Governo tra 5 Stelle e Lega non escluso, così Salvini vuole divorare gli alleati

Matteo Salvini telefona a Luigi Di Maio: quasi accordo sulle presidenze di Camera e Senato. E Silvio Berlusconi ora teme un'alleanza tra la Lega e il Movimento 5 Stelle anche sul governo. Cosa ha in mente l'alleato con la felpa?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini telefona a Luigi Di Maio: quasi accordo sulle presidenze di Camera e Senato. E Silvio Berlusconi ora teme un'alleanza tra la Lega e il Movimento 5 Stelle anche sul governo. Cosa ha in mente l'alleato con la felpa?

Interpellato dai cronisti stranieri, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha escluso solamente che possa formare un governo con il PD, non che possa metterne su uno con il Movimento 5 Stelle, anticipando ieri che di lì a poco avrebbe sentito al telefono Luigi Di Maio. Su tutte le furie Forza Italia, che con Silvio Berlusconi ha confermato la massima chiusura verso i pentastellati (“ho aperto la porta per cacciarli via”), dopo che il giorno prima aveva dovuto già ingoiare il rospo amaro dello stop di Salvini a ogni trattativa con il PD. E anche ieri il capo del Carroccio ribadiva di non essere intenzionato a fare il ministro a tutti i costi e di non smaniare per fare il governo. Se avrà i numeri, ha spiegato, va bene, altrimenti non se ne farà niente. L’importante resta la fedeltà alle promesse elettorali, ossia cancellazione della legge Fornero, flat tax al 15% e federalismo, nonché abbattimento della burocrazia.

Come scrivevamo ieri, Salvini non ha tolto la felpa per indossare giacca e cravatta. E’ rimasto spigoloso e duro come in campagna elettorale, segno che nutrirebbe scarse aspettative sulla possibilità di andare a guidare il prossimo governo. E questo atteggiamento iper-critico verso l’Europa (“l’euro resta una moneta sbagliata e non cambio idea sulla base dei sondaggi”) sarebbe forse la reazione al percepito scarso sostegno convinto degli alleati, che lunedì sera gli avevano anche proposto di individuare insieme un altro nome da indicare al PD come premier e avere così maggiori probabilità di riuscire a formare un governo.

Di Maio e Salvini, l’uno diventato moderato e l’altro continua a indossare la felpa

Strategia e tattica dietro le mosse di Salvini

Salvini non si fida di Berlusconi e viceversa. Di più: egli punta a disarcionare del tutto il Cavaliere, ora che questi si mostra politicamente debole e ha dovuto riconoscere la perdita della leadership, seppure non con parole chiare e inequivocabili. Il leghista ha già ripreso a girare l’Italia per le elezioni europee dell’anno prossimo, chiaro segnale della sua ostentata volontà di massimizzare il risultato per il suo partito, in modo da ingoiare gli alleati. I sondaggi gli darebbero ragione. Se si tornasse a votare subito, la Lega e l’M5S prenderebbero ancora più voti, mentre PD e Forza Italia calerebbero ulteriormente.

E’ questo lo scenario a cui Salvini punta: la morte conclamata della Seconda Repubblica sorretta sui due centrismi, di Forza Italia e del PD, in modo che possa nascere la “sua” Terza Repubblica, caratterizzata dalla contrapposizione tra una Lega alla guida della coalizione di centro-destra e un M5S per il fronte opposto. A conti fatti, sarebbero due formazioni tra di loro dialoganti, nonostante vengano percepite quali radicali. Insomma, si porrebbe fine al centrismo tendenzialmente “inciucista” per fare nascere un bipolarismo altrettanto morbido, ma dalle posizioni programmatiche più nette e riconoscibili. Uno schema che forse non reggerà al test della realtà, ma Salvini ci crede e ci spera e sa che l’unico modo per arrivarvi sarà “uccidere” l’alleato-avversario, magari svuotandolo di truppe, attirando a sé quel che resta di Forza Italia, nella prospettiva di costruire una casa più grande e allargata a tutti quelli che ci stanno. Unico requisito richiesto, a quanto pare, l’indisponibilità a strizzare l’occhio al PD.

Potrà tirare la corda a lungo? Bisogna vedere cosa passi per la testa di Salvini, se sia disposto persino a sacrificare l’alleanza odierna, nella convinzione che perdere per strada Forza Italia gli possa portare ancora più consensi, accorciandogli il cammino che lo condurrebbe a Palazzo Chigi. E’ in corso una scommessa da parte del leader leghista, anche se è probabile che proverà prima a giocarsi fino in fondo le proprie carte, insieme al resto della coalizione. Può anche darsi che dietro alle sue ultime mosse si celi una tattica diversa, ovvero quella di lasciare intendere ai grillini che sosterrebbe un loro governo, al fine di allentare le trattative sotterranee tra questi e singoli pezzi del PD, salvo mollarli al loro destino un attimo prima di salire al Colle, lasciandoli senza i numeri necessari per convincere il presidente Sergio Mattarella ad affidare l’incarico da premier a Di Maio.

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Salvini punta alla fine conclamata di Berlusconi?

Sinora, di accertato c’è solo che nella telefonata di ieri tra i due leader vincitori delle elezioni si è parlato di presidenze delle Camere. Di Maio ha chiesto quella di Montecitorio, per cui automaticamente la Lega otterrebbe Palazzo Madama, forse nella persona di Roberto Calderoli o dello stesso Salvini. La spartizione di Camera e Senato in sé non preclude affatto a una trattativa sul governo, anzi l’ipotesi più probabile, nel caso in cui si realizzasse, sarebbe che il prossimo governo, a quel punto, sia di scopo, istituzionale. Difficile ipotizzare, infatti, che il PD appoggi una qualsiasi soluzione politica, anche da esterno, senza avere ottenuto niente in cambio. Per questo, Berlusconi continua a premere perché ai democratici vada una delle due presidenze.

Incontrando i suoi parlamentari, l’ex premier li ha esortati a farsi amici ognuno un parlamentare grillino, invitandolo successivamente a sostenere un governo di centro-destra. Tutto, fuorché un’alleanza con i 5 Stelle. Quanto all’ipotesi di elezioni anticipate, non ci pensa nemmeno il Cav, che spiega come l’M5S rischierebbe di crescere ulteriormente e di arrivare al 40% nei consensi. Insomma, c’è tanta paura ad Arcore, il cui emissario Gianni Letta ha le mani legate dai numeri. Non si tratta di essere in grado di trovare un’intesa con il PD, bensì solo con singoli suoi componenti che possano appoggiare i provvedimenti di un esecutivo di minoranza in mano al centro-destra. Ipotesi in sé ragionevole, ma che non avrebbe i numeri senza il nulla osta di Salvini, che è proprio quello che manca. E il timore di una pugnalata alla schiena attraverso il sostegno a un governo pentastellato resta forte. Certo, sarebbe la fine dell’alleanza di centro-destra, ma ancor prima di quella di Forza Italia. Che Salvini abbia in mente di divorare gli alleati e di inglobarli nella sua super Lega, dando vita a una formazione-coalizione tutta a sua immagine e somiglianza, dopo che il parricidio sarà stato compiuto?

Perché Matteo Salvini e non il PD è il vero corteggiato di questi giorni

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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