La Germania di Frau Merkel minaccia ritorsioni contro le politiche di Trump

Settimana intensa per i rapporti USA-Germania. I due paesi sono divisi dalle politiche commerciali e il governo tedesco minaccia ritorsioni contro la proposta di riforma fiscale dell'amministrazione Trump.

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Settimana intensa per i rapporti USA-Germania. I due paesi sono divisi dalle politiche commerciali e il governo tedesco minaccia ritorsioni contro la proposta di riforma fiscale dell'amministrazione Trump.

Si apre con oggi una settimana intensa sul fronte delle relazioni diplomatiche tra USA e Germania. Domani, la cancelliera Angela Merkel si reca in visita a Washington per incontrare il presidente americano Donald Trump. Sarà il loro primo faccia a faccia da quando il magnate è arrivato alla Casa Bianca. Giovedì, sarà il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaueble, a ricevere a Berlino il collega Steven Mnuchin, mentre venerdì e sabato si tiene il G-20 finanziario proprio in Germania, nel Land sud-occidentale di Baden-Baden. Saranno tutte occasioni per verificare la possibilità di una convergenza di vedute minima tra i due governi, che alla vigilia di tali incontri si trovano su posizioni lontane sulle regole da seguire per le politiche commerciali. (Leggi anche: Trump e Merkel divisi su euro e NATO, vertice il 14)

Ieri, la cancelleria ha avvertito l’amministrazione Trump dei rischi di “ritorsione” a cui l’economia americana andrebbe incontro, nel caso Washington attuasse i propositi di riforma fiscale avanzati dallo speaker repubblicano Paul Ryan alla Camera. Il riferimento è alla cosiddetta “border adjustment tax”, che punterebbe a rendere indetraibili per le società USA i costi dei beni importati, mentre sarebbero detraibili quelli dei beni prodotti sul territorio americano. In questo modo, Trump spera di incentivare le imprese a produrre in loco e di tagliare il pesante passivo commerciale, che nel 2016 è salito ai massimi dal 2012 e che verso la sola Germania ammonta a 65 miliardi.

Germania minaccia ritorsioni contro imprese USA

Il governo tedesco ha ammonito, che nel caso la riforma passasse, Berlino sarebbe pronta ad erigere barriere doganali contro le merci USA e a sostenere le imprese nazionali importatrici, consentendo loro di detrarre i costi dei beni acquistati dagli USA, in modo da sterilizzare gli effetti sui prezzi della “tassa alla frontiera”.

Infine, potrebbe anche tagliare le imposte sugli utili, in modo da attirare capitali. (Leggi anche: Taglio tasse targato Trump e minaccia di dazi)

La minaccia di ritorsione tedesca è stata riportata ieri dalla versione online di Der Spiegel, che pur ribadendo quanto pericolose per gli interessi tedeschi siano le politiche commerciali ostentate dall’amministrazione Trump, allo stesso tempo non nasconde come la Germania avrebbe sinora ignorato i crescenti segnali di irritazione delle economie terze verso surplus commerciali crescenti (253 miliardi nel 2016), che non riguardano, spiega l’articolo, le sole esportazioni tedesche, bensì ormai dell’intera Eurozona. Nel giro di pochi anni, evidenzia, da una bilancia commerciale in equilibrio, l’area è passata a un forte avanzo, pari a 365 miliardi nel 2016, ovvero al 3,4% del suo pil, uno dei valori più alti al mondo.

Critiche anche in patria al modello tedesco

L’esportazione del modello tedesco nel resto d’Europa inizia ad essere oggetto di critiche nella stessa Germania, dove non a caso sono diventate popolari le posizioni del leader socialdemocratico Martin Schulz, sfidante di Frau Merkel alle elezioni federali di settembre, secondo cui all’economia tedesca servirebbero più investimenti in infrastrutture e maggiori spese per l’istruzione. Proposite, che farebbero felici anche gli altri governi dell’Eurozona, visto che una maggiore spesa pubblica in Germania dovrebbe aumentarne la domanda interna e ridurre i surplus commerciali, tramite maggiori importazioni di beni e servizi.

Il modello tedesco si sente minacciato dalle idee del presidente Trump, dopo che nell’ultimo quinquennio è stato propinato in tutta Europa come riferimento per stimolare la crescita economica, tanto da essere riuscito, in effetti, a esitare avanzi commerciali sostanziosi nel complesso dell’unione monetaria. Ma quando la seconda economia mondiale spera di crescere scaricando sul resto del pianeta i suoi eccessi produttivi, avvalendosi di una moneta con tutta evidenza debole, è inevitabile che il resto del pianeta se ne risenta. E quando ad alzare la voce è la super-potenza per eccellenza, lo scontro diventa davvero serio e dalle conseguenze imprevedibili.

(Leggi anche: Export Germania da record)

 

 

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