Google svela i ricavi di YouTube e la borsa reagisce male, ecco perché

Operazione trasparenza per Alphabet, la casa madre di Google, che per la prima volta ha fornito i risultati sul fatturato di YouTube. Numeri in forte crescita, eppure la borsa americana ha reagito negativamente. Vediamo perché.

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Operazione trasparenza per Alphabet, la casa madre di Google, che per la prima volta ha fornito i risultati sul fatturato di YouTube. Numeri in forte crescita, eppure la borsa americana ha reagito negativamente. Vediamo perché.

Operazione trasparenza in casa Alphabet, la società madre di Google e che controlla da 14 anni a questa parte anche YouTube. Il nuovo ceo Sundar Pichai ha fornito ieri per la prima volta i dati finanziari di quest’ultimo. I ricavi pubblicitari da questo business nel 2019 sono stati pari a 15,15 miliardi di dollari, in crescita del 36,5% rispetto agli 11,155 miliardi dell’anno precedente e in forte rialzo dell’85% dagli 8,1 miliardi del 2017.

Considerando che l’intero fatturato di Alphabet sia stato di 160,7 miliardi, l’incidenza si è attestata a quasi il 10%. Certo, il grosso continua ad arrivare dagli introiti pubblicitari sul motore di ricerca, che hanno superato i 98 miliardi. Ad ogni modo, il mercato non l’ha presa bene, tanto che la seduta di ieri dalla società è stata chiusa con un calo del 2,5% e il livello di capitalizzazione è così sceso leggermente sotto i 1.000 miliardi.

Questo è dovuto essenzialmente ad aspettative ben più elevate. Negli anni recenti, si parlava di ricavi da YouTube nettamente superiori ai 20 miliardi di dollari, mentre adesso sappiamo che, pur in forte crescita di anno in anno, nel 2019 si siano attestati decisamente sotto tale soglia. Vero è, però, che agli oltre 15 miliardi derivanti dalla pubblicità dovremmo aggiungere i 3 miliardi arrivati dagli abbonamenti e che sono stati segnalati alla voce “Google other”, complessivamente di 17 miliardi. Ma la somma continua a restare inferiore alle attese degli azionisti, che hanno così reagito vendendo il titolo.

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Metà dei ricavi va a chi realizza i video

YouTube fu acquistata nel 2006 per 1,65 miliardi, 9 volte in meno il suo fatturato odierno. Allora, però, la piattaforma impiegava appena 65 dipendenti e generava solo 2,1 milioni di video ogni mese. Oggi, i contenuti caricati ammontano a 500 ore ogni minuto e le visualizzazioni sono arrivate a 250 milioni di ore al giorno. E altro aspetto interessante riguarda i pagamenti effettuati in favore dei video makers, cioè di coloro che realizzano i video: sono stati sborsati 7,5 miliardi nel 2019, pari a 55 centesimi per ogni dollaro ricavato. In sostanza, YouTube divide alla pari i ricavi pubblicitari generati dai video con chi li ha realizzati e pubblicati.

Negli ultimi anni non sono mancati i passi falsi, come quando la società si ritrovò boicottata da diverse multinazionali per avere condiviso contenuti violenti e di istigazione all’odio, oltre che a veri e propri proclami di natura terroristica. Da allora, YouTube ha garantito maggiore attenzione e da qualche giorno vieta persino la pubblicazione di video dal contenuto politico. Il business sembra funzionare alla grande e il disappunto degli azionisti è destinato a rientrare. Semplicemente, la trasparenza non sempre paga subito, specie quando arriva dopo anni di illazioni e ipotesi sui dati campate in aria.

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