Gli USA strigliano Eurozona e Giappone: pensate troppo all’export, non svalutate il cambio

Duro monito degli USA a Eurozona e Giappone: non utilizzate il cambio per esportare di più, bisogna rilanciare i consumi interni. Da che pulpito arriva la predica!

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Duro monito degli USA a Eurozona e Giappone: non utilizzate il cambio per esportare di più, bisogna rilanciare i consumi interni. Da che pulpito arriva la predica!

Il Rapporto semestrale del Tesoro USA sulle politiche economiche e valutarie internazionali suona come un vero atto di accusa dell’amministrazione Obama contro l’Eurozona, il Giappone e la Corea del Sud, accusati di basare troppo le loro economie sugli “steroidi” delle esportazioni, di fare eccessivo affidamento sugli stimoli monetari e di assegnare minore importanza alla necessità di rilanciare i consumi interni. In particolare, il Rapporto denuncia un uso spregiudicato dell’Eurozona e del Giappone della leva monetaria, quando le riforme strutturali appaiono nelle due aree insufficienti. Il Tesoro americano stigmatizza il surplus delle partite correnti in Germania, pari all’8% del pil, un eccesso che denoterebbe una domanda interna insufficiente. Allo stesso tempo, avverte il Giappone di non eccedere con il consolidamento fiscale, rischiando così di tornare in deflazione. Infine, un consiglio ai coreani: intervenite di meno sul cambio.   APPROFONDISCI – Germania rischia sanzioni UE per record surplus corrente. Tedeschi sulle barricate?   Dunque, il governo americano esprime preoccupazione per la dinamica delle due grandi economie del pianeta, accusate di affidarsi troppo alle esportazioni e troppo poco ai consumi interni. Un anno e mezzo fa, un richiamo simile alla Germania da parte di Washington provocò una polemica all’interno dell’Eurozona, perché fece notare come i tedeschi trasgrediscano quella regola prevista dal Trattato di Maastricht, secondo cui un’economia dell’Eurozona non può eccedere per 3 anni consecutivi il 6% di surplus delle partite correnti in rapporto al pil, essendo ciò il sintomo che essa starebbe sotto-consumando e, quindi, sovra-risparmiando.   APPROFONDISCI – La Germania contro l’Europa: non ridurremo il surplus delle partite correnti   Il richiamo degli USA, tuttavia, appare alquanto interessato e incoerente, dato che è stata la Federal Reserve alla fine del 2008 a dare vita a ben 3 cicli di politiche monetarie ultra-accomodanti, basate sui tassi zero e sul “quantitative easing”, l’ultima forma del quale è stata imitata dalla BCE a inizio anno. Il dollaro ne beneficiò, tanto che non più tardi di 11 mesi fa si attestava ancora a un cambio con l’euro di 1,40, palesemente sottovalutato per gli americani e sopravvalutato per la divisa europea. I moniti espressi nel Rapporto tradiscono un certo nervosismo in America per le possibili conseguenze di un rialzo dei tassi USA a giugno o nei mesi successivi, amplificate dalla forte divergenza tra la politica monetaria della Fed e quella delle altre principali banche centrali del pianeta, tra cui la BCE e la Bank of Japan.   APPROFONDISCI – Tassi USA: la Fed teme il super-dollaro, ma la stretta a giugno resta probabile  

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Argomenti: Crisi Eurozona