Germania al voto, ecco come Frau Merkel rafforzerà la leadership in Europa

La cancelliera Angela Merkel è lanciata verso il quarto mandato alle elezioni federali in Germania. Dal giorno dopo, potrà consolidare la presa in Europa. Vediamo in che modo.

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La cancelliera Angela Merkel è lanciata verso il quarto mandato alle elezioni federali in Germania. Dal giorno dopo, potrà consolidare la presa in Europa. Vediamo in che modo.

Mancano sette settimane alle elezioni federali in Germania, che si terranno il 24 settembre prossimo. Nessun clima di tensione o di incertezza, perché i sondaggi appaiono piuttosto chiari su chi vincerà. Nonostante la Caporetto su Brexit e Donald Trump, non ci sarebbero dubbi sul fatto che a trionfare al rinnovo del Bundestag sia la CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel. La coalizione di centro-destra è accreditata di un 40% dei consensi, mentre i diretti rivali socialdemocratici della SPD, capitanati dall’ex presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, sarebbero in zona 23%, ovvero in perfetta linea con il trend degli ultimi anni. Al resto dei partiti tedeschi resterebbero le briciole: Verdi, liberali dell’FDP ed euro-scettici dell’AfD andrebbero il 7-8% a testa.

Stando a questi risultati, Frau Merkel otterrebbe il suo quarto mandato di fila e potrebbe governare non più con il sostegno dell’SPD, bensì con gli alleati storici liberali. Se nemmeno questi bastassero per conquistare la maggioranza assoluta al Bundestag, s’ipotizza un ingresso nel governo persino dei Verdi, un fatto senza precedenti nella storia tedesca. Giocando sui colori dei partiti (nero, giallo e verde), si specula già su un possibile governo “Jamaica”. (Leggi anche: Angela Merkel sulla vetta d’Europa e a settembre si sbarazzerà di alleati scomodi)

Lo slogan rassicurante di Frau Merkel

La CDU ha svelato da poco i manifesti elettorali ufficiali, che ritraggono una cancelliera dal volto sorridente e spensierato, quasi a rassicurare sul mantenimento di quella invidiata pace sociale di cui oggi gode la Germania, grazie a un’economia in splendida forma e in piena occupazione. “Fuer ein Deutschland, in dem wir gut und gerne leben” (“Per una Germania, in cui viviamo bene e volentieri”) è lo slogan di questa campagna elettorale.

Niente di trascendentale, nessun “meno tasse per tutti” o “basta qua o basta là”.

D’altra parte, non si sente proprio il bisogno di fare campagna urlata tra i conservatori, lanciati verso l’ennesima vittoria a colpi di risultati sul fronte dell’economia e della leadership solida in Europa. A dovere smuovere le acque saranno i socialdemocratici, concentrati perlopiù a contenere la vittoria degli avversari e non tanto a ipotizzare improbabili rimonte.

La leadership di Frau Merkel nella UE è più forte che mai, se persino un suo critico da anni ne riconosce la statura da statista internazionale. Parliamo dell’ex premier Silvio Berlusconi, che in un’intervista di qualche giorno fa ha stroncato il “bonapartismo” di Emmanuel Macron, sostenendo che l’unico statista europeo sarebbe, appunto, la cancelliera. Un’ovvietà, che si fonda anche sull’assenza di altri leader all’altezza del compito, in un continente affollato di nani politici. (Leggi anche: Berlusconi guarda alla Merkel e prende le distanze dalla Le Pen)

Leadership più forte dopo elezioni

E il quarto mandato le servirebbe per completare quel disegno di consolidamento della leadership tedesca in Europa, il quale probabilmente passerà per tre appuntamenti decisivi: l’elezione del nuovo presidente dell’Eurogruppo, le elezioni europee e la presidenza della BCE.

Il presidente uscente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, dovrebbe fare le valigie presto, essendo stato il suo partito laburista asfaltato alle recenti elezioni del suo paese. Al suo posto, ambirebbe il neo-ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, quello che al momento gestisce il delicato dossier Stx-Fincantieri, al centro dello scontro tra Italia e Francia.

Le Maire è un conservatore e, pertanto, godrebbe dell’appoggio esplicito del governo tedesco. Tuttavia, i socialisti reclamano almeno la conservazione dell’unica poltrona rimasta loro, dopo avere perso la guida dell’Europarlamento (passata nelle mani dell’italiano Antonio Tajani, PPE) e con i conservatori a presiedere anche la Commissione europea. Nel caso di una vittoria del centro-destra in Germania, però, difficilmente le proteste da sinistra sarebbero efficaci, essendo i socialisti praticamente scomparsi dalla mappa politica europea.

Rinsaldato asse franco-tedesco?

Non che i tedeschi non abbiano avuto ad oggi dalla loro la guida dell’Eurogruppo (Dijsselbloem viene considerato da sempre vicino alle posizioni filo-austerity della Merkel, pur da sinistra), ma con l’eventuale nomina di Le Maire, essi sancirebbero quell’asse franco-tedesco ritrovato con la presidenza Macron. (Leggi anche: Asse Macron-Merkel conferma che l’Italia rischia un nuovo 2011)

La vera partita su cui Frau Merkel punterà per rendere la Germania ancora più influente nelle istituzioni comunitarie sarà giocata sulle elezioni europee tra due anni. Allo stato attuale, il suo partito sarebbe l’unico a mostrare solidità nei consensi, mentre non pare che da sinistra arriverebbero insidie credibili ai danni del PPE. Attenzione, da qui al 2019 tutto potrebbe cambiare, ma ragionando sull’oggi, la cancelliera potrebbe tra un paio di anni sostituire il pur sponsorizzato Jean-Claude Juncker con un uomo ancora più fidato.

La partita del dopo-Draghi

Difficile che sia direttamente un tedesco, dato che è molto probabile che negli stessi mesi in cui l’Europa rinnoverà il suo Parlamento, la Germania chieda e ottenga la guida della BCE, in previsione della fine del mandato di Mario Draghi nell’ottobre di quell’anno. Stando ai rumors degli ultimi tempi, in pole position vi sarebbe proprio il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, acerrimo avversario dell’italiano a Francoforte. (Leggi anche: Successore di Draghi sarà tedesco)

Affinché tale consolidamento di potere si ufficializzi, la Merkel dovrà dimostrare capacità di gestione delle trattative per la Brexit, evitando isterismi rovinosi per l’economia UE. Non meno facile sarà il suo compito nella difesa degli interessi nazionali ed europei dal “protezionismo” dell’amministrazione Trump, che non manca da già prima del suo insediamento di mettere nel mirino proprio gli ingenti surplus commerciali tedeschi, accusando Berlino di utilizzare la UE come uno schermo per i suoi obiettivi.

La cancelliera si è mostrata abile ad oggi nel difendere gli interessi tedeschi, ergendosi a paladina dell’ordine liberaldemocratico dell’Occidente.

La difficile riforma dell’euro

Del resto, è chiamata a camminare sul filo sottile delle riforme dell’Eurozona, mostrandosi sufficientemente aperta alle richieste di integrazione politica degli altri membri, ma senza mettere a rischio l’identità su cui l’unione monetaria si regge, ovvero respingendo le velleità di mutualizzazione dei debiti sovrani da una parte e l’allentamento delle politiche fiscali dall’altra.

Il dibattito sull’euro potrebbe essere facilitato nei prossimi anni dal migliorato clima economico nell’area, che ridurrebbe la pressione sui governi. Del resto, Frau Merkel si è mostrata maestra nel calciare il barattolo, tenendo assieme istanze del tutto contrapposte fino a un passo prima del baratro. Semmai, dovrà essere ben gestito il passaggio verso la normalizzazione monetaria della BCE, che rischia di creare disastri nei conti pubblici di economie iper-indebitate, come l’Italia. Ma qui, più che delle visioni merkeliane, avremmo bisogno del mago Zurlì. (Leggi anche: Debito pubblico italiano, perché dopo Draghi rischia di esplodere)

 

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