Elezioni Germania: Frau Merkel può sorridere, mentre la sinistra sprofonda

Sondaggi in Germania sempre più positivi per la cancelliera Angela Merkel, che tenta tra pochi giorni di ottenere uno storico quarto mandato. A sinistra è crisi di identità, mentre avanzano liberali ed euro-scettici.

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Sondaggi in Germania sempre più positivi per la cancelliera Angela Merkel, che tenta tra pochi giorni di ottenere uno storico quarto mandato. A sinistra è crisi di identità, mentre avanzano liberali ed euro-scettici.

Quelle di domenica 24 settembre potrebbero essere le ultime elezioni federali in Germania a prevedere una legislatura dalla durata quadriennale. Tutti i partiti politici sarebbero, infatti, favorevoli ad allungare il mandato per i deputati al Bundestag da 4 a 5 anni, come avviene nella stragrande maggioranza delle democrazie, ad eccezione di quelle scandinave, della Spagna e degli USA, tanto per citare le principali. Poco importa alla cancelliera Angela Merkel, essendo con ogni probabilità questa l’ultima volta che si presenterà come candidata per la coalizione di centro-destra. E quando mancano 9 giorni al voto, un sondaggio amplia le distanze in suo favore con i rivali socialdemocratici con cui oggi governa. Stando a una rilevazione Infratest Dimap, la CDU-CSU sarebbe al 37%, seguita a lunga distanza dalla SPD di Martin Schulz, che scivolerebbe al 20%, il livello più basso mai segnato dal sondaggio per i socialdemocratici, i quali nel 2013 ottennero alle elezioni il 23%, dato minimo dal 1949.

Avanzano gli euro-scettici dell’AfD al 12%, così come i potenziali partner della cancelliera, i liberali della FDP di Christian Linder, saliti al 9,5%. In lieve contrazione, invece, i post-comunisti della Linke (9%) e i Verdi (7,5%). Se questi dati fossero confermati alle urne, si avrebbe un forte spostamento a destra dell’elettorato, considerando che i liberali sono storici alleati dei conservatori e che gli euro-scettici sono nemici di Frau Merkel su posizioni di destra. Tutte e tre le formazioni sarebbero tra il 58 e il 59% dei consensi, anche se i cristiano-democratici hanno escluso ogni trattativa con l’AfD per formare il nuovo governo dopo le elezioni. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così il futuro alleato di Frau Merkel)

Nessuno esclude un governo con Frau Merkel

La matematica crea qualche intoppo, però, ai piani della cancelliera, perché la somma tra i voti del centro-destra e quelli dei liberali non le assegnerebbe la maggioranza assoluta dei seggi al Bundestag, rendendo necessario coinvolgere un terzo partito o procrastinare la Grosse Koalition per la terza volta dal 2005.

E qui arriverebbero altre buone notizie per la prima donna alla guida della più grande economia europea: gli elettori dell’FDP sarebbero favorevolissimi a un’alleanza con i conservatori dopo il voto, ma (e qui sta la novità) anche i due terzi della base ambientalista opterebbero per andare al governo, piuttosto che restare altri 4 anni all’opposizione. E ancora: circa la metà degli elettori socialdemocratici vedrebbe positivamente una nuova maggioranza con gli avversari di centro-destra, così come quasi la metà degli stessi conservatori riterrebbe opportuno proseguire a governare con i socialdemocratici, nel caso l’alleanza con i liberali si rivelasse insufficiente in Parlamento. (Leggi anche: La Germania vuole evitare la Jamaica, rischia una crisi istituzionale)

Queste rilevazioni offrono alla cancelliera diversi spunti positivi. Il primo appare piuttosto palese: gli elettori dei principali schieramenti avversari, escluse le ali più radicali, non sarebbero ostili a governare con il centro-destra, segno che la figura della Merkel non verrebbe percepita come divisiva ed evidentemente le si riconoscono meriti sul fronte della gestione dell’economia, altrimenti non si capirebbe questo avallo quasi generale della base a consentirle di governare per i prossimi 4 anni. Secondariamente, nel caso di bisogno, dal 25 settembre incontrerebbe minori difficoltà del previsto nello stringere un accordo con questo o quel partito, data la scarsa pressione contraria che i vari leaders subirebbero dai propri elettori. Tutto ciò sembra incrementare il suo già enorme potere negoziale.

Altro motivo per sorridere a 32 denti: se desse seguito alla terza Grosse Koalition sotto la sua cancelleria, l’SPD vi entrerebbe debole come non mai. Con queste percentuali, Schulz sarebbe un non leader e i socialdemocratici non inciderebbero più di tanto sull’agenda politica.

I rischi politici per Frau Merkel

Detto ciò, esistono un paio di problemi da non sottovalutare.

Anzitutto, l’estrema debolezza degli attuali e potenziali prossimi alleati della sinistra potrebbe comportare qualche rischio per la stabilità del prossimo governo, nel caso di rinnovo delle larghe intese tra i due principali schieramenti. In cerca di un successore, i conservatori si sposterebbero a destra per frenare la fuga elettorale verso gli euro-scettici, mentre l’SPD potrebbe ritenere più conveniente modellarsi su un’identità più riconoscibile a sinistra, creando tensioni nell’esecutivo.

Ma la grande incognita sta tutta nella doppia cifra che i sondaggi assegnano alle percentuali degli euro-scettici. Una volta entrati al Bundestag per la prima volta, saranno in grado di influenzare il dibattito parlamentare e politico da destra, costringendo i conservatori e gli stessi liberali a inseguirli? E se venissero ignorati, non corre il rischio il centro-destra di ritrovarsi costretto alle successive elezioni federali a stringere alleanze sempre più obbligate con uno anche altri due partiti, avendo subito un’emorragia elettorale alla sua destra e dovendo, nel frattempo, trovare un nuovo leader carismatico, che riesca a mantenere gli attuali consensi, senza perdere quelli più identitari? (Leggi anche: Euro-scettici in Germania sposteranno a destra la cancelliera Merkel)

Se questi saranno i problemi che attendono la Merkel, diciamo subito che tutti i premier europei vorrebbero trovasi nella sua condizione. Se i sondaggi saranno stati azzeccati in Germania anche stavolta, tra poco più di una settimana si aprirà un vivace dibattito, ma a sinistra. L’SPD deve decidere se rassegnarsi al ruolo di concubino dei conservatori o se intende aspirare a tornare ad essere una forza alternativa di governo, capace di guidare il fronte della sinistra di tutta Europa. La seconda opzione sembra obbligata, ma quando un’economia corre in piena occupazione e il senso generale è di grande soddisfazione per le politiche del governo, diventa molto difficile immaginare di alzare i toni e proporre ricette radicalmente diverse.

Il detto calcistico “squadra che vince non si tocca” vale tra gli elettori.

 

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