Germania, il rigore fa crollare il Pil nel 2012: nulla di nuovo

Il ritrovato avanzo pubblico frena la crescita economica che sarà debole anche nel 2013

di Carlo Robino, pubblicato il
Il ritrovato avanzo pubblico frena la crescita economica che sarà debole anche nel 2013

Preoccupano i risultati conseguiti dalla Germania nel 2012 a dimostrazione che anche la prima economia dell’Europa deve fare i conti con la crisi. Alla diffusione dei dati elaborati dall’Ufficio nazionale di statistica tedesco Destatis, tutte le borse europee, fra cui Piazza Affari (Apertura Borsa Milano debole: conferme per Fiat, Generali delude) hanno rallentato. Il Pil della Germania è cresciuto nel 2012 dello 0,7% al di sotto delle previsioni del consensus che parlavano di un rialzo dello 0,8%. Il fatto significativo è però la pesante frenata rispetto ai due anni precedenti: nel 201o l’economia tedesca era cresciuta del 4,2% mentre nel 2011 del 3%. Certo ha molto pesato la recessione generale della zona euro ma nonostante questo il flusso commerciale tedesco non si è fermato: le esportazioni sono salite del 4,1% mentre le importazioni sono aumentate del 2,3%. I tedeschi in un anno così drammatico hanno pensato a tenere saldi i conti pubblici piuttosto che arginare la crisi economica che ha visto il crollo della spesa per investimenti (-4,4%) e della spesa in costruzioni (-1,1%). Infatti Berlino ha chiuso l’anno appena trascorso con un avanzo dello 0,1%, tornando in attivo dopo il deficit dello 0,8% registrato a fine 2011. Questo rigore però costerà caro nel prosieguo dell’anno:  secondo il quotidiano Handesblatt, il governo di Angela Merkel avrebbe dimezzato le stime sul pil per il 2013 con una crescita attesa che passa dall’1% allo 0,5%. Destatis ha poi fatto il punto sull’inflazione in Germania, vero e proprio spauracchio per il popolo tedesco: l’indice dei prezzi al consumo a dicembre, secondo la lettura definitiva, ha registrato un’accelerazione dello 0,9% mese su mese e del +2,1% anno su anno. Il dato è in linea alla lettura preliminare e al consenso.

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Argomenti: Economie Europa