Germania, Merkel spacca gli alleati: quasi metà SPD vota contro l’accordo di governo

La sinistra tedesca si spacca sul nuovo governo Merkel, che nascerà su un fragile equilibrio politico. I due principali schieramenti sono ai minimi termini.

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La sinistra tedesca si spacca sul nuovo governo Merkel, che nascerà su un fragile equilibrio politico. I due principali schieramenti sono ai minimi termini.

Con 362 voti a favore, 279 contrari e un astenuto, il Congresso del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) ha approvato la linea del segretario Martin Schulz per avviare formalmente le trattative per formare il nuovo governo con la cancelliera in carica Angela Merkel e il suo partito Cristiano-democratico (CDU-CSU). Tirano tutti un sospiro di sollievo e principalmente proprio Schulz e Merkel, le cui carriere politiche dipendevano sostanzialmente dall’esito del voto di ieri pomeriggio. Dalle parti dei conservatori, sostengono che il nuovo governo possa nascere tra marzo e aprile. Il governatore bavarese Horst Seehofer, accreditato di un posto nell’esecutivo che verrà, sostiene che possa arrivare già nella prima metà di marzo. Eppure, non si è trattato di una grande vittoria per i fautori della Grosse Koalition, perché a conti fatti l’accordo è stato bocciato da oltre il 43% dei delegati socialdemocratici e già era finito in minoranza tra i rappresentanti di Berlino, Assia e Renania-Palatinato. (Leggi anche: La crisi dei socialdemocratici inguaia la Merkel)

Il voto di ieri è stato così divisivo, che quando si è fatta la conta per alzata di mano, si è reso necessario il riconteggio per capire chi esattamente avesse la maggioranza. Il ministro del Lavoro uscente, Andrea Nahles, ha dovuto urlare dal palco, perdendo la sua proverbiale calma, per convincere i colleghi a votare l’accordo, rassicurando che stavolta il partito al governo farà meglio che in passato. I filo-Schulz hanno dovuto agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate per spronare gli indecisi a non cedere alla tentazione del “nein”, mentre il segretario ha fatto riferimento al pericolo delle destre in Europa (“in Italia sta tornando Berlusconi” ha affermato il da questi definito “Kapò”) per chiedere un voto di responsabilità. E, soprattutto, ha garantito che le trattative su temi come lavoro, sanità e immigrazione saranno altrettanto dure come le “Sondierungen”, i colloqui preliminari delle settimane passate.

Dal leader giovanile Kevin Kuehnert si è visto ribattere che esisterebbe una distanza abissale tra vertici e base.

Insomma, il principale partito della sinistra tedesca è più diviso che mai e se ieri ha approvato con una minima maggioranza di fatto l’avallo al quarto governo Merkel, lo ha fatto quasi semplicemente per il timore che si tornasse alle urne e l’SPD prendesse ancora meno voti del 20,5% di settembre, quando ha registrato il peggiore risultato da 85 anni a questa parte. In pratica, non andava così male dai tempi in cui Adolf Hitler arrivava alla cancelleria democraticamente.

Quarto governo Merkel nascerà politicamente debole

Quello che sta per nascere non è un governo forte, ma somma tra due debolezze: di una cancelliera in declino e di una socialdemocrazia ridotta ai minimi termini. Dovranno dimostrare la loro leadership, in particolare, sui temi dell’Europa, ossia della riforma delle istituzioni comunitarie e, soprattutto, dell’Eurozona. La scorsa settimana, la Merkel ha assicurato che entro giugno la Germania presenterà una linea condivisa con la Francia di Emmanuel Macron sul tema delle riforme, anche se ad oggi sembra più un’adesione passiva alle proposte dell’Eliseo su ministro unico delle Finanze e bilancio comune nell’unione monetaria, non avendo gli stessi conservatori una posizione univoca sul punto, divisi tra ala dialogante con Parigi, capeggiata dalla Merkel, e area ostile a una maggiore integrazione politica, rappresentata dal nuovo leader bavarese Mark Soeder.

Vedremo quali e quante dovranno essere le concessioni sull’economia, con l’Europa ad avere chiesto ufficiosamente a Berlino di aumentare gli investimenti pubblici e di sostenere la crescita dei salari per ridurre l’eccessivo surplus delle partite correnti, che ancora nel 2017 si aggirava intorno ai 280 miliardi di euro. Operazione molto difficile sul piano politico, perché i conservatori non ne vogliono sentire di aumentare la spesa pubblica, pur in presenza di un avanzo di bilancio nell’ordine dei 30 miliardi all’anno.

A loro sostegno è sceso in campo nei giorni scorsi il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha replicato alle accuse di Bruxelles, notando come interventi pubblici per tagliare il surplus corrente sarebbero inefficaci e non auspicabili, sostenendo che bisognerebbe semmai puntare a una maggiore qualità e non quantità della spesa pubblica. E a quanti sostengono che i salari tedeschi restino bassi, pur in presenza della piena occupazione, ha spiegato che una delle ragioni di tale crescita contenuta risiederebbe nell’immigrazione dal resto d’Europa verso la Germania. Insomma, Berlino avrebbe fatto già la sua parte. (Leggi anche: La Germania alzi i salari. Così la UE cerca di aiutare la morente sinistra tedesca)

Merkel equilibrista, ma serve decidere

Il punto adesso è verificare fino a dove si spingeranno i socialdemocratici nelle richieste agli alleati sull’Europa, in particolare. L’equilibrio su cui si reggerà il quarto esecutivo a guida Merkel sarà molto delicato. Nemmeno il centro-destra può fornire l’impressione di essere troppo cedevole sul terreno delle politiche fiscali, sull’immigrazione (i socialdemocratici chiedono ricongiungimenti familiari più facili) e del lavoro, perché a differenza della scorsa legislatura, al Bundestag saranno incalzati ora da liberali europeisti e destra euro-scettica, che nel complesso rappresentano un quarto dei deputati totali.

Del resto, la Merkel non è mai stata una leader decisionista, ma nota proprio per l’equilibrismo e per la capacità di rinviare alle calende greche ogni discussione definitiva su qualsivoglia tema. E uno di questi riguarderà la ristrutturazione del debito della Grecia nelle mani dei creditori pubblici. Dinnanzi a un Macron possibilmente più flessibile, quale sarà la posizione della cancelliera, che oggi al Forum economico di Davos cercherà di mostrarsi una vera alternativa a Donald Trump sul fronte dell’apertura dei mercati finanziari e delle frontiere commerciali (e non solo)? Lo scenario di un’Europa in balia della paralisi politica tedesca per altri quattro anni non è remoto, sempre che la Merkel duri altri quattro anni.

Sul punto esistono numerosi dubbi, anzi non sarebbe ancora nemmeno certa la nascita del nuovo esecutivo. I socialdemocratici dovranno votare per una terza e ultima volta per approvare o respingere l’esito delle trattative. E dopo la spaccatura di ieri, c’è la sensazione che ne vedremo delle belle. (Leggi anche: Germania, per Frau Merkel giorno più lungo: tedeschi frustrati dal suo indecisionismo)

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