Giappone e Cina: un accordo da valutare

Mark Chandler, head currency strategist di Brown Brothers Harriman, valuta il recente accordo tra Cina e Giappone come poco rilevante, anche per via della concorrenza tra i due paesi, e quindi incapace di minare il ruolo ancora egemonico del dollaro

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Mark Chandler, head currency strategist di Brown Brothers Harriman, valuta il recente accordo tra Cina e Giappone come poco rilevante, anche per via della concorrenza tra i due paesi, e quindi incapace di minare il ruolo ancora egemonico del dollaro

di Mark Chandler –  L’avvenimento principale nel mondo della finanza durante le vacanze di Natale è stato l’accordo tra il Giappone e la Cina su una vasta gamma di questioni finanziarie. I due aspetti fondamentali sono, in primo luogo lo sforzo per svolgere una maggior parte del commercio bilaterale in yen o in yuan, e in secondo luogo l’impegno del Giappone a comprare titoli Cinesi il prossimo anno.

I funzionari Giapponesi avevano già segnalato interesse all’acquisto dei titoli Cinesi. Contrariamente a quanto sottintendono molti reports,  il senso non è certo quello di diversificare le riserve. Ricordiamo che le riserve del Giappone ammontano a oltre 1000 miliardi dollari, le seconde al mondo dopo la Cina.

Il senso della questione è che il mercato obbligazionario Cinese è semplicemente troppo piccolo per assorbire il volume di fondi che sarebbero necessari per  diversificare le notevoli riserve del Giappone. L’intero mercato obbligazionario Dim Sum, che ha colpito l’immaginazione di molti investitori e osservatori, ha una capitalizzazione di mercato di circa $ 30 miliardi.

Se l’interesse del Giappone per le obbligazioni Cinesi non è a fini della diversificazione, che cosa sta accadendo? Il Giappone ha interesse per il market intelligence. E’ possibile raggiungere questo obiettivo con investimenti di modesta entità, di un paio di centinaia di milioni di dollari, non di miliardi o decine di miliardi.

Il Giappone vuole anche l’accesso ai mercati dei capitali della Cina, perché la Cina abbia accesso ai mercati dei capitali del Giappone. I politici Giapponesi sembrano ambivalenti sull’acquisto da parte della Cina dei titoli Giapponesi, che alcuni vedono come pericoloso per  un’apprezzamento destabilizzante dello yen.

Si noti che un certo numero di paesi ha interesse ad ottenere  il permesso Cinese di acquistare le obbligazioni in yuan. Thailandia, Nigeria, Cile e Malesia sono stati frequentemente citati dalla stampa.

I rapporti commerciali sono una questione diversa. La Cina è il principale partner commerciale del Giappone. Lo scambio commerciale bilaterale si avvicina ai $ 350 miliardi all’anno ed è cresciuto di tre volte negli ultimi dieci anni.

Secondo i dati del Ministero delle Finanze Giapponese, il Giappone ha esportato 10.800 miliardi di yen di beni in Cina nel periodo gennaio-novembre, e ha importato circa 12.000 miliardi di yen. Il deficit, di circa 1.200 miliardi,  è 3 volte più grande dello stesso periodo gennaio-novembre del 2010. I dati riportano che il 60% del commercio è stato regolato in dollari USA.

E’ chiaramente nell’interesse delle imprese Giapponesi e Cinesi effettuare una parte maggiore degli scambi nella loro valuta. Eppure, pochi analisti sembrano cogliere il problema. Lo si consideri dal punto di vista degli esportatori Giapponesi. Essi probabilmente preferirebbero essere pagati in yen, che è una moneta relativamente forte.

Che cosa se ne farebbero degli yuan? Che cosa potrebbero farci? Il  Dim Sum market non solo è piccolo, ma non è nemmeno molto diversificato, in quanto i principali emittenti tendono ad essere l’esercito del governo Cinese o gli operatori della proprietà immobiliare.

Le obbligazioni Dim Sum sono anche a breve termine – tre anni o meno –  e sono costose in quanto lo yuan di Hong Kong (CNH) è cresciuto in modo significativamente più veloce rispetto al mercato Dim Sum. Inoltre, la capacità di convertire lo yuan Cinese  (CNY) in CNH è strettamente regolamentata.

Un importatore Giapponese può essere più disposto a pagare in yuan, ma dove può procurarseli? Il CNH può essere acquistato a Hong Kong. Nel corso degli ultimi mesi, il CNH è stato venduto a sconto sul renminbi, ma questa sembra essere più una anomalia.

La speculazione offshore sull’apprezzamento dello yuan si è raffreddata come i funzionari Cinesi sono passati dal combattere l’inflazione al sostenere l’economia. L’apprezzamento dello yuan è considerato più desiderabile quando l’inflazione è la preoccupazione politica primaria.

La preferenza degli importatori ed esportatori Cinesi può essere per lo yuan, ma anche qui sembra ragionevole sospettare che le imprese Cinesi siano più desiderose di diversificazione. Non è chiaro, dal punto di vista della banca centrale, se l’aumento degli scambi  in valute diverse dal dollaro, come lo yuan, semplifichi il complicato processo di sterilizzazione.

Alcuni osservatori l’hanno paragonato a un gigantesco esercizio di quantitative easing. Ricordiamo che la banca centrale  accumula riserve in valuta estera, e le acquista mediante l’emissione di banconote e titoli.

La stragrande maggioranza del commercio globale è fatturato in dollari statunitensi ed euro. Questo non significa che le altre valute non vengano utilizzate, solo che come volume l’uso è modesto. Ci sono diversi vantaggi, oltre all’inerzia, che spiegano l’uso del dollaro e dell’euro come valuta di scambio. Ancora, la maggior parte delle materie prime hanno un prezzo, sono commercializzate e fatturate in dollari USA.

Alcuni osservatori che vedono il declino degli Stati Uniti  colgono al volo la notizia dell’iniziativa del Giappone e della Cina, come una prova della fine dell’egemonia Statunitense. Ma sembra più che altro una forzatura. Il Giappone non si sta spostando nell’orbita della Cina. A differenza di quanto pensano molti osservatori, Giappone e Cina si considerano tra loro rivali.

Comprendere l’accordo finanziario nel contesto di questa concorrenza è più importante che considerarlo dal punto di vista de futuro del dollaro come valuta di riserva più importante del mondo. Né l’accordo avrà un impatto sulle prospettive  dello yuan o dello yen.

 

Articolo originale: Japan and China: Small Beer

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