Germania, accordo di governo scontenta destra e sinistra: Merkel a rischio?

L'accordo per formare il quarto governo Merkel in Germania non convince nessuno, a destra e a sinistra. Forti i mal di pancia e nessun dettaglio su conti pubblici ed Europa. La cancelliera punta solo a galleggiare un po' per poi dimettersi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'accordo per formare il quarto governo Merkel in Germania non convince nessuno, a destra e a sinistra. Forti i mal di pancia e nessun dettaglio su conti pubblici ed Europa. La cancelliera punta solo a galleggiare un po' per poi dimettersi.

Fatto l’accordo, è tempo di bilanci. Ed entrambe le parti sembrano insoddisfatte. Ieri, i conservatori della cancelliera Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz hanno firmato l’intesa per formare il loro terzo governo insieme dal 2005 e l’aspetto più chiacchierato e, se vogliamo, anche simbolico ha consistito nella cessione della carica di ministro delle Finanze all’SPD, posizione che verrà con ogni probabilità ricoperta dall’attuale sindaco di Amburgo, Olaf Scholz, 59 anni, primo cittadino della seconda città tedesca più popolosa dal 2011, già ministro del Lavoro nel primo governo Merkel (2005-2009). E’ stato un trauma per il centro-destra, che vede venir meno il controllo diretto sui conti pubblici, dopo averli non solo risanati del tutto, ma persino lasciati in attivo sin dal 2014. Lo scorso anno, il bilancio dello stato ha segnato un avanzo fiscale di 35 miliardi, eredità di quel falco austero di Wolfgang Schaeuble, che ha retto il ministero dal 2009 all’ottobre scorso, quando è stato eletto presidente del Bundestag. (Leggi anche: Frau Merkel si compra la sinistra con posti da ministro)

La cessione di questa e di altre posizioni-chiave, come lavoro, esteri, ambienti e giustizia, ai socialdemocratici segnerebbe la fine di un’era, quella della Merkel come leader indiscussa della prima potenza europea e di fatto incontrastata nel resto dell’Eurozona e della UE. A Schulz serviva un atto simbolico rilevante da vendere alla propria base, chiamata ad esprimersi sull’accordo raggiunto. In 464.000 voteranno e i risultati si conosceranno domenica 4 marzo, quando noi italiani rinnoveremo il Parlamento.

L’esito della consultazione non è scontato, anzi aumentano i dubbi di ora in ora, tanto che l’ex presidente dell’Europarlamento ha ceduto la guida del partito ad Andrea Nahles, 47 anni, già ministro del Lavoro nel terzo governo Merkel e considerata una leader battagliera dell’ala sinistra dell’SPD. Basterà questa scelta a frenare il malcontento interno? Difficile, se è vero che proprio gli esponenti più di sinistra del partito hanno esternato il loro disappunto sia sulla scelta di Nahles, sia sull’accordo. Il leader del movimento giovanile Jusos, Kevin Kuehnert, non sta cessando la sua battaglia contro lo scenario di un quarto governo con i conservatori della cancelliera e a soli 29 anni sta raccogliendo parecchi consensi attorno alla sua iniziativa. Un sondaggio di oggi di GSM da l’SPD al 18%, solo 4 punti in più degli euro-scettici dell’AfD. La CDU-CSU sarebbe poco oltre il 32%. In sostanza, la “Grande Coalizione” metterebbe insieme appena la metà dell’elettorato. I due partiti sono reduci dal peggiore risultato alle urne mai ottenuto dalla Seconda Guerra Mondiale, con i conservatori al 33% e i socialdemocratici al 20%.

Nessun grosso cambiamento in vista

A destra, le critiche all’accordo e l’imbarazzo sono evidenti. Il quotidiano economico Handelsblatt, vicino al partito della cancelliera, osserva come il papabile prossimo ministro delle Finanze sia un uomo ben disposto a spendere, che in Germania non costituisce esattamente un complimento, mentre Bild titolava ieri “Cancelliera a ogni costo”, rimarcando così le enormi concessioni offerte agli avversari. E oggi nella sua prima pagina campeggia un’immagine della Merkel con la eloquente scritta “Aiuto, ho affondato la CDU”. Tra gli organi d’informazione tedeschi c’è grande scetticismo sulla possibilità che il prossimo governo duri. Il socialdemocratico Sueddeutsche Zeitung è certo che non andrà lontano, sempre che il 4 marzo non scoppi in faccia a Merkel e Schulz un sonoro “nein” dagli elettori del centro-sinistra. (Leggi anche: Germania, Merkel spacca gli alleati)

Ma Scholz come ministro delle Finanze farebbe una politica assai diversa da quella del predecessore? Difficile crederlo. La linea dello “schwarze Null”, ovvero del deficit zero di Schaeuble non dovrebbe essere abbandonata; semmai, i due schieramenti attingeranno all’attivo per soddisfare i rispettivi elettorati. I conservatori taglieranno un po’ di tasse al ceto medio, i socialdemocratici aumenteranno un po’ di spesa assistenziale e investiranno di più per le infrastrutture. C’è una clausola nell’accordo di ieri, inusuale per la politica tedesca: il nuovo governo subirà un tagliando tra due anni. Secondo diversi osservatori, sarebbe quella l’occasione in cui la Merkel lascerà la guida del governo in anticipo. Previsioni forse ottimistiche, perché le probabilità che sia costretta a dimettersi prima sono alte, visto il malcontento bipartisan. Il suo partito le staccherà la spina solo quando dovesse trovare un successore autorevole e popolare. Ad oggi, l’unico collante che tiene uniti i due schieramenti è la paura di nuove elezioni. Se si tornasse a votare oggi, rischierebbero una disfatta ancora più dolorosa di quella del settembre scorso e le formazioni più di traverso contro l’integrazione politica europea – euro-scettici e liberali – conquisterebbero ancora più seggi.

Le conseguenze sull’Europa

Già, l’Europa. Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha dichiarato che la Grosse Koalition in via di formazione andrebbe nella direzione desiderata dalla Francia. Il presidente Emmanuel Macron chiede maggiore condivisione dei rischi sovrani e bancari con l’istituzione di un ministro delle Finanze unico e di un bilancio comune nell’Eurozona. I socialdemocratici si dicono favorevoli, i conservatori molto meno, chiedendo prima che i rischi siano abbassati. A brindare per un socialdemocratico dopo Schaeuble alle Finanze è certamente la Grecia, i cui rendimenti decennali sono crollati al minimo storico del 3,77%, quando a inizio dicembre erano ancora al 5,4%. Come mai? Schaeuble rappresentava anche fisicamente l’opposizione di Bruxelles alla ristrutturazione del debito pubblico ellenico in mano ai creditori europea e personificava quella linea dell’austerità fiscale, che ad Atene è stata sempre profondamente impopolare, considerata origine di tutti i drammi economici e sociali del paese.

Ma davvero pensiamo che Berlino avalli politiche dello spandi e spandi e che sulla Grecia e i rapporti con l’Eurozona muti la propria impostazione a 180 gradi? Il rischio più forte appare, invece, una impasse politico-istituzionale nella UE, riflettendo la paralisi del nuovo corso tedesco, in cui la maggioranza è la semplice somma tra due debolezze politiche, senza un progetto condiviso e senza nemmeno una convinzione alla base sul suo stare insieme. Il problema è che non vi sarà alcuna rottura di tale status quo senza una risalita dei due schieramenti nei consensi. E a sua volta, proprio l’abbraccio continuo destra-sinistra rafforza le formazioni più radicali, come nel classico esempio del cane che si morde la coda. L’unica speranza del nuovo governo risiede nell’affievolimento della pressione migratoria, che è stata la vera causa della caduta del consenso per la cancelliera. (Leggi anche: Germania alzi salari, esporta troppo: così UE cerca di aiutare la morente sinistra tedesca)

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Argomenti: Germania, Politica, Politica Europa

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