Doppio gioco Germania: liberale contro Trump, protezionista in casa

Credete ancora che la Germania si batta contro l'amministrazione Trump in difesa del libero commercio? Allora vi sta sfuggendo cosa realmente approva il suo governo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Credete ancora che la Germania si batta contro l'amministrazione Trump in difesa del libero commercio? Allora vi sta sfuggendo cosa realmente approva il suo governo.

Viviamo in un mondo dei paradossi, delle doppie facce e dei doppi giochi. Soltanto una settimana fa, la Germania della cancelliera Angela Merkel ospitava il vertice del G-20 ad Amburgo, rivelatosi un vero fallimento sulle contrapposizioni tra UE e USA, in particolare, in tema di commercio mondiale. I tedeschi hanno recitato il ruolo di difensori del libero commercio e dell’ordine liberal-democratico occidentale, accusando il presidente americano Donald Trump di protezionismo. Alla fine, è stato approvato un documento a metà tra carne e pesce, che conferma il “no” contro il protezionismo, ma allo stesso tempo lascia spazio agli stati di fare uso di “legittimi strumenti di difesa nell’ambito delle politiche commerciali”. (Leggi anche: Commercio mondiale, e se Trump ci aiutasse a correggere gli squilibri globali?)

Ebbene, qualche giorno dopo da Berlino arriva una di quelle notizie, che fanno capire bene di quanto poco ideologico ci sia nello scontro tra amministrazione Trump e Bruxelles e quale ruolo giochino, invece, gli interessi economici delle due parti. Il governo tedesco ha varato un decreto legge, che senza l’approvazione del Bundestag gli consentirà tra pochi giorni di bloccare tentativi di scalate da parte di soggetti non residenti nella UE, nel caso in cui questi entrassero in possesso di infrastrutture cruciali per l’economia nazionale o di imprese che controllino dati cloud, che abbiano a che fare con ospedali, aeroporti, banche e telecomunicazioni.

La legge assegna allo stato fino a 4 mesi di tempo – il doppio di quello odierno – per studiare la scalata e consente alle autorità tedesche di valutare se sia il caso di consentire il trasferimento di “know-how” in favore di un soggetto non europeo. “Siamo aperti al commercio, ma non ingenui”, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel, ex leader socialdemocratico.

Tedeschi liberali con gli altri, protezionisti in casa

E dire che la Germania guida la crociata della UE contro Trump, in difesa del libero commercio, puntando a consolidare l’asse con la Cina, in modo da creare un contrappeso politico ed economico agli USA. Ma le contraddizioni dell’Europa sul tema del commercio mondiale non sono nuove e non è un caso che tali misure siano arrivate a distanza di poco tempo dall’acquisizione della società di robotica di Augsburg, Kuka, da parte dei cinesi di Midea. Lo scorso anno, la società statale chimica cinese ChemChina aveva rilevato il controllo della svizzera Syngenta per 43 miliardi di dollari, l’acquisto più alto di sempre per Pechino, ma scatenando polemiche nella UE da parte di Germania, Francia e Italia, che hanno avvertito la Commissione europea sul rischio di trasferimento di conoscenze al di fuori della UE.

Poiché è Bruxelles ad avere competenze sulle scalate intercontinentali, Berlino starebbe presentando una proposta al livello europeo, che dovrebbe contenere sostanzialmente quanto già fissato in casa propria. I tedeschi si mostrano liberali, dunque, quando in gioco vi sono gli interessi industriali altrui, mentre si scoprono gelosi custodi del capitalismo nazionale, quando ad essere oggetto di scalate sono le proprie aziende. (Leggi anche: Perché Macron e Trump sono più simili di quanto pensiamo)

Non solo Frau Merkel, anche Macron imita Trump

E persino il presidente Emmanuel Macron, che ieri ha sfilato davanti agli occhi di Donald Trump a Parigi per la commemorazione della Presa della Bastiglia nel 1789, pur essendo stato percepito quale campione del libero commercio e del progetto europeista, ha esordito in politica estera con la richiesta (già espressa in campagna elettorale) di impedire la partecipazione agli appalti pubblici alle società con produzione maggioritaria al di fuori della UE. (Leggi anche: Un politico protezionista? Monsieur Macron!)

Anche nel caso di Macron, l’obiettivo vero consiste nella difesa degli interessi nazionali dai capitali cinesi, i quali sono abbondanti e molto competitivi, grazie a costi di produzione in patria di gran lunga inferiori a quelli occidentali. Peccato, che le stesse identiche proposte di Trump siano accolte tra i media e i leaders mondiali come una svolta “protezionista” dell’America. Può essere che sia così, intendiamoci, ma fare dell’Europa un campione del libero mercato significa davvero stravolgere la verità.

No, tra USA e UE non è in corso uno scontro ideologico, bensì di interessi. Bruxelles, ovvero Berlino, sa che dietro alle politiche di chiusura commerciale di Trump si nasconde l’obiettivo malcelato di contenere le esportazioni europee, tedesche in primis. D’altra parte, l’Eurozona sul piano delle relazioni commerciali con il resto del mondo sembra più un’economia alla Cina o Corea del Sud, che non all’americana, registrando ingenti surplus. Non dimentichiamoci che ad affossare il TTIP non è stata né l’America di Barack Obama, né quella di Trump, ma proprio Berlino e Parigi, i “campioni” del libero mercato, purché nei giorni festivi, quando le proprie imprese sono chiuse. (Leggi anche: Accordo TTIP, Trump a sorpresa riapre)

 

 

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Argomenti: Economia Europa, Economie Europa, Germania, Presidenza Trump

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