Germania, per Frau Merkel il giorno più lungo: tedeschi frustrati da suo indecisionismo

La crisi politica in Germania culmina oggi con l'ultimo giorno delle trattative preliminari tra Frau Merkel e i socialdemocratici. La Germania resta senza governo e la leadership tedesca scricchiola, nonostante l'economia in piena salute.

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La crisi politica in Germania culmina oggi con l'ultimo giorno delle trattative preliminari tra Frau Merkel e i socialdemocratici. La Germania resta senza governo e la leadership tedesca scricchiola, nonostante l'economia in piena salute.

Sarà un giorno molto difficile per la cancelliera Angela Merkel oggi. Lo ha ammesso in mattinata la diretta interessata, che aggiunge con un pizzico di ottimismo di arrivare “con energia” all’ultimo giorno dei contatti esplorativi con la SPD di Martin Schulz per verificare se vi siano i termini per formare un nuovo governo insieme, il terzo di Grosse Koalition dal 2005 e il quarto dell’era Merkel. Siamo a oltre 100 giorni dalle elezioni federali in Germania e ancora non siamo in grado di capire se davvero la cancelliera resterà alla guida della prima economia europea o se si terranno elezioni anticipate nei prossimi mesi. Il suo rivale e leader socialdemocratico ha da poco dichiarato che con i conservatori della CDU-CSU sarebbe stata trovata l’intesa preliminare su vari punti, ma resterebbero “grossi ostacoli” sulla strada per un nuovo compromesso. (Leggi anche: La crisi dei socialdemocratici inguaia la Merkel, Germania ancora senza governo)

I socialdemocratici celebrano un congresso il 21 e in quella data decideranno se avviare o meno trattative con gli avversari per restare al governo. Quella di questi giorni sarà pure la solita pantomima, ma la politica tedesca si sta rivelando molto meno efficiente di quanto si blateri all’estero. Se tutto va bene, la Germania avrà il suo nuovo esecutivo tra un paio di mesi, ovvero a circa 160-170 giorni dal voto. I due schieramenti hanno molto da perdere restando legati altri 4 anni insieme nell’esecutivo, ma di più slegandosi e andando a nuove elezioni, dove probabilmente verrebbero puniti entrambi dai rispettivi elettori, in favore dei partiti più identitari a destra e sinistra.

Economia tedesca in gran salute

L’ottimo stato di salute dell’economia tedesca consente a Frau Merkel e Herr Schulz di fare con tutta calma.

Il pil è cresciuto del 2,2% nel 2017, secondo le stime preliminari di Destatis, un po’ meno del +2,3% atteso. Per quest’anno, l’andamento dovrebbe confermarsi quasi identico. La disoccupazione è scesa al minimo storico del 3,6%, mentre i sindacati dei metalmeccanici di IG Metall hanno indetto per lunedì e martedì scorsi uno sciopero per strappare alle imprese del comparto un aumento salariale del 6% per 4 milioni di lavoratori, percentuale da sogno nel resto dell’Eurozona. L’inflazione, intanto, è sì risalita, ma restando al di sotto del 2%, rafforzando il potere di acquisto delle famiglie. Per non parlare dei conti pubblici: il 2017 dovrebbe essersi chiuso con un avanzo di 10 miliardi.

Su di esso si concentrano le attenzioni delle parti, con i conservatori a non cedere alle pressioni degli alleati attuali e forse futuri e della Francia per aumentare la spesa pubblica, mentre i socialdemocratici vorrebbero investire di più in scuola, sanità e pensioni, oltre che nelle infrastrutture. Insomma, vorrebbero una Germania con più welfare. Dalle parti della Merkel ribattono che i risparmi di oggi serviranno a pagare i costi derivanti dall’invecchiamento della popolazione. Una previdenza, che non piace al ministro francese dell’economia, Bruno Le Maire, il quale ieri a Berlino ha fatto appello al governo tedesco per una politica fiscale espansiva, ricordandogli di avere la responsabilità di tutta l’economia dell’Eurozona. (Leggi anche: Perché l’era Merkel è finita e cosa c’è dietro alla crisi politica tedesca)

Leadership Merkel in caduta

I segnali che stanno arrivando dalla capitale della Germania, tuttavia, sembrano sempre meno quelli di un leader. Dopo avere contrastato l’amministrazione Trump sulla sua decisione di ritirarsi dall’Accordo di Parigi, adesso la cancelliera si vede costretta di annunciare che gli obiettivi per il 2020 non potranno essere mantenuti: l’abbattimento delle emissioni inquinanti del 40% rispetto ai livelli del 1990 non sarà possibile, anche se resta fissato il target di un -55% da raggiungere entro il 2030.

Ad oggi, la Germania ha tagliato le emissioni del 28%. Paradossalmente, proprio la decisione di Frau Merkel del 2011 di accantonare progressivamente l’energia nucleare dopo l’incidente in Giappone alla centrale di Fukushima si sta rivelando il principale ostacolo nel raggiungere gli obiettivi di Energiewende, la politica energetica teutonica. La produzione da allora, infatti, si è sempre più spostata sulle energie rinnovabili, ma essendo insufficiente nel breve termine a soppiantare quella nucleare, è diventato necessario ricorrere alle fonti fossili, che sono anche più inquinanti.

Quello sul nucleare è uno dei temi che crea frustrazione nel mondo conservatore tedesco, tra cui le posizioni della cancelliera appaiono sempre meno rappresentative delle istanze tradizionali dello schieramento. Per questo, salgono le quotazioni di possibili sostituti di “Mutti”, come viene chiamata in patria la Merkel. Uno dei volti nuovi del partito è Jens Spahn, 37 anni e gay dichiarato, il quale pur ostentando una cultura cosmopolita verrebbe percepito più in linea con le posizioni classiche dello schieramento di centro-destra.

Per il momento, la cancelliera si mostra politicamente non più capace di far ruotare attorno a sé tutto l’establishment politico. Ieri, il leader liberale Christian Lindner ha accusato il suo partito e i socialdemocratici di ambire a spartirsi il surplus fiscale con misure sciupone, anziché restituirlo ai contribuenti tedeschi. Nessun corposo taglio delle tasse in vista, né una politica di investimenti infrastrutturali. La Germania dell’ultima fase dell’era Merkel appare immobile, capace di crescere, ma senza slancio e con una visione ambigua su ogni capitolo che riguardi il futuro dell’Europa e dell’euro. Brava a trattare e a reagire alle crisi, adesso stanno salendo a galla tutti i suoi difetti, ovvero l’indecisionismo, il temporeggiamento cronici, nonché un pragmatismo esasperato, che non crea appeal in patria. E una volta scampato il pericolo di venire risucchiati dai “Piigs”, i tedeschi vorrebbero darle il benservito. (Leggi anche: Germania, Merkel e Schulz nel prossimo governo degli arroccati)

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