Germania, euro-scettici volano nei sondaggi e governo sempre più giù

I sondaggi in Germania penalizzano il governo della cancelliera Angela Merkel e registrano il boom di consensi degli euro-scettici. Le polemiche con Mario Draghi sono la spia delle difficoltà di Berlino.

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I sondaggi in Germania penalizzano il governo della cancelliera Angela Merkel e registrano il boom di consensi degli euro-scettici. Le polemiche con Mario Draghi sono la spia delle difficoltà di Berlino.

Sondaggi amarissimi per il governo tedesco, sotto pressione negli ultimi mesi per la cattiva gestione dell’emergenza profughi, oltre che per gli effetti negativi sull’economia in Germania della politica monetaria della BCE. Un sondaggio condotto da Ard, “Deutschlandtrend”, ha trovato che i conservatori del partito della cancelliera Angela Merkel, la CDU-CSU, sarebbe in calo su base settimanale dell’1% al 33%, il dato più basso degli ultimi 5 anni. Ancora peggio va agli alleati della SPD, che restano al minimo storico del 21%. Se i partiti di governo registrano un calo, quelli di opposizione avanzano nel loro complesso, specie a destra. E così, si ha che gli euro-scettici di Alternativa per la Germania (AfD) volerebbero al 14% (+1%), ma nei Laender orientali sarebbero al 20%. Bene anche i liberali della FDP, che con il 7% entrerebbero oggi al Bundestag, dal quale sono rimasti esclusi per la prima volta dal Secondo Dopoguerra alle elezioni federali del 2013, avendo ottenuto poco meno del 5%, la soglia minima di accesso. A sinistra, i Verdi perdono un punto percentuale, scendendo al 12%, mentre i nostalgici della DDR, la Linke, guadagnano l’1% e salgono all’8%.

Conservatori non avrebbero una maggioranza al Bundestag

Questi dati sono abbastanza impressionanti, perché danno l’area governativa solamente al 54%, mentre la concorrenza alla destra extraparlamentare salirebbe al 21%, quella a sinistra si attesterebbe al 20%. Con questi numeri, alle prossime elezioni, il centro-destra vincerebbe per la quarta volta di seguito, ma tenendosi lontano dalla maggioranza assoluta dei seggi. L’Unione della Cancelliera sarebbe così costretto a una terza Grosse Koalition in poco più di un decennio – cosa, che si tradurrebbe in una patologia politico-istituzionale – oppure dovrebbe accettare l’ipotesi (oggi, poco verosimile) di un’alleanza con gli storici partner liberali, ma anche con gli euro-scettici.

Insieme andrebbero al 54%, gli stessi consensi di cui oggi dispone la maggioranza al governo. I socialdemocratici non avrebbero speranza di vincere e di crearsi una maggioranza autonoma al Bundestag, nemmeno mettendo insieme anche Verdi e Linke, visto che nel complesso arriverebbero a un magro 41% dei consensi.      

Scontro tra Draghi e Merkel mette in difficoltà Berlino

L’attacco del governatore della BCE, Mario Draghi, alla politica tedesca (“non lavoriamo solo per la Germania”) non aiuta la cancelliera a recuperare consensi, perché da capo del governo non può certo alzare i toni contro il numero uno di Francoforte, dovendo lasciare campo libero sul tema all’AfD, che potrebbe raccogliere il guanto di sfida, divenendo nell’opinione pubblica il punto di riferimento delle tesi anti-Draghi. Ma l’indebolimento della cancelliera non è benefico per il resto dell’Eurozona e della UE, perché non sposta gli equilibri politici tedeschi verso soluzioni più accomodanti per i partner del Vecchio Continente, anzi cristallizza le differenze persino culturali e la visione strategica sull’euro e sulla costruzione europea. L’AfD è contrario ai salvataggi degli stati e delle banche a carico del contribuente, alla mutualizzazione dei rischi, chiede alla BCE una normalizzazione monetaria, che abbandoni la politica dei tassi zero e negativi, mentre dalla Commissione europea pretende il rispetto del Patto di stabilità, ovvero che i governi dell’Eurozona si vincolino credibilmente al pareggio di bilancio, tagliando il rapporto tra debito e pil. Altrimenti, propongono i leader della formazione nata solamente un paio di anni fa, la Germania dovrebbe uscire dall’unione monetaria, oppure dovrebbe spingere a farlo i paesi più indisciplinati.    

Servono soluzioni immediate

Diversamente da quanto accade negli altri stati europei, gli euro-scettici tedeschi sono rappresentativi di parte dell’establishment industriale, finanziario, accademico e culturale della Germania e tra i loro leader hanno niente di meno che un illustre economista, Bernd Lucke, in dura polemica con i conservatori di Frau Merkel, i quali mostrano nei suoi confronti una forte attrazione.

Occhio alle tensioni sempre più aspre tra Berlino e Francoforte, perché sullo scontro tra governo tedesco e BCE si gioca la prossima campagna elettorale per la sopravvivenza della CDU-CSU. La Merkel sta cercando di rassicurare il suo mondo politico, facendo trapelare la richiesta di un tedesco a capo dell’istituto per la successione a Draghi, ma parliamo di una prospettiva non a breve, scadendo il mandato di quest’ultimo alla fine di ottobre del 2019. Le elezioni federali si terranno tra meno di un anno e mezzo, servono soluzioni e risultati più immediati, che Berlino non ha né sul fronte profughi, né su una gestione più parsimoniosa delle finanze statali da parte dei partner dell’Eurozona.

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