Giappone, ripresa lenta e inflazione bassa: l’Abenomics non scuote l’economia

Economia in crescita in Giappone, ma non dinamica. Inflazione prossima allo zero. La Bank of Japan varerà nuovi stimoli per deprimere lo yen.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Economia in crescita in Giappone, ma non dinamica. Inflazione prossima allo zero. La Bank of Japan varerà nuovi stimoli per deprimere lo yen.

Il pil in Giappone è cresciuto dell’1,7% su base annua, oltre le attese, mentre rispetto al trimestre precedente si è avuto un incremento dello 0,4%. Numeri, però, che non autorizzano alcun ottimismo, visto che seguono il -0,4% accusato nell’ultimo trimestre del 2015. La crescita resta quasi piatta e bisogna anche considerare che i numeri sul pil nel Sol Levante sono notoriamente volatili. A queste considerazioni si aggiunge anche la dinamica piuttosto poco vivace dei prezzi: l’inflazione “core”, al netto degli alimentari freschi, dovrebbe attestarsi allo 0,2% quest’anno dal +0,3% del 2015, mentre per l’anno prossimo è attesa all’1,8%. Tuttavia, la metà di quest’ultimo dato sarebbe conseguenza dell’aumento previsto dell’aliquota IVA dall’8% al 10%, senza il quale il Giappone avrebbe l’anno prossimo un’inflazione inferiore all’1%. Nonostante siano trascorsi tre anni dal varo dei potenti stimoli monetari, che hanno più che raddoppiato la base monetaria, gli effetti benefici non si sono ancora visti in maniera stabile. La crescita resta stagnante e l’inflazione non si schioda dallo zero virgola. Per giunta, lo yen ha guadagnato quasi il 10% contro il dollaro dall’inizio dell’anno, un fatto abbastanza increscioso per la Bank of Japan, in quanto frustra i suoi tentativi di ravvivare i prezzi, a causa del minore costo dei beni importati. E fa male anche alla Borsa di Tokyo, perché colpisce i titoli delle società esportatrici.

Super-yen aumenta probabilità di nuovi stimoli BoJ

All’inizio del mese, il cambio tra yen e dollaro si era portato fino a 105,55, ai massimi degli ultimi 2 anni e mezzo e avvicinandosi a quella soglia-limite di 100, raggiunta la quale gli analisti ritengono che la banca centrale interverrebbe per svalutare la divisa nipponica. Anche in conseguenza delle attese rialziste a breve sui tassi USA, la pressione sullo yen si è allentata e attualmente il cambio è salito a 109,4, ma restando al di sotto del tasso-obiettivo, che sempre stando agli analisti sarebbe perseguito informalmente dalla BoJ e che si collocherebbe nel range 110-119, a seconda dell’istituto che effettua le valutazioni. Per questo, un sondaggio realizzato da Reuters ha trovato che Tokyo varerà presto nuovi stimoli monetari, attraverso il potenziamento degli acquisti di titoli di stato, corporate bond e azioni di fondi Etf, nonché tagliando ulteriormente i tassi negativi dal -0,10% attuale. Più della metà degli intervistati ritiene che la mossa possa essere annunciata al prossimo board di giugno.      

Abenomics non da frutti sperati

Di certo c’è che l’“Abenomics”, come viene definito il mix di misure di politica economica del premier Shinzo Abe, non sta dando i frutti sperati. Nel primo trimestre, l’economia nipponica è stata trainata essenzialmente dalla spesa pubblica (+2,6% su base annua) e dai consumi privati (+1,9%), mentre gli investimenti delle imprese sono scesi del 5,3% e sono diminuiti anche gli acquisti di case. Se sono solamente i consumi a tenere a galla il pil, appare sempre meno facile l’aumento dell’IVA nel 2017, considerando che l’ultimo inasprimento delle aliquote nella primavera di due anni fa portò l’economia in recessione. E un eventuale intervento diretto sullo yen o indiretto, attraverso il potenziamento degli stimoli, accrescerebbe la pressione sulla Federal Reserve per impedire che il dollaro si rafforzi eccessivamente, dopo essere riuscita a deprimerne i corsi in questi primi mesi dell’anno.    

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Argomenti: Abenomics, Economie Asia, tassi negativi