Germania rimpatria oro dagli USA. Paura per crac euro o dollaro?

Gli investitori si interrogano sulle ragioni alla base della mossa tedesca e scoprono che a fare paura a Berlino è la tenuta degli Usa, il paese che vive di debito. E l'oro della Banca d'Italia dove è depositato?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli investitori si interrogano sulle ragioni alla base della mossa tedesca e scoprono che a fare paura a Berlino è la tenuta degli Usa, il paese che vive di debito. E l'oro della Banca d'Italia dove è depositato?

La notizia non può passare inosservata e sta allarmando gli investitori di mezzo pianeta. La Banca Centrale Tedesca Bundesbank ha deciso di ritirare 300 tonnellate di riserve di oro dai forzieri della Federal Reserve, oltre a tutte le 374 tonnellate di oro depositate presso la Banque de France (La Bundesbank si riprende il suo oro: la Germania non si fida più). Nessun rimpatrio, invece, avverrà dalla Bank of England, dove i tedeschi conservano il 13% delle loro 3.396 tonnellate. Con quest’operazione, nel giro di sette anni, la banca centrale tedesca disporrà fisicamente della metà delle sue riserve auree, mentre i suoi depositi presso Fort Knox scenderanno dal 45% al 37% del totale.  

Germania rimpatria oro dagli Usa: l’epilogo di un caso durato decenni

La storia inizia nel Secondo Dopoguerra. I tedeschi posseggono riserve di oro in quantità inferiori solo a quelle degli USA, ma la Germania è divisa tra i due blocchi, tanto che in clima di Guerra Fredda si teme che l’URSS possa mettere le mani prima o poi sull’oro tedesco. Per questo, la Bundesbank conserva solo il 31% delle riserve totali, mentre il 45% viene espatriato in America, il 13% in Inghilterra e l’11% in Francia. Ora, venuto meno il pericolo di un’occupazione sovietica, la notizia del rimpatrio del metallo prezioso non dovrebbe allarmare più di tanto, invece, le cose sono più complesse. Anzitutto, perché oggi? Già nelle scorse settimane, la Corte dei Conti tedesca aveva intimato a Francoforte di rimpatriare almeno 50 tonnellate di oro, invitandola a stilare anche un inventario aggiornato delle riserve di oro. Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, aveva risposto picche, sostenendo che non ci fosse alcun bisogno di un’azione del genere. Perché si è smentito? E secondo: come mai la Federal Reserve ha bisogno di ben sette anni per riconsegnare ai tedeschi 300 tonnellate di oro, pari solo al 5% delle sue riserve complessive?  

Default Usa: la Germania non si fida del paese che produce solo debito default usa dollaro

Il timore è che la Germania stia temendo un crac degli USA, malati di debito e alle prese con problemi ormai palesi di finanza pubblica. E il clima di sfiducia verso la Fed potrebbe essere alla base di questa richiesta. O più concretamente, i tedeschi non sarebbero più tanto sicuri che l’America abbia conservato intatte le riserve di oro affidatele una settantina di anni or sono. D’altronde, l’ultima ispezione risale al 1979/80, mentre di recente un giornalista del quotidiano Handelsblatt era rimasto deluso dopo avere avuto la possibilità di osservare solo un centinaio dei 122.597 lingotti tedeschi che la banca centrale americana dovrebbe conservare in teoria. Che l’America abbia ceduto riserve, dando una mano di smalto dorato a lingotti che proprio oro non sono? Parliamoci chiaro. In questi casi, anche se fosse vero, basterebbe che tutti fingessero di fidarsi e di accettare la contabilità ufficiale e nessuno si farebbe male. I guai inizierebbero se qualcuno non si fidasse e reclamasse, smobilizzando parte delle riserve teoriche, magari sulla base di uno scenario macro-economico allarmante. Quello che si stanno tutti chiedendo in queste ore è: Berlino rimpatria l’oro perché si prepara al crac dell’euro o del dollaro? Beh, a scrutare i mercati nell’Eurozona, il peggio ce lo saremmo messi alle spalle, il clima è disteso, sereno. Gli spread sono tornati a livelli accettabili, per quanto ancora alti. Se proprio bisognava prepararsi alla fine dell’euro, il periodo ideale sarebbe stato l’estate scorsa, in piena tempesta. E se fosse l’America a rischiare il fallimento? Beh, la questione è seria e non riguarda tanto l’innalzamento del tetto del debito, fatto consueto nella politica americana. Alla fine, un accordo lo si trova sempre, dopo che repubblicani e democratici si saranno tirati gli stracci a vicenda. Resta, però, lo scenario di un’economia indebitata oltre modo, sia nel pubblico che nel privato e con una crescita in rallentamento da anni. Come se non bastasse, anche la Germania inizia ad accusare i primi colpi della crisi, mentre i suoi Bund stanno offrendo da settimane rendimenti crescenti per attenuare la fuga degli investitori verso Italia e Spagna. Che non si tratti di uno scenario a breve lo dimostra il fatto che le 300 tonnellate di oro saranno rimpatriate dagli USA nell’arco di sette anni. Se la Germania le richiedesse per tutelarsi da un temuto crac, i tempi dovrebbero essere immediati o comunque non lunghi. Ma che l’America di Barack Obama non ispiri più tanta fiducia è un dato incontrovertibile. Anche l’Olanda, ad esempio, potrebbe presto rimpatriare parte delle sue riserve negli USA, come ha richiesto il partito CDA (fonte: Zehohedge.com). Amsterdam detiene in patria solo il 10% delle sue 612 tonnellate di oro, essendo il resto soprattutto in America e in misura minore in Canada e Regno Unito.

Riserve auree Italia: da Bankitalia poche informazioni

debito pubblicoMa attenzione: anche l’Italia non ha tutto il suo oro presso i caveau della Banca d’Italia. Parliamo di 2.500 tonnellate, di cui non sappiamo la quantità effettiva detenuta a Roma. E’ molto probabile che un’alta percentuale si trovi presso la Federal Reserve. D’altronde, non dimentichiamo che nel Secondo Dopoguerra, il sistema di Bretton Woods si resse per un quarto di secolo sulla convertibilità del dollaro in oro e a sua volta la divisa americana aveva un valore fisso contro le valute europee degli stati aderenti al Fondo Monetario.  

Oro Germania: Berlino apripista della sfiducia verso gli Usa?

La mossa della Germania potrebbe portare a un effetto-domino, qualora le altre banche la seguissero, temendo che Berlino abbia informazioni ignote al resto del mondo. Non è così che è iniziata la crisi dei BTp, con la Deutsche Bank a vendere i nostri titoli e le altre banche a seguirla, nel timore che essa si preparasse a un crac dell’Italia? In questi casi, il bene fondamentale è la fiducia. Oggi più che mai, la Federal Reserve e la Casa Bianca dovrebbero smetterla di fare terrorismo mediatico e di regolare i conti con le controparti politiche nel modo sguaiato a cui assistiamo da tempo. Al contrario, dovranno infondere fiducia e rendere le finanze pubbliche americane sostenibili nel lungo periodo. D’altronde, se i tedeschi non rimpatriano i loro lingotti per prepararsi alla fine dell’euro (ora improbabile), l’unica altra ragione credibile è che non si fidino della capacità della Fed di mantenere inalterate le loro riserve, magari per difendere il dollaro da un probabile crollo sui mercati, dopo anni di misure di allentamento monetario.

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Argomenti: Economia USA, Economie Europa