Gli orsi hanno mangiato Riccioli d’oro?

La recente violenta correzione dei mercati azionari induce a restare prudenti sulla crescita economica globale. Il punto con gli analisti di T. Rowe Price

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La recente violenta correzione dei mercati azionari induce a restare prudenti sulla crescita economica globale. Il punto con gli analisti di T. Rowe Price

Mentre il cambiamento di scenario è una certezza assoluta se si considera l’evoluzione dei cicli economici ed azionari, l’aumento della volatilità e la correzione dei mercati azionari globali di febbraio hanno mostrato ancora una volta quanto questi ultimi tendano a reagire alle inversioni di tendenza nel breve termine. In questo caso, con una reazione di ragguardevoli dimensioni.

Alla base della maggiore perdita registrata in un singolo giorno dall’indice Dow Jones Industrial c’è stata la sorpresa scatenata dai dati in aumento sui salari USA, una causa quantomeno inusuale – osserva David Eiswert, gestore del fondo T. Rowe Price Global Focused Growth Equity – . Se da un lato si potrebbe pensare che il miglioramento degli indicatori dell’economia reale possa avere un’accezione positiva, è chiaro che la prospettiva di un’inflazione in aumento, temporaneamente o in modo più sostenibile, ha indotto il mercato a riflettere sulle prospettive del post quantitative easing, e forse anche sulle prospettive di un mondo con tassi di interesse più elevati.

Dato che gli investitori azionari hanno goduto di un periodo di inusuale redditività e di certezze nel 2017, il cambiamento e l’evoluzione sono sempre sembrati probabili, e le pressioni a vendere erano l’esito più ovvio. Questo è vero, in particolar modo, in riferimento agli orsi che hanno affilato gli artigli sull’aumento del 25% dei rendimenti dei mercati azionari globali nel 2017. Ciò è avvenuto, naturalmente, all’apice dei rendimenti monumentali degli ultimi nove anni.

Il rally dell’azionario globale

 

Riteniamo – dice Eiswert – che il contesto economico resti ampiamente stabile/in miglioramento, e che le quotazioni azionarie siano ragionevoli, viste le solide prospettive per gli utili societari. Tuttavia, abbiamo notato che il sentiment degli investitori è cresciuto molto nel corso dell’ultimo anno. Ciò premesso, ci sembrano abbastanza normali sia l’aggiustamento del mercato attorno ai nuovi dati sul “rischio” inflazione, attraverso l’innalzamento del VIX, sia il rallentamento dei mercati. Forse meno normale è stata la velocità e l’entità del ritiro dei capitali dai mercati. La salvezza degli investitori è stata che, nonostante la brusca caduta, la correzione ha azzerato solo un mese di guadagni (il 5% del rendimento di gennaio, in realtà), mentre il sentiment e i mercati si sono stabilizzati a marzo. Inoltre, lo shock della volatilità ha in un certo senso allontanato il rischio che i mercati siano stati eccessivamente ottimisti, o addirittura euforici, e ci ha ricordato che è nella natura di qualsiasi investimento azionario andare a braccetto con la volatilità.

 

Perché continuare ad essere ottimisti

 

Se da un lato possiamo osservare che l’impulso inflattivo sta crescendo anno su anno rispetto al basso livello del 1° trimestre 2017, restiamo relativamente scettici su un incremento significativo e duraturo dell’inflazione entrando in un nuovo regime di mercato, con tassi di interesse notevolmente più alti. Le nostre attese su quanto l’inflazione possa ulteriormente muoversi, rispetto ai modesti livelli attuali – puntualizza Eiswert – trovano fondamento nelle forze deflazionistiche strutturali oggi esistenti. L’impatto epocale della tecnologia, della globalizzazione e della demografia restano venti contrari a un incremento sostenuto dell’inflazione. Mentre la Fed, come avevamo previsto già ad agosto, ha iniziato a parlare con maggiore durezza dei rischi di rialzo dell’inflazione, crediamo ancora che a parità di altre condizioni, i fattori deflazionistici ostacoleranno la crescita dei prezzi nella prossima fase del ciclo rispetto ai cicli economici precedenti.

Se da un lato restiamo aperti al cambiamento, al momento non recepiamo un forte interesse delle società ad impegnarsi ad aumentare sostanzialmente i livelli salariali. Pertanto, a dispetto di una quota di benefici fiscali sul trasferimento degli utili ai dipendenti nel breve termine, il ciclo inflattivo ci appare ancora modesto. Il picco della volatilità di febbraio, tuttavia, è un promemoria del fatto che un graduale cambiamento di regime è fondamentale per la stabilità del mercato, in quanto dà ai mercati, alle società e ai consumatori il tempo di adeguarsi, mentre i tassi di interesse iniziano gradualmente a salire.

Se ci sbagliamo – conclude – puntualizza Eiswert – un incremento dell’inflazione e una politica monetaria più stringente potrebbero certamente essere un rischio per quella che viene definita economia “goldilocks”, ovvero né troppo calda né troppo fredda, ma un mese di dati non costituisce una tendenza. Probabilmente andiamo incontro a una corsa più irregolare, in quanto emerge un sentiment di più ampio respiro a fronte di dati meno universalmente positivi.  Una certa iniezione di incertezza ci sembra normale e salutare, sebbene ciò rappresenti una difficoltà per gli investitori che vogliono investire su temi associati a un ovvio miglioramento. Questo è ancora più vero per noi, che selezioniamo i titoli basandoci sui fondamentali: avremo ora l’opportunità di migliorare i nostri portafogli, approfittando delle attuali debolezze.

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Argomenti: bolla finanziaria

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