Germania a un passo dalla crisi di governo? Le elezioni in Assia mettono sull’attenti l’Europa

La Germania di Frau Merkel continua a sfaldarsi politicamente e le elezioni in Assia di dopodomani darebbero un altro brutto colpo alla cancelliera. Le conseguenza saranno europee.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Germania di Frau Merkel continua a sfaldarsi politicamente e le elezioni in Assia di dopodomani darebbero un altro brutto colpo alla cancelliera. Le conseguenza saranno europee.

Dopo il disastro annunciato della Baviera di due domeniche fa, la cancelliera Angela Merkel si prepara a un altro brutto colpo in Assia, il Land centro-occidentale chiamato a rinnovare il suo Parlamento regionale dopodomani. I sondaggi assegnano alla CDU del governatore Volker Pouffier il 26% dei consensi, in calo di 12 punti percentuali su base annua, incalzata dai Verdi, appaiati ai socialdemocratici dell’SPD al 21-22% e seguiti dagli euro-scettici dell’AfD al 13%. Se le elezioni andranno come da attese, il governo federale traballerà non poco e i guai arriverebbero forse da sinistra. Gli alleati dei conservatori di Frau Merkel appaiono in fibrillazione per l’ennesimo possibile tracollo, che rischia di relegarli in una condizione marginale della vita politica tedesca, scavalcati ormai dai sondaggi e alle amministrative dagli ambientalisti, una china assai pericolosa per il partito che fu di Willy Brandt e Helmut Schmidt.

Perché la Germania non alza la voce con l’Italia sulla manovra 

Se in Assia l’esito elettorale condurrebbe alla formazione di una coalizione “Giamaica”, ossia l’alleanza di governo tra conservatori, liberali dell’FDP e Verdi – questi ultimi già in maggioranza uscente con i primi – a Berlino la leadership della cancelliera rischia di indebolirsi a tale punto da rendere non più scontata la sua rielezione a segretario della CDU a dicembre. Il passaggio di consegne alla guida del partito avverrebbe in favore del governatore dello Schleswig-Holstein, il Land che confina con la Danimarca, tale Daniel Guenther, ma a quel punto la vita per il governo federale sarebbe corta, come insegnano i casi sperimentati dal PD nell’ultimo decennio in Italia.

A inguaiare la cancelliera vi è anche il caso diesel. Non parliamo dello scandalo delle emissioni truccate, quanto del caos generato dalle sentenze di alcuni tribunali tedeschi, che hanno giudicato legittimo per i comuni vietare la circolazione delle auto inquinanti. Il governo di Grosse Koalition era nato faticosamente a marzo anche sull’accordo difficile tra conservatori e socialdemocratici, che escludeva un simile impedimento. Due tedeschi su tre si dicono insoddisfatti della gestione del caso da parte della cancelliera e temono di non potere più guidare nei centri cittadini da qui a breve.

La crisi di Frau Merkel ci riguarda

L’indebolimento di Frau Merkel non può considerarsi un problema o caso solo tedesco. La leader di fatto dell’Unione Europea nell’ultimo decennio è già un’anatra zoppa sin dalla batosta elettorale del settembre 2017, quando il suo partito ha ottenuto solo il 33% dei consensi, il risultato peggiore dal 1949. Un ennesimo insuccesso elettorale, associato alla crisi dei consensi sul piano nazionale – la CDU-CSU viene accreditata di appena il 26% dei consensi contro il 16-18% degli alleati dell’SPD – ne determinerebbe la fine politica, anche se non è detto che sfoci in una crisi di governo nell’immediato, avendo i due schieramenti al potere a Berlino la necessità disperata di tenere duro almeno fino alle elezioni europee per non rischiare di essere spazzati via, a tutto beneficio degli euro-scettici.

La Germania di Frau Merkel cade vittima delle proprie bugie sull’euro

Che la prima economia europea e il paese detentore del potere politico in Europa attraversi una fase di sgretolamento dei blocchi politici tradizionali ci riguarda in prima persona come Italia. Quali saranno, infatti, le linee-guida di politica estera di partiti sempre più forti e con nulla esperienza in fatto di guida dei governi federali in Germania? Dei Verdi, dei liberali e, soprattutto, degli euro-scettici sappiamo poco e di certo se lo scenario di coalizioni nazionali sempre più ampie, eterogenee e meno solide si facesse concreto, dovremmo rivedere i nostri piani su come interagire con il principale partner dell’Eurozona. BCE e Commissione europea risentiranno per prime di questa crisi, se sarà conclamata domenica sera.

Dinnanzi allo sfaldamento politico della super-potenza tedesca, quando già la terza economia dell’Eurozona è guidata da un governo euro-scettico e i movimenti sovranisti avanzano in tutta Europa, Mario Draghi non potrà permettersi di sottovalutare i rischi di un’uscita dall’accomodamento monetario, così come Bruxelles non può pensare di ingaggiare senza alcuna copertura politica ormai chiara la lotta contro Roma, giocando con il fuoco delle tensioni finanziarie. Nessuno può chiudere gli occhi dinnanzi all’italianizzazione della politica tedesca, con nessun partito più davvero predominante e l’ascesa di movimenti anti-sistema e contrari alla UE. La Germania si è trasformata incredibilmente in fonte di instabilità e questo sarà incorporato nelle decisioni assunte a dicembre dalla BCE sugli stimoli. Da qui, i toni alti dei commissari contro l’Italia, segno non di forza, bensì di fifa nera di chi sa che in Europa è finito un lungo ciclo e che dai prossimi mesi i “barbari” a Roma sarebbero in buona compagnia.

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Argomenti: Elezioni in Germania, Germania, Politica, Politica Europa