Gli investitori stanno fraintendendo la repressione della Cina come anticapitalista

Le scelte di Pechino potrebbero sembrare anticapitalistiche, ma non è così. Semplicemente, il capitalismo made in Cina è diverso da quello occidentale.

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Cina a rischio isolamento internazionale

L’investitore miliardario Ray Dalio – fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo – ha appena afferma che la recente repressione normativa della Cina è stata erroneamente interpretata come “anticapitalista” da alcuni investitori occidentali.

In una nota sul suo account LinkedIn, Dalio ha affermato che gli investitori che la pensano in questo modo “continueranno a perdersi” le opportunità che il paese asiatico sta concedendo. Vediamo meglio di cosa si tratta.

La stretta della Cina

Il mese scorso, a pochi giorni dalla quotazione negli Stati Uniti, la Cina ha lanciato un’indagine sulla sicurezza informatica della società di servizi di trasporto passeggeri Didi.

I regolatori cinesi hanno anche intensificato le restrizioni sul settore dell’istruzione del paese. Si tratta, in realtà, di un tentativo di ridurre le disuguaglianze nel paese.

Ad ogni modo, la maggiore supervisione normativa – dalla tecnologia all’istruzione – ha portato a una svendita delle azioni cinesi la scorsa settimana.

Gli investitori hanno frainteso le politiche di Pechino 

I regolatori cinesi, ha spiegato Dalio, stanno “trovando normative appropriate” in un ambiente, come quello dei mercati finanziari, in rapido sviluppo.

Le scelte di Pechino potrebbero sembrare anticapitalistiche, ma non è così. Semplicemente, il capitalismo made in Cina è diverso da quello occidentale.

“Le misure sono state sicuramente una sorpresa per gli investitori, ma i problemi che cercano di affrontare sono considerati una preoccupazione nazionale.

“L’istruzione è diventata ampiamente nota in Cina come una delle “tre grandi montagne” (insieme all’alloggio e all’assistenza sanitaria) i cui costi crescenti negli ultimi anni sono stati un peso per i genitori”.

 

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