrato clandestino. La coalizione, dunque, si ricompatta su un tema specifico, ma trattandosi di una battaglia di identità e per il riposizionamento dell’Italia in Europa, non sarà facile per gli alleati di Salvini sganciarsi o mostrarsi distanti anche alle prossime occasioni.

Le scelte in Europa

La marcia di avvicinamento verso Austria e il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ci porrà d’ora in avanti in netto contrasto con l’asse franco-tedesco, che è stato sinora quello a cui Roma si è appoggiata per assenza di alternative e mancanza di coraggio, oltre che di elaborazione di una propria fisionomia in politica estera, senza averne mai ottenuto benefici reali, fosse anche il rispetto della propria dignità nazionale. Dinnanzi all’asse con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il premier ungherese Viktor Orban, praticamente sulle stesse posizioni di Salvini e già suoi alleati a Bruxelles, Silvio Berlusconi dovrà scegliere se continuare a sposare la linea ruffiana pro-merkeliana, pur solo di facciata, oppure se sostenere la visione leghista, che per quanto ancora acerba, punterebbe a una sorta di riscatto dell’Italia nei consessi internazionali, attraverso l’elaborazione di una politica estera autonoma e non supina ai desiderata di Francia e Germania. Non si tratterà di posizioni formali, ideali e metafisiche, bensì attinenti a scelte concrete, come la gestione del fenomeno migranti, appunto, ma anche il rapporto con le istituzioni comunitarie e il ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale.

Governo Lega-5 Stelle, cosa accadrà con l’Europa?

Fingersi alleati per distanziarsi da Salvini sulla sua linea di politica estera non solo non pagherebbe in termini elettorali, ma spingerebbe l’ex premier verso l’irrilevanza nello scontro sempre più evidente che sta già sorgendo tra il governo Conte e il PD, quest’ultimo nei panni di difensore della politica estera tradizionale dell’Italia. A meno che Berlusconi non voglia concludere mestamente la sua carriera politica tra le braccia del centro-sinistra, non potrà che appoggiare, pur con una certa autonomia di pensiero, il nuovo corso salviniano. Di fatto, l’opposizione di Forza Italia al governo non potrebbe essere così arcigna, perché gli elettori del centro-destra farebbero la facile equazione “Berlusconi uguale PD” e gli volterebbero definitivamente le spalle.

Berlusconi e la tutela di Mediaset

Interessi ancora più concreti vedranno Forza Italia usare toni piuttosto moderati nei confronti della maggioranza. Ieri, le nomine di 39 sottosegretari e 6 vice-premier hanno completato la squadra di governo e per gli azzurri sono arrivate cattive notizie: Luigi Di Maio, anzitutto, si tiene la delega alle Comunicazioni all’interno del suo Ministero allo Sviluppo, il senatore grillino Vito Crimi diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, anche se il leghista Dario Galli presidierà da vice-ministro proprio il Mise. Nel complesso, l’ex premier avrebbe poco di cui stare tranquillo sulla tutela dei propri interessi aziendali, che Salvini gli ha garantito prima ancora di ottenere il via libera per trattare con l’M5S sul nuovo governo. Se Berlusconi sparasse a zero, direttamente o tramite i suoi gruppi parlamentari, contro Conte e i suoi ministri, il risultato sarebbe un irrigidimento dei grillini verso posizioni punitive nei riguardi di Mediaset, in particolare.

Di Maio minaccia Mediaset e Berlusconi parla di ricomprarsi il Milan

Non è un caso che ai suoi, nei giorni scorsi, Berlusconi avrebbe confidato di temere di perdere le aziende con Di Maio allo Sviluppo. La preoccupazione si riferisce ad alcuni propositi nel programma pentastellato, come l’imposizione di un tetto del 10% alla raccolta pubblicitaria per ciascuna rete televisiva. Probabile, poi, che se l’M5S avesse realmente carta bianca per andare fino in fondo sul riassetto radio-televisivo, verrebbe imposto anche un limite al numero delle reti detenute e/o alla raccolta pubblicitaria complessiva. E Mediaset, tramite Publitalia, detiene una quota di mercato del 60%, per cui risulterebbe fin troppo attaccabile. Per non parlare del ruolo determinante che Di Maio avrebbe nel tutelare eventualmente Cologno Monzese da scalate ostili, come quella dei francesi di Vivendi, ad oggi fallita proprio per la discesa in campo del governo Gentiloni e dell’Agcom, i cui vertici scadranno tra un anno e verranno rinnovati dal premier d’intesa con il Mise (presidenza) e da Camera e Senato (componenti). Inevitabile, quindi, un certo “appeasement” di senatori e deputati azzurri verso Palazzo Chigi, così come da parte del piccolo partito della Meloni, che altrimenti si ritroverebbe a fare opposizione a un governo con una linea politica apparentemente di destra, specie per gli affari esteri.

E quando a settembre arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri la legge di Stabilità, sarà altrettanto complicato per i forzisti contrastare con argomenti elettoralmente convincenti il promesso taglio delle tasse e la revisione della legge Fornero. Potranno limitarsi a inveire contro il reddito di cittadinanza, provvedimento sgradito all’elettorato di centro-destra, per il resto difficile che assisteremo a barricate e vesti stracciate. E se i sondaggi continuassero su questa china, dopo l’estate vi saranno già più parlamentari migrati verso la Lega e Forza Italia resterà sempre più ristretta a una cerchia di fedelissimi senza consensi.

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Argomenti: Politica, Politica italiana