Germania, dimissioni della Merkel possibili dopo 40 giorni senza governo

Germania senza il nuovo governo da 40 giorni, ma la coalizione "Giamaica" non sembra sul nascere. E la cancelliera Merkel potrebbe persino gettare la spugna.

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Germania senza il nuovo governo da 40 giorni, ma la coalizione

Sono trascorse 5 settimane e mezzo dalle elezioni federali in Germania, i cui risultati hanno azzoppato la leadership della cancelliera Angela Merkel, assegnando al suo partito il consenso più basso dal 1949 con il 33%. Lontani dalla maggioranza assoluta dei seggi al Bundestag, i cristiano-democratici della CDU-CSU dovranno allearsi con i liberali della FDP e persino con i Verdi in quella che è stata ribattezzata la coalizione “Giamaica”, dal nome dei colori dei tre partiti, uguali a quelli della bandiera dello stato americano. Tuttavia, le trattative per la formazione del nuovo governo non stanno ad oggi portando ad alcunché di concreto. Troppe le differenze tra i vari partecipanti alle riunioni, di certo superiori ai punti in comune. (Leggi anche: E se la Merkel fosse costretta alle dimissioni?)

Lo stesso mondo conservatore appare diviso tra la CDU della cancelliera e gli alleati bavaresi della CSU, questi ultimi più per la linea dura contro l’immigrazione clandestina e sui temi inerenti l’Europa. Le distanze con gli storici alleati liberali sembrano essere aumentate negli ultimi 4 anni, trascorsi dalla Merkel in compagnia dei socialdemocratici della SPD nel secondo governo di Grosse Koalition dal 2005, ovvero da quando per la prima volta la donna guidò la Germania, succedendo a Gerhard Schroeder.

Il dissenso monta da una parte tra liberali e conservatori, dall’altra tra liberali e ambientalisti e dall’altra ancora tra conservatori e ambientalisti. Insomma, una gazzarra di tutti contro tutti, che sta diventando un rebus difficile da risolvere sul piano politico. Sui migranti, ad esempio, i bavaresi hanno ottenuto dalla Merkel un tetto di 200.000 ingressi all’anno, ma i Verdi sono contrari, mentre i liberali favorirebbero i ricongiungimenti familiari caso per caso.

Dall’ambiente alle pensioni, tutti contro tutti

Peggio va sulle politiche ambientali: a guidare le trattative per la CDU-CSU è il governatore del Nordreno-Vestfalia, Armin Laschet, che da un lato ambisce, come tutti i suoi colleghi conservatori, a centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, tra cui il -40% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, dall’altro deve difendere gli interessi industriali della sua regione, dove lavorano 20.000 dipendenti dell’acciaieria Thyssen-Krupp e operano diverse miniere di carbone ancora attive. I Verdi vorrebbero chiuderle, i liberali no. Nel mezzo, i conservatori, che non sanno sostanzialmente cosa fare. (Leggi anche: Scenario Jamaica, a Berlino regnerà tanta confusione)

Sulle pensioni, i conservatori vorrebbero persino eliminare la possibilità per i lavoratori di andare in quiescenza a 63 anni di età (senza penalizzazioni, se con almeno 45 anni di contributi versati), mentre i liberali vorrebbero liberalizzare l’età pensionabile, consentendo a ciascun lavoratore di scegliere quando andare in pensione, chiaramente prendendo di meno, se uscendo prima dal lavoro. Conservatori e liberali, poi, vogliono tagliare le tasse (i secondi più dei primi), mentre i Verdi temono che a beneficiarne sarebbero solo i redditi medio-alti.

Non parliamo di Europa. I Verdi la vorrebbero più solidale, i liberali meno e i conservatori un po’ e un po’. La Merkel non può chiudere alle proposte del presidente francese Emmanuel Macron per riformare l’Eurozona (ministro delle Finanze unico e bilancio comune nell’area), al contempo essendo consapevole che per i suoi stessi elettori sarebbe un’ipotesi inaccettabile quella di accentuare la condivisione del rischi sovrani e bancari. Il leader dell’FDP, Christian Lindner, ha tuonato contro tale possibile accordo sin dalla campagna elettorale. (Leggi anche: Patto Merkel-Macron cosa fatta?)

Merkel a rischio dimissioni?

Servirà forse almeno un altro mese, se non di più, per trovare la quadra e non è nemmeno detto che l’obiettivo sarà raggiunto. Il compromesso, se appare necessario per varare il prossimo governo, rischia di penalizzare o gli stessi conservatori, già ridottisi ai minimi termini e con il fiato sul collo alla loro destra degli euro-scettici dell’AfD, presenti adesso al Bundestag con 92 deputati, dall’altro avrebbe ripercussioni negative sui consensi relativamente alti di liberali e Verdi, ciascuno dei quali intenzionato a non cedere terreno a una cancelliera giunta all’ultimo mandato e indebolita dal voto di settembre.

Per questo, non possiamo con certezza affermare che la coalizione Giamaica nascerà. Tre le alternative possibili: terza Grosse Koalition con l’SPD, appoggio esterno di liberali e Verdi a un governo di minoranza ed elezioni anticipate. I socialdemocratici non possono permettersi di prolungare la loro agonia al governo con i conservatori, regalando nei fatti agli euro-scettici il quasi monopolio dell’opposizione. Il governo di minoranza, con questi numeri così deboli, sarebbe da irresponsabili per i conservatori, in balia dei voti delle opposizioni di volta in volta. Nemmeno le elezioni anticipate avrebbero granché senso, spostando verosimilmente di poco i seggi dall’uno all’altro schieramento.

E allora, cosa accade? Parrebbe che la Merkel sia condannata a trovare un’intesa con le altre due formazioni, anche al costo di cedere più del dovuto sulle varie tematiche chiave. Il rischio maggiore potrebbe incontrarlo all’interno della CDU-CSU, dove non è escluso che a un certo punto, qualche nuovo astro nascente del partito la detronizzi nel tentativo di allontanare lo scenario di un flop ancora più disastroso nell’immediata fase post-merkeliana. E se a Vienna è arrivato alla cancelleria il 31-enne Sebastian Kurz, a Berlino tenete sott’occhio il 37-enne Jens Spahn, al Bundestag dal 2002 e già il più giovane deputato tedesco, oggi alla guida delle trattative sulle pensioni. (Leggi anche: La Germania di Frau Merkel è stata accerchiata a sud e a est)

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