Gli aiuti alla Spagna sono una mazzata sugli italiani

I costi degli aiuti agli stati in difficoltà sono pagati dal contribuente italiano. Salvare Madrid costerà 400 euro a ciascun cittadino italiano

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I costi degli aiuti agli stati in difficoltà sono pagati dal contribuente italiano. Salvare Madrid costerà 400 euro a ciascun cittadino italiano

Strano posto l’Europa, dove chi annaspa e sta con l’acqua alla gola è costretto ad aiutare chi sta messo pure peggio. Per dirla con le parole del deputato inglese al Parlamento di Strasburgo, l’euro-scettico Nile Farrage, “ma che minchiata è questa?“. Ora, si aggiunge al coro dei preoccupati anche il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, che invita alla prudenza quanti vorrebbero che la Spagna chiedesse subito gli aiuti all’Europa, passando per il meccanismo dell’ESM (L’Esm aiuterà direttamente le banche, lo prevede la bozza sull’unione monetaria). Motivo? Madrid avrebbe bisogno di almeno 100 miliardi di euro e l’Italia contribuisce già per il 18% degli stanziamenti complessivi. Ma se ad alzare bandiera bianca fosse la Spagna, la percentuale a nostro carico salirebbe, in quanto si dovrebbe sottrarre dalla base di calcolo la quota relativa proprio agli spagnoli, che ammonta a circa il 10% del totale. In totale, spiega Grilli, gli aiuti alla Spagna ci costerebbero circa un punto e mezzo del pil, ossia qualcosa come quasi 24 miliardi di euro. E si tratta di debito a tutti gli effetti, in quanto la liquidità sarà rastrellata da Roma con aste dei titoli pubblici e quasi certamente ci troveremmo a farci prestare denaro dal mercato a tassi superiori a quelli a cui poi la Spagna ci restituirà il finanziamento ottenuto. In altri termini, malgrado si tratti di un indebitamento momentaneo (Madrid dovrà restituire gli aiuti), la perdita per l’Italia sarà con molta probabilità secca, in quanto per aiutare gli amici spagnoli dovremmo indebitarci a tassi più alti di quelli che ci verranno restituiti.  

Quanto costano gli aiuti ai paesi in difficoltà

Il gioco degli aiuti ci è già costato negli ultimi due anni 4 punti di debito. In sostanza, senza i prestiti a Grecia, Irlanda e Portogallo, quest’anno avremmo chiuso con un rapporto tra debito e pil intorno al 119,4%, anziché al 123,4%. E vista la tragica situazione finanziaria di Atene, non possiamo nemmeno fare affidamento su una restituzione certa e integrale di tutti gli aiuti corrisposti. Ma il conto sarà ancora una volta a carico degli italiani. 24 miliardi circa di prestiti significano per ciascun cittadino italiano qualcosa come 400 euro di costo, che sale a più di mille euro, se si tiene conto del numero dei contribuenti effettivi ogni anno. In un periodo di grandi ristrettezze, di sacrifici imposti a tutti, di austerità a ogni piè sospinto, ciò implica per ogni italiano una vera mazzata, che rischia anche di avere effetti negativi sul collocamento dei titoli di stato già in programma, per via della maggiore domanda di liquidità che verrà da parte del Tesoro. E il conto potrebbe risultare ancora più salato, qualora la Troika (UE, BCE e FMI) dovrebbe consentire alla Grecia di raggiungere gli obiettivi di bilancio con due anni di ritardo sulla tabella di marcia concordata, ossia spostandoli al 2016 (Apertura Borsa Milano: bene Finmeccanica e Telecom Italia Media).  Il costo di questo rinvio sarebbe di 30 miliardi. Cifra, che Atene potrebbe fronteggiare, se la BCE dovesse accollarsi le perdite sui bond ellenici in possesso, o tramite l’aumento degli aiuti da parte dei creditori, tra cui l’Italia. In questo caso, infatti, la nostra quota per i nuovi prestiti ammonterebbe a non meno di 5 miliardi e mezzo, altri 90 euro a testa per italiano o quasi 230 euro per contribuente effettivo. Il meccanismo è semplice, quanto fuori da ogni logica. I contribuenti italiani, così come quelli del resto dell’Eurozona, sono chiamati a pagare di tasca loro le magagne del sistema bancario di altri stati o anche del proprio e di rimettere in sesto i conti pubblici dei governi stranieri. Alla faccia dell’azzardo morale e del “chi sbaglia, paga”. Il timore è quello già esternato dalla stampa finanziaria anglosassone circa due anni e mezzo fa, all’inizio della crisi finanziaria in Grecia: stato dopo stato, quando arriverà il turno dell’Italia non ci saranno più soldi.

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Argomenti: Economie Europa

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