Germania, debito pubblico verso il 60% del pil e senza tweets della cancelliera

La Germania centrerà con quasi venti anni di anticipo il rapporto tra debito e pil al 60%. L'economia tedesca rivista al rialzo dalla Bundesbank, mentre il governo di Berlino resta concentrato sugli obiettivi senza trionfalismi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Germania centrerà con quasi venti anni di anticipo il rapporto tra debito e pil al 60%. L'economia tedesca rivista al rialzo dalla Bundesbank, mentre il governo di Berlino resta concentrato sugli obiettivi senza trionfalismi.

La Bundesbank ha rivisto complessivamente al rialzo le previsioni di crescita per l’economia in Germania, rispetto a quelle divulgate nel giugno scorso. Le attese sono adesso per un aumento del pil dell’1,8% quest’anno e l’anno prossimo, mentre nel 2018 dovrebbe rallentare al +1,6%, -0,1% rispetto alle stime di sei mesi fa. E nel 2019 dovrebbe esservi una crescita leggermente più bassa, pari al +1,5%. Quanto all’inflazione, anch’essa è stata rivista al rialzo dello 0,1% allo 0,3% quest’anno, ma in decisa accelerazione all’1,4% per l’anno prossimo (da +1,5% atteso a giugno). Buone notizie per il debito pubblico tedesco, che lo scorso anno si è attestato al 71,2% del pil, ma che nel 2019 dovrebbe scendere al 60%, il target a cui l’Eurozona, in teoria, dovrebbe tendere da qui al prossimo ventennio, attraverso il famoso Fiscal Compact, che quasi certamente sarà disatteso per i prossimi anni, date le condizioni di partenza molto sfavorevoli per la stragrande maggioranza delle economie dell’area.

La Germania toccò un apice dell’81% per il debito pubblico nel 2010. In quell’anno, l’Italia lo aveva ancora al 115,3%, ma da allora è cresciuto di quasi venti punti nel nostro paese, mentre a Berlino è sceso di quasi una quindicina. (Leggi anche: Germania attacca Commissione Juncker sui conti pubblici)

Economia tedesca beneficia di solidi fondamentali

La divergenza tra Germania e gran parte dell’Eurozona si spiega con i migliori fondamentali dell’economia tedesca di questi anni, caratterizzati da un pil in crescita, per quanto non a percentuali esaltanti, e conti pubblici in ordine, già in attivo da un paio di anni e che dovrebbero chiudere il 2016 con un saldo del +1,2% del pil.

La vera differenza tra Berlino e Roma, però, è culturale. I nostri governi, compreso l’ultimo a guida Matteo Renzi, in carica ancora solo per l’ordinaria amministrazione, hanno inneggiato negli ultimi anni fantomatici successi, rallegrandosi di uno zero virgola di crescita del pil ed esibendo un’ipocrisia insopportabile contro le politiche di austerità fiscale, quando i nostri conti pubblici hanno beneficiato nell’ultimo quinquennio quasi del tutto solo ed esclusivamente dei bassi costi di rifinanziamento del debito in scadenza, grazie al “quantitative easing” della BCE. (Leggi anche: Industria tedesca esporta a pieno ritmo)

 

 

Politica anti-gufi contro la concretezza teutonica

I tweets contro sedicenti gufi e a sostegno di un cambiamento di verso dell’Italia sono rimasti ottimismo da social, senza che si siano tradotti in fatti concreti, come dimostrano le condizioni in cui versa la nostra economia quasi al termine di questa ennesima legislatura fallimentare. E dire che la cancelliera Angela Merkel, in carica dal 2005, che potrebbe rivendicare risultati straordinariamente positivi, oltre che una leadership economica e politica della Germania, incontrastata nel Vecchio Continente, sia nel mirino della destra euro-scettica per le presunta cattiva gestione dei dossier europei e, in particolare, per il capitolo profughi. Davvero un altro mondo! (Leggi anche: Flessibilità, Renzi complica la vita a Frau Merkel)

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa, Germania