Goldman Sachs provocò la crisi del debito, Juncker attacca nomina Barroso

La nomina dell'ex presidente della Commissione, José-Manuel Barroso, a capo di Goldman Sachs è diventato un caso politico europeo. Bruxelles: potrebbe lavorare ovunque, ma non lì.

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La nomina dell'ex presidente della Commissione, José-Manuel Barroso, a capo di Goldman Sachs è diventato un caso politico europeo. Bruxelles: potrebbe lavorare ovunque, ma non lì.

Sta scatenando un vespaio di polemiche la nomina di José-Manuel Barroso, ex presidente della Commissione europea, a capo di Goldman Sachs con ruolo non esecutivo per la sua unità internazionale e come consulente per le problematiche globali. Bruxelles non l’ha presa bene, visto che il politico portoghese ha lasciato la guida del governo europeo meno di due anni fa.

Il comitato etico dei commissari ha deciso che nel caso in cui Barroso dovesse essere ricevuto a Bruxelles, egli dovrebbe esserlo in qualità di rappresentante di interessi, non di ex presidente della Commissione. Nei giorni scorsi, il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, aveva definito “dannosa per l’immagine” dell’organo a cui appartiene la nomina di Barroso, mentre già si era espresso nei mesi scorsi contro anche il presidente francese François Hollande, il quale ha dichiarato che l’incarico sarebbe in sé legale, ma “moralmente inaccettabile”.

Crisi debito Eurozona, il ruolo di Goldman Sachs

E nelle scorse ore è arrivata anche la dura presa di posizione del presidente Jean-Claude Juncker, che si è detto non contrario alla decisione in sé di un commissario di passare alle dipendenze del mondo della finanza e del credito, purché non sia Goldman Sachs, che l’ex premier lussemburghese ritiene “volendo o nolente” corresponsabile della crisi.

Il riferimento al ruolo della banca d’affari americana nella crisi del debito sovrano era stato citato anche dallo stesso Hollande, che ha ricordato come essa aiutò negli anni del boom economico la Grecia a truccare i suoi conti pubblici. Di cosa parliamo esattamente?

La crisi del debito in Grecia esplose nel 2010, quando la Commissione notò incongruenze nei suoi bilanci ufficiali. Quando a capo dell’Elstat, l’istituto statistico nazionale ellenico, si ebbe quell’anno un cambio ai vertici, il nuovo presidente scoprì che il deficit reale di Atene fosse non intorno al 4%, come indicavano fino ad allora le statistiche ufficiali, bensì al 15,4%.

 

 

Scandalo debito Grecia

Come fu possibile insabbiare un simile disavanzo fiscale? Tramite la tecnica dei derivati. I governi succedutisi dagli inizi del Millennio avevano contratto con Goldman Sachs strumenti finanziari derivati, che furono sottratti alla contabilità pubblica con la connivenza dei vertici della banca, nascondendo alle statistiche la reale dimensione dell’indebitamento pubblico.

Barroso si è difeso e nei giorni scorsi ha inviato al successore una lettera altrettanto dura, nella quale intende conoscere i criteri con i quali la sua posizione viene esaminata, denunciando una doppia morale, per cui agli altri commissari verrebbe consentito lavorare per società private, mentre l’unica eccezione su cui si sarebbero accesi i riflettori europei sarebbe la sua. Secondo l’ex presidente, si tratterebbe di un atteggiamento discriminatorio nei suoi confronti e verso Goldman Sachs.

Censura ipocrita?

E’ corretto censurare l’incarico assegnato a Barroso? La risposta è legata non tanto al merito, ma al metodo. Juncker non può affermare che si potrebbe lavorare ovunque, tranne che in Goldman Sachs, perché ciò equivale a sostenere che la banca USA sarebbe implicata in vicende, di cui forse non saremmo a conoscenza, pur avendone il diritto. E se davvero essa si fosse macchiata di una qualche responsabilità grave e dovesse oggi considerata una concausa della crisi dei debiti sovrani, tanto varrebbe stilare un regolamento, per cui formalmente si bandisce la possibilità per un membro della Commissione dopo la cessazione dell’incarico di intrattenervi alcun rapporto di tipo professionale.

Perché solo Goldman e Barroso?

E, soprattutto, se il piano di discussione fosse questo, si potrebbe sospettare che altre grandi banche, europee comprese, possano avere scatenato la crisi del debito, così come anche si discute da anni sul ruolo delle agenzie di rating, brave a prevedere tensioni a posteriori. Ergo, o s’intavola una discussione seria, approfondita e senza pregiudizi e difese ad oltranza di chicchessia, oppure la censura politica contro Barroso è roba senza alcun valore.

Tanto per fare un esempio, l’attuale governatore della BCE, Mario Draghi, fu dirigente europeo di Goldman Sachs proprio negli anni incriminati. Avremmo allora dovuto impedirne la nomina a capo dell’istituto centrale? Non vi è un doppiopesismo ipocrita in questo tentativo mediatico di mostrarsi ostili alla banca americana?

 

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