Governo tra centro-destra e M5S, perché Berlusconi vuole ora allearsi con Di Maio

Avanza l'ipotesi di un governo tra centro-destra e Movimento 5 Stelle, dopo le aperture di Silvio Berlusconi a una trattativa con i grillini, affidata a Matteo Salvini. Quali i possibili punti programmatici e le incognite?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Avanza l'ipotesi di un governo tra centro-destra e Movimento 5 Stelle, dopo le aperture di Silvio Berlusconi a una trattativa con i grillini, affidata a Matteo Salvini. Quali i possibili punti programmatici e le incognite?

Sono cadute le resistenze di Silvio Berlusconi a un’intesa complessiva con il Movimento 5 Stelle e finalizzata non solo alla spartizione delle presidenze di Camera e Senato, bensì pure alla formazione di un governo. Lo scenario meno probabile, per non dire impossibile fino a pochi giorni fa, assume sempre più connotati realistici. Sembra quasi certo che i grillini otterranno dal centro-destra il via libera alla presidenza della Camera, che andrebbe a Roberto Fico, esponente di “sinistra” dell’M5S, in grado di raccogliere consensi, quindi, in quell’area che oggi sarebbe rappresentata grosso modo dal PD. In cambio, un esponente della coalizione riceverebbe l’ok per Palazzo Madama ed è probabile che la carica sia assegnata a un esponente di Forza Italia, visto che la Lega vorrebbe giocarsi fino in fondo la carta di Palazzo Chigi. Se, invece, sarà proprio il Carroccio a ottenere la presidenza, i nomi più papabili al momento appaiono quelli di Giulia Bongiorno e Lucia Borgonzoni, volti di due donne leghiste rispettivamente siciliana ed emiliana. Di questo parleranno al vertice odierno i tre leader del centro-destra.

Ma come si è arrivati a una svolta, che definire clamorosa è riduttivo? Fino a qualche giorno fa, l’ex premier aveva dichiarato che avrebbe “aperto la porta, ma per cacciarli”, rivolgendosi ai grillini, dopo le aperture di Matteo Salvini, accolte con stupore e indignazione ad Arcore. E fino alla fine della settimana scorsa, sempre Berlusconi faceva appello al PD, affinché appoggiasse un governo di centro-destra. Con lo scorso fine settimana, tuttavia, la strategia del Cavaliere sembra essere cambiata. Come mai?

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Le ragioni del cambio di passo di Berlusconi

Salvini gli ha ribadito che di formare un governo con il PD non ci pensa nemmeno e dallo stesso Nazareno non sono arrivate aperture, come anche Gianni Letta ha fatto presente al leader di Forza Italia. E allora, lo scenario che questi rischia di avere davanti sarebbe di un governo M5S-Lega, che lo escluda da ogni carica e che di fatto lo marginalizzerebbe nei mesi seguenti e lo eliminerebbe politicamente con il ritorno alle urne, dopo magari la riscrittura della legge elettorale in senso favorevole ai due partiti vincitore di queste elezioni. Meglio turarsi il naso e partecipare a un esecutivo non gradito che subirlo, dunque.

Non è affatto detto che il tentativo riesca. Tra i grillini, molti storceranno certamente il naso dinnanzi alla prospettiva di andare al governo insieme all’odiato Berlusconi. E certamente lo stesso Luigi Di Maio dovrebbe rinunciare a Palazzo Chigi, perché l’accordo sarebbe eventualmente intavolato su una figura di premier terza, gradita a entrambe le parti o almeno non sgradita a nessuna delle due. Nel caso in cui l’esperimento riuscisse, non si tratterebbe di varare un governo a tempo, bensì di mettere su un programma di 5-6 punti da realizzare nell’arco della legislatura. Questo è quanto emerge da Forza Italia.

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I punti di un possibile governo dei vincitori

E quali sarebbero questi punti? Quelli apparentemente irrinunciabili dei due schieramenti riguarderebbero la revisione della legge Fornero, il reddito di cittadinanza, la flat tax, la sicurezza e l’immigrazione, oltre al Def con cui sventare le clausole di salvaguardia, che dall’anno prossimo farebbero lievitare le aliquote IVA. In realtà, si arriverebbe probabilmente a una convergenza “step by step”, passo dopo passo, perché è evidente che ad oggi tra le due parti esisterebbero molte differenze e diffidenze. Berlusconi potrebbe recitare dalla composita maggioranza il ruolo di garante per l’Europa su scelte, che altrimenti rischierebbero di indispettire i commissari e i mercati. Sulla cancellazione della Fornero, la riforma delle pensioni del 2011, ad esempio, il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito l’altro ieri che l’Italia dovrebbe tagliare la spesa previdenziale, la quale resta alta persino a legislazione vigente, a causa sia dell’invecchiamento della popolazione, sia di alcune leggi generose, come sulla reversibilità degli assegni e la minore contribuzione versata dai lavoratori autonomi.

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Difficile credere, poi, che con la fine del “quantitative easing” della BCE, al più tardi dalla fine di quest’anno, i mercati ci lascino fare e disfare la qualunque. Il ricordo dello spread è ancora traumatico proprio per il Cavaliere, che fu costretto a lasciare Palazzo Chigi sulle tensioni finanziarie esplose per la scarsa credibilità di cui godeva il nostro debito sovrano. Negli ultimi anni, nulla in meglio è cambiato e nemmeno sul fronte della percezione in sé tra gli investitori, come dimostra il crollo della percentuale di BTp in mano agli investitori stranieri dal 52% del 2010 ad appena un terzo attuale. Semplicemente, l’accomodamento monetario di Mario Draghi ci sta tenendo al riparo dalla tempesta, ma tra la fine prossima degli stimoli e la scadenza del suo mandato nell’ottobre 2019, con la prospettiva molto concreta che a succedergli sia il “falco” tedesco Jens Weidmann, la pacchia sembra destinata a finire.

E allora, che la UE non stia facendo pressione su Berlusconi, membro del PPE, affinché “accompagni” la nascita di un governo populista, presidiandolo dall’interno? Il tentativo è stato fatto con il PD, che travolto dalle elezioni, tuttavia, non intende entrare in alcuna maggioranza, preferendo ripartire dall’opposizione. Pertanto, a Bruxelles non resterebbe che optare per un piano B, pur sempre migliore dello scenario più temuto, ossia quello di un governo M5S-Lega, che si caratterizzerebbe per un elevato tasso di euro-scetticismo. Serve istituzionalizzare i grillini e di rendere meno innocui i leghisti. Ma ancora siamo alla presidenza delle Camere.

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Argomenti: Politica, Politica italiana