Germania, era Merkel agli sgoccioli e l’eredità per l’Europa è un disastro

L'era Merkel in Germania è agli sgoccioli. Il governo tedesco potrebbe cadere da un giorno all'altro e i due schieramenti storici sono al collasso, mentre l'economia invia segnali ogni giorno più negativi.

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L'era Merkel in Germania è agli sgoccioli. Il governo tedesco potrebbe cadere da un giorno all'altro e i due schieramenti storici sono al collasso, mentre l'economia invia segnali ogni giorno più negativi.

La Germania vive una doppia crisi. I dati macroeconomici non lasciano grossi dubbi, con la produzione industriale in aprile diminuita dell’1,8% su base annua. E il segno meno è arrivato per la settima volta nell’ultimo. L’Ifo, l’indice che capta l’umore degli investitori tedeschi, a maggio è sceso ai minimi dal novembre 2014, mentre nello stesso mese l’indice PMI manifatturiero si è attestato a 44,3 punti, scendendo sotto quota 50 per il quinto mese consecutivo e segnalando, quindi, una marcata contrazione del comparto.

Resistono i servizi, che a maggio sono rimasti ben sopra i 50 punti (55,4), guarda caso perché poco dipendenti dalle esportazioni, le quali nel mese di aprile sono diminuite tendenzialmente del 3,7%, con un crollo dell’8,7% accusato all’infuori dell’Eurozona. Non siamo (ancora) alla recessione, se è vero che il pil nel primo trimestre è cresciuto dello 0,4%, seppure dopo il -0,2% e il dato invariato rispettivamente del terzo e del quarto trimestre del 2018.

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Come se non bastasse, le banche tedesche vivono una fase drammatica. Deutsche Bank in borsa è precipitata ai minimi storici, scendendo sotto i 6 euro per azione e in cerca di un piano per consolidare il patrimonio. Commerzbank avrebbe dovuto fondersi con la prima, ma le nozze sono fallite sugli alti costi dell’operazione, anche in termini sociali (almeno 30.000 esuberi). Quest’ultima, partecipata dallo stato al 15%, resta in attesa di un pretendente, ma l’olandese ING ha dato forfait, nonostante le trattative tra i governi dei due paesi, mentre l’italiana Unicredit ad oggi ha smentito il suo interesse. E Berlino è rimasta nell’imbarazzo di due sue grandi banche in piena crisi. E che dire del fatto che a maggio il numero dei disoccupati sia tornato a salire, nonostante il tasso di disoccupazione rimanga ai minimi dagli anni Ottanta?

La crisi politica

Dicevamo, doppia crisi, perché anche sul piano politico non va bene. Anzi, volendo va molto peggio. Alle elezioni europee, la CDU-CSU della cancelliera Merkel è rimasta primo partito, ma con appena il 29% dei voti, mentre i Verdi sono balzati al 20% e hanno superato i socialdemocratici dell’SPD, alleati dei conservatori al governo federale, crollati al 15%.

La loro leader Andrea Nahles si è dimessa a poco più di un anno dall’elezione alla segreteria. Al suo posto sono arrivati tre commissari e la stampa tedesca parla apertamente del rischio che la socialdemocrazia in Germania finisca e lasci il porto agli ambientalisti. Gli umori nella SPD sono perlopiù di ostilità alla Grosse Koalition con la cancelliera, che li ha praticamente azzerati. I dirigenti dibattono ormai se far cadere il governo dopo l’estate o in pieno inverno.

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Sommando i due schieramenti tradizionali al governo, si arriverebbe sotto il 40% dei consensi, stando agli ultimi sondaggi. Sì, perché i Verdi avrebbero superato i conservatori, avvicinandosi alla soglia del 30%. Se i socialdemocratici piangono, il centro-destra non ride affatto. Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK), segretaria dal dicembre scorso della CDU, eredita da Frau Merkel un partito in caduta libera, senza una vera identità conservatrice e che dall’ingresso alla cancelleria di Mutti nel 2005 ha vissuto di astuzia, indecisionismo e ambiguità un po’ su tutto, specie sui temi dell’Europa. L’unica volta che la cancelliera ha assunto una decisione fu nel 2015, quando aprì le frontiere ai profughi provenienti, in particolare, dalla Siria. Da lì è partito il collasso del centro-destra tedesco, a favore di liberali dell’FDP e, soprattutto, degli euro-scettici dell’AfD.

La Merkel è stata candidata dal presidente francese Emmanuel Macron a presidente della Commissione UE. Sarebbe un’ipotesi ridicola e al contempo corretta. Che una leader in piena crisi di popolarità occupi il più importante ruolo assegnato dalle istituzioni comunitarie appare quasi una bizzarria all’italiana, come quando l’allora centro-sinistra si liberò di Romando Prodi, spedendolo in Europa. D’altra parte, proprio la Merkel rappresenta pienamente questa Europa di chiacchiere, rinvii, regole minuziose su tutto, mancanza totale di visione sui grandi temi, assenza di prospettive chiare sull’euro e di empatia.

Insomma, ne è il volto più autentico. Se davvero diventasse il successore di Jean-Claude Juncker, sarebbe la pietra tombale posta su ogni speranza di cambiamento nel Vecchio Continente.

La brutta eredità di Frau Merkel

A quanti contrapporrebbero l’obiezione che la Germania sotto la cancelliera avrebbe raggiunto l’apice del successo economico e politico non si potrà che rispondere con una semplice annotazione: Frau Merkel ha semplicemente beneficiato di un trend favorevole all’economia tedesca per condizioni strutturali costruite negli anni di Helmut Kohl e grazie a qualche riforma (marginale) degli ammortizzatori sociali sotto il predecessore Gerhard Schroeder. Di riforme nei suoi anni non si hanno notizie, eppure servirebbero per liberalizzare i servizi, privatizzare molti assets ancora nelle mani dello stato e per rendere più efficiente il sistema bancario.

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Inoltre, la cancelliera con la sua vocazione all’indecisione e le sue ambiguità sull’euro e la UE ha posto le basi una crisi anch’essa “strutturale” dell’economia tedesca, minacciando la sopravvivenza dell’euro per via della costruzione monetaria incompleta (e delle conseguenti tensioni sociali, politiche ed economiche), nella cui area la Germania prospera, nonché provocando già l’addio del Regno Unito al mercato unico europeo. Che abbia governato per 14 anni non è prova automatica di capacità di governo, quanto semmai di abilità politiche indubbie e di fortuna sconfinata, avendo goduto sin dal suo insediamento di una rivale socialdemocratica insipida, grigia, inesistente come opposizione, tanto da averci governato insieme già per 10 anni. E i tedeschi sembrano adesso essere usciti dalla logica della storica alternanza, mandando al diavolo gli uni e gli altri.

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