Germania, Frau Merkel si “compra” la sinistra con posti da ministro

Accordo fatto tra centro-destra e socialdemocratici in Germania per formare il prossimo governo. La sinistra strappa l'importante ministero delle Finanze, ma basterà ai suoi elettori per avallare la terza Grosse Koalition dal 2005.

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Accordo fatto tra centro-destra e socialdemocratici in Germania per formare il prossimo governo. La sinistra strappa l'importante ministero delle Finanze, ma basterà ai suoi elettori per avallare la terza Grosse Koalition dal 2005.

E’ stato finalmente raggiunto l’accordo tra i conservatori della CDU-CSU e i socialdemocratici della SPD in Germania per formare il prossimo governo, quando sono già passati 4 mesi e mezzo dalle elezioni federali. Secondo i rumors, che stanno emergendo in queste ore, il partito di Martin Schulz si sarebbe aggiudicati diversi ministeri-chiave, al termine di lunghe settimane di dure trattative: giustizia, famiglia, ambiente, esteri, lavoro e finanze. Quest’ultimo è un ministero di peso, perché rappresenta il cuore della politica economica della prima economia europea. Retto per otto anni dal “falco” conservatore Wolfgang Schaeuble, spostato da ottobre alla presidenza del Bundestag, dà il volto alla posizione di Berlino verso i temi riguardanti l’Eurozona. Pare che il posto dovrà andare all’attuale sindaco di Amburgo, Olaf Scholz, già ministro del Lavoro tra il 2009 e il 2013, durante il primo governo di Grosse Koalition della cancelliera Angela Merkel. Agli esteri, invece, dovrebbe andare lo stesso Schulz. (Leggi anche: Germania, Merkel spacca gli alleati: quasi metà SPD vota contro l’accordo di governo)

Sempre per le indiscrezioni di questa mattina, tra i ministeri importanti i conservatori si prenderebbero gli interni e l’economia. Il primo andrebbe all’attuale governatore bavarese Horst Seehofer e sarebbe una concessione della cancelliera all’ala destra del partito, che punta a recuperare voti sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.

 

L’accordo tra i due schieramenti si sta rivelando politicamente più costoso delle attese per Frau Merkel, che non è riuscita a mantenere l’importantissima gestione delle finanze, dovendola cedere agli avversari, i quali a loro volta hanno il massimo bisogno di potere vendere al meglio l’intesa alla base.

Questa approvò con il 76% dei voti le larghe intese nel 2013, ma il clima è molto cambiato da allora. Il congresso della SPD ha approvato a gennaio con poco più del 50% dei voti l’avvio delle trattative con i conservatori e l’ala giovanile di Jusos ha percorso la Germania in lungo e in largo per fare campagna contro i piani di Schulz, a sua volta prima contrario all’intesa con la cancelliera e adesso favorevole.

Come reagiranno gli elettori socialdemocratici?

Il fatto che i socialdemocratici abbiano ottenuto importanti posizioni ministeriali potrebbe non essere sufficiente per i loro elettori. Gli iscritti chiamati a votare l’accordo sono 464.000 e l’esito del referendum non è per niente scontato. Se fosse negativo, la Merkel resterebbe con sole due opzioni in mano: formare un governo di minoranza o chiedere le elezioni anticipate. La prima ipotesi appare poco percorribile, non fosse altro perché la CDU-CSU detiene appena un terzo dei seggi al Bundestag, avendo incassato a settembre il peggiore risultato elettorale dal 1949. La seconda è la più temuta dal sistema politico tradizionale, visto che i due principali schieramenti versano nelle peggiori condizioni dal Secondo Dopoguerra in termini di consenso, incalzati a destra da euro-scettici e liberali e a sinistra dai post-comunisti.

Basterà agli elettori della SPD avere ottenuto un pugno di ministeri, senza che sia cambiata l’impostazione economica del governo? Le finanze affidate a un uomo del centro-sinistra possono anche solleticare l’immaginazione in patria e all’estero, ma l’accordo di governo sembra chiaro, per quanto debbano ancora essere resi noti i dettagli: niente politiche di deficit spending, maggiori investimenti e taglio delle tasse (per tutti i redditi?), tenendo dritta la bara dei conti pubblici e non abbandonando il vincolo del pareggio di bilancio.

Resta da vedere, poi, quali novità emergeranno sulle riforme per l’Eurozona e la UE. Schulz ambisce a un’integrazione politica più spinta con il resto dell’unione monetaria, dichiarandosi favorevole alle proposte del presidente francese Emmanuel Macron, mentre i conservatori puntano i piedi, chiedendo che prima vengano ridotti i rischi sovrani e bancari.

In ogni caso, non sembra che possano essere questi i temi a spostare consensi. Potrebbe dare una mano all’SPD la vittoria spuntata dai sindacati metalmeccanici di IG Metall sui rinnovi contrattuali per 900.000 dipendenti, le cui condizioni verranno probabilmente estese a tutti i 3,9 milioni di lavoratori del comparto: orario di lavoro flessibile (fino a 28 ore settimanali) e retribuzioni in crescita del 4,3%, oltre a bonus vari da qui ai prossimi 27 mesi. Sono i primi segni positivi tangibili della piena occupazione a cui è giunto il mercato del lavoro tedesco e Schulz potrà almeno cercare di convincere i suoi che parte dei meriti di questo stato di grazia per l’economia nazionale li abbia proprio il suo partito, dopo anni di polemiche a sinistra sui “mini-jobs” e sulla disconessione crescente tra lavoro e condizioni di vita dignitose. (Leggi anche: Il rinnovo dei contratti in Germania rischiano di pagarlo i lavoratori europei)

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