L’austerità di Frau Merkel sfidata in casa dal suo vice, ma è solo propaganda

Le politiche di austerità nell'Eurozona sono messe in discussione adesso dagli alleati della cancelliera Merkel in Germania, quando mancano otto mesi alle elezioni federali. E' tutta scena, perché ai tedeschi interessano altri temi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le politiche di austerità nell'Eurozona sono messe in discussione adesso dagli alleati della cancelliera Merkel in Germania, quando mancano otto mesi alle elezioni federali. E' tutta scena, perché ai tedeschi interessano altri temi.

Non poteva essere più sorprendente, oltre che ipocrita, il contenuto dell’intervista realizzata dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel per Der Spiegel, nel corso della quale il numero due del governo di Berlino ha messo in discussione l’opportunità di proseguire nelle politiche di austerità fiscale propugnate dalla cancelliera Angela Merkel in Europa, sostenendo che sarebbe più rischioso avere Marine Le Pen alla presidenza francese, piuttosto che mezzo punto di deficit in più in paesi come Francia e Italia. Gabriel ha messo in guardia sul fatto che non sarebbe più “impensabile una rottura della UE” e che “mai Helmut Kohl (cancelliere conservatore dal 1982 al 1998) minacciò direttamente gli altri stati europei”.

L’ipocrisia è legata al fatto che ad oggi Gabriel ha avallato di fatto ogni scelta della cancelliera sulla politica europea, essendo il partito social-democratico (SPD) da lui guidato determinante per la maggioranza al Bundestag. Il cambio di toni è frutto solamente della volontà di Gabriel di candidarsi per la cancelleria, in vista delle elezioni federali del prossimo settembre. (Leggi anche: Germania, debito pubblico verso il 60% del pil)

Economia tedesca corre

Alla domanda, se la Germania dovrebbe trasferire aiuti agli altri paesi europei, ha risposto: “So che è un tema estremamente impopolare, ma se la UE dovesse fallire, i nostri figli e nipoti ci maledirebbero, perché la Germania è la maggiore beneficiaria della UE”.

E oggi, l’Ufficio Federale Statistico ha pubblicato i dati relativi alla produzione industriale tedesca a novembre, che confermerebbero l’ipotesi che la locomotiva d’Europa abbia preso slancio nell’ultimo trimestre del 2016, facendo intravedere un inizio positivo anche per il 2017. La crescita mensile è stata dello 0,4%, in rallentamento dal +0,5%, ma il dato di ottobre è stato rivisto in rialzo rispetto alle stime preliminari. Inoltre, le esportazioni sono cresciute del 3,9%, sempre rispetto al mese precedente, mentre le importazioni del 3,5%, esitando un avanzo commerciale di 21,1 miliardi a novembre, in aumento dai 20,6 miliardi di ottobre. L’avanzo delle partite correnti – saldo, che include anche i movimenti dei capitali – cresce a 24,6 miliardi, appena un soffio al di sotto del record di 24,9 miliardi, segnati nell’ottobre del 2015. (Leggi anche: Industria tedesca esporta a pieno ritmo, accelera la crescita in Germania)

 

 

 

 

Il centro-destra di Frau Merkel resta in netto vantaggio

Per quanto il +0,8% registrato dalle esportazioni nei primi 11 mesi dell’anno sullo stesso periodo del 2015 evidenzi quanto l’economia tedesca risenta delle incertezze globali (dalla Brexit alla presidenza Trump), il dato acquisito è che essa continui a macinare fatturato e resti in corsa più del resto dell’Eurozona, tanto da registrare già un’inflazione tendenziale intorno al target della BCE.

Quale sia la credibilità della SPD nel mettere in dubbio le politiche economiche degli alleati conservatori della CDU-CSU, con i quali hanno governato negli 8 degli ultimi 12 anni, lo segnalano i sondaggi, che danno il principale partito della sinistra in Germania al 22%, 15 punti sotto il centro-destra. (Leggi anche: Industria auto Germania in pressing sulla Merke: no a hard Brexit)

Avanza la destra euro-scettica

Gabriel ha annunciato che darebbe vita a un nuovo governo solo con Verdi e liberali della FDP, questi ultimi molto probabilmente fuori dal Bundestag anche al prossimo giro, attestandosi per i sondaggi sotto la soglia minima di accesso del 5%. Non esclusa una coalizione nemmeno con i nostalgici del comunismo nella DDR, la Linke, che, però, spiega, si sono relegati a fare solo l’opposizione.

In realtà, i numeri si mostrano neri per la SPD e, salvo sorprese, anche il prossimo governo a Berlino sarà frutto di una Grosse Koalition tra i due principali schieramenti. La campagna elettorale è iniziata e i social-democratici punteranno le loro scarse chances di vittoria sulle critiche alle politiche di austerità, avendo poco da perdere, ma finendo con l’obbligare i conservatori a difendere le loro posizioni in Europa, stretti tra una sinistra dai toni improvvisamente più improntati alla solidarietà verso il Sud Europa, e una destra euro-scettica, quella dell’AfD, che nei sondaggi è da tempo a due cifre su istanze più dure contro i governi “spendaccioni” e contraria ai salvataggi pubblici di banche e stati stranieri. (Leggi anche: Italia torni alla lira, intervista alla leader euro-scettica tedesca)

 

 

 

Tedeschi preoccupati per la sicurezza

In realtà, l’austerità non sposterà un solo voto in un paese, dove il tasso di disoccupazione è sceso al 6%, record minimo dal 1990, e dove l’economia ha già da un paio di anni recuperato le perdite subite con la crisi del 2008-’09. La popolarità di Frau Merkel vacilla, è vero, ma sul tema della sicurezza, accusata di avere spalancato le porte a profughi e immigrati, tra cui facinorosi, violenti e terroristi, come ha dimostrato tristemente l’attentato di Natale a Berlino.

Difficile, però, che i consensi si spostino verso sinistra, visto che la SPD ha rivendicato con Gabriel ieri la tutela dell’area Schengen, “garanzia contro le guerre”. Se la cancelliera perderà altri voti, a beneficiarne saranno solo gli euro-scettici di Frauke Petry, la quale in attesa del quinto figlio, si prepara a fare entrare al Bundestag il suo giovane movimento politico, nato solo nel 2013 e già dato come terzo schieramento tedesco. (Leggi anche: La Germania minaccia la fine dell’area Schengen)

 

 

 

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Argomenti: austerità fiscale, Elezioni in Germania, Germania, Politica