Gli attentati a Parigi suonano la sveglia all’Europa sull’integralismo islamico

Gli attentati in Francia avranno conseguenze profonde in Europa, anche sul piano politico. Ma una reazione unitaria della UE non appare molto probabile.

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Gli attentati in Francia avranno conseguenze profonde in Europa, anche sul piano politico. Ma una reazione unitaria della UE non appare molto probabile.

La settimana inizia con alle spalle una scia di sangue per le strade di Parigi, dove gli attentati orditi da cellule dell’estremismo islamico hanno lasciato sul terreno ad oggi 129 morti e centinaia di feriti. E’ stato l’attacco terroristico più grave nella storia della Francia, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il messaggio che i fanatici islamisti hanno voluto lanciare all’Europa, non solo al popolo francese, è chiaro e terribile al tempo stesso: colpiremo chiunque osi intromettersi in Siria, appoggiando gli attacchi contro l’ISIS o autorizzando raid direttamente; vi colpiremo in situazioni di vita ordinaria, non dovrete sentirvi sicuri nei momenti di svago, al lavoro, per strada.

Il contraccolpo di questi attentati è duplice. Il primo sarà psicologico e, quindi, anche economico. Aldilà delle rassicurazioni dei governi e dei loro appelli a non lasciarsi battere dalla logica della paura, il turismo risentirà molto negativamente degli accadimenti parigini. Gli europei, ma forse non solo, si muoveranno di meno tra i vari stati, ma anche all’interno di essi. Se già quest’estate abbiamo avuto un assaggio del calo del turismo al di fuori dei confini europei, che ci ha parzialmente premiati come Italia, il fenomeno potrebbe aggravarsi e trascinare il settore in crisi o verso qualcosa di molto simile.

Nodo immigrazione non più trascurabile

C’è un’altra conseguenza che l’allarme terrorismo avrà e sarà sulle politiche dei governi nazionali, nonché su quella più generale della UE. I popoli chiederanno più severità verso l’immigrazione, specie clandestina, frontiere meno aperte e minore tolleranza con chi sbaglia. Finora, la reazione dei governi a queste richieste sono state un misto di indifferenza e di criminalizzazione dei partiti che si fanno carico di tali istanze.

Il risultato è stato che il Fronte Nazionale in Francia è da tempo primo partito con oltre un quarto dei consensi. Ignorare ancora di più le paure dei cittadini e rispondere con le misure inadeguate sin qui viste non potrà che aggravare la portata della crisi delle democrazie nel Vecchio Continente.

 

 

 

Governi UE saranno sotto pressione su immigrazione e accoglienza

Non è un caso che la prima reazione politica della cancelliera Angela Merkel al G-20 in Turchia sia stata di difesa della sua politica di accoglienza illimitata dei profughi siriani, sostenendo che non dovrebbero andarci di mezzo gli innocenti. Diremmo “excusatio non petita, accusatio manifesta”. La realtà è che ci andranno, e come, di mezzo anche i profughi, perché dalla sera del venerdì scorso è improvvisamente esplosa la diffidenza già non insignificante che milioni di europei nutrono verso anche chi fugge da quelle terre. Lo sanno François Hollande, Angela Merkel, Matteo Renzi, lo stesso Jean-Claude Juncker, che continueranno formalmente a mostrarsi granitici nei loro convincimenti sulla gestione dei flussi migratori, ma che già stanno iniziando sotto sotto a studiare una diversa strategia.

La lotta contro l’integralismo islamico non potrà essere più in fondo all’agenda politica di Bruxelles. L’Europa dovrà decidersi una volta per tutte se appoggiare la guerra contro l’ISIS di Vladimir Putin, scontentando l’America, o se schierarsi con la linea attendista di Washington, che appare ormai insostenibile.

Reazione governi sarà in ordine sparso

Quanto all’Italia, tra poche settimane avremo a che fare con la gestione di un evento già complesso di suo, come il Giubileo straordinario, che vede Roma impreparata. Un’occasione ghiotta per i terroristi islamici per colpire il nostro paese, anche se un calcolo più cinico potrebbe dissuadere le menti malate a tenersi lontani dal Vaticano, rischiando altrimenti di innescare la reazione compatta dell’Occidente contro ogni forma di estremismo di matrice islamista.

Ancora una volta, però, l’Europa subisce e non mostra una capacità di reazione autonoma.

Dovrà andare a rimorchio della Russia o dell’America, perché quel che dovremmo attenderci nelle prossime settimane non è una regia unitaria, bensì atti isolati di questo o quel governo. D’altronde, questo nuovo capitolo del terrore ebbe inizio con gli attacchi della Francia contro la Libia di Muhammar Gheddafi nell’autunno del 2011. Anche in quel caso non vi fu alcun coordinamento all’interno dell’Europa. E state certi che non ve ne sarà nemmeno stavolta.

 

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